
Lo scorso dicembre Angela Merkel è stata eletta per la terza volta Cancelliera della Repubblica federale tedesca sulla base di una “grande coalizione”. La Cancelliera, già nominata dal periodico “Time” “europea dell’anno” nel 2010, può essere considerata, come Margaret Thatcher e Tony Blair, una delle più importanti statiste europee. Neanche il Presidente Barack Obama è rimasto insensibile alla sua “tranquilla risolutezza” e ha parlato di lei come una persona con capacità di guida straordinarie. In Italia si alternano giudizi di stima e di preoccupazione.
Un simile successo e potere consolidato suscita attenzione ed interesse generalizzati al fine di capire il suo modo particolare di fare politica. In questo senso può essere utile il lavoro di raccolta dei discorsi della Cancelliera fatto da Robin Mishra con il suo libro “Parole di potere” che porta alla conoscenza di tutti una politica sobria e orientata ai fatti con il fine di influire nella vita di tutti i giorni della gente per migliorarne le condizioni.
Gli interventi della Cancelliera toccano parecchi argomenti affrontati con uno stile semplice e fruibile a tutti e diversi sono i discorsi selezionati che riguardano l’ambiente. In Angela Merkel risulta chiara la consapevolezza della necessità di affrontare la questione dei cambiamenti climatici. In questo campo ebbe un ruolo molto importante già prima di essere capo del governo, come Ministra dell’Ambiente nel 1995, durante le trattative internazionali sul “Mandato di Berlino” che voleva contribuire a ridurre i gas responsabili dell’effetto serra, in applicazione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
I temi dello sviluppo sostenibile e della necessità della protezione del clima vengono ulteriormente ripresi nel discorso tenuto dalla Cancelliera alle Nazioni Unite nel 2007. Qui Angela Merkel, sottolineando come sia gli scienziati sia i dati statistici evidenziano l’urgenza di agire in maniera congiunta per fermare i cambiamenti climatici, afferma la necessità di ridurre le emissioni globali del cinquanta per cento entro la metà del secolo con un accordo internazionale che stabilisca strumenti ed equi contributi economici. Questi nuovi vincoli devono aggiungersi a quelli già imposti dal Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni di gas serra nei paesi sviluppati. Merkel ha la convinzione che gli sforzi dei paesi industrializzati devono essere maggiori di quelli dei paesi in via di sviluppo dove occorre invece agire per rompere il legame tra crescita ed emissioni. Inoltre un importante ruolo deve essere svolto dall’Onu affinché il processo di convergenza nella protezione del clima venga negoziato in un contesto di fiducia tra gli stati.
Una grande tensione è anche presente nel discorso che la Cancelliera ha tenuto alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici svolta a Copenaghen nel dicembre 2009. Qui Angela Merkel sottolinea la necessità di concludere un accordo che impedisca di arrivare a un riscaldamento del globo terrestre maggiore di due gradi rispetto al periodo preindustrializzato. Come indicato dagli scienziati, anche il primo ministro della Germania sostiene che l’obiettivo da raggiungere è di ottenere già nel 2020 una riduzione dell’emissione di gas serra del 25% rispetto al 1990. Non solo, bisogna aiutare i paesi poveri che soffrono a causa dei cambiamenti climatici trasferendo sul loro territorio le tecnologie avanzate oltre che gli aiuti economici per rendere il loro sviluppo sostenibile. Vi è, inoltre, la consapevolezza che, poiché l’Unione Europea da sola non può bloccare i cambiamenti climatici, servirebbe coinvolgere a questo fini gli Stati Uniti, la Cina, l’India e gli altri paesi di recente industrializzazione.
Non può essere tralasciata anche la dimostrata propensione al cambiamento di Merkel che nel 2007 afferma: “Manteniamo ciò che ci rende forti, cambiamo ciò che ci frena”. Questa sua disponibilità al cambiamento la porta a un sorprendente cambio di passo nel campo dell’energia nucleare. In un primo momento la Cancelliera aveva deciso di prolungare l’esistenza delle centrali nucleari fino al 2036 diversamente da quanto stabilito dal governo Schroder che aveva stabilito l’uscita della Germania da questo tipo di energia nel 2020. Dopo l’incidente al reattore nucleare di Fukushima, ci ripensa e torna alla legislazione precedente stabilendo l’uscita dal nucleare entro il 2022.
Come Angela Merkel anche l’Europa “può fare di più” per attuare migliori politiche di protezione dai cambiamenti climatici e di investimento nel campo delle energie rinnovabili. Una risposta in questo senso può essere data in occasione delle prossime elezioni europee dai diversi soggetti politici individuando un programma di sviluppo sostenibile e di sicurezza ambientale da attuare nella prossima legislatura.