POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
marzo 2014
I PICCOLI PASSERIFORMI : LO STORNO
fotofotoGli storni appartengono alla famiglia degli Sturnidae che comprende ben 107 specie esistenti. Sono diffusi in Africa, in Eurasia, in Malaysia, in Papua Nuova Guinea, in Australia e nelle varie isole dell’Oceania; di recente sono stati introdotti anche in America del nord e nelle Hawaii. Sono di dimensioni medio-piccole, hanno un aspetto eterogeneo che varia in base all’habitat che frequentano. Così gli storni di foresta, come lo storno color d’acciaio (Lamprotornis chalybaeus), diffuso in Africa, hanno ali larghe e arrotondate, mentre lo storno comune (Sturnus vulgaris) , che vive in ambienti più secchi e aperti ha ali più lunghe e aguzze. Hanno zampe grandi e robuste; il becco è massiccio e generalmente dritto, ed è adattato alla loro alimentazione che consiste principalmente di insetti, frutti, semi e anche crostacei e lucertole. La colorazione è differente per ogni specie, lo storno comune che è la specie più diffusa, è di color nerastro, con riflessi bronzei, verdi e porpora.
Hanno una voce piuttosto forte e a volte sgradevole e sono considerati grandi divoratori di Ortotteri (cavallette). Per questo motivo sono stati introdotti in America del nord, nelle isole Mascarene e in Oceania; in certi casi però sono diventate un problema, trasformandosi in competitori di altre specie di uccelli autoctoni, cioè originari di quelle aree.
Alcune popolazioni di storni sono stanziali, ma molte sono grandi migratrici. Lo storno ametistino o dal ventre bianco (Cinnyricinclus leucogaster) e lo storno color d’acciaio intraprendono migrazioni locali in varie zone dell’Africa; stesso tipo di spostamenti compie lo storno delle pagode (Temenuchus pagodarum) in India. Lo storno cinerino (Sturnus cineraeus) lascia le aree di nidificazione della Russia orientale, del nord della Cina e del Giappone per svernare nel sud della Cina e nelle Filippine. Le popolazioni settentrionali dello storno comune cominciano a migrare all’arrivo dell’autunno: le popolazioni del nord Europa vanno svernare nelle regioni mediterranee e in Africa, mentre quelle della Siberia si trasferiscono sulle sponde settentrionali dell’Oceano Indiano. Vi sono alcune specie, invece, che compiono spostamenti più simili al nomadismo, come lo storno caruncolato (Creatophora cinerea) che è sempre pronto a trasferirsi ovunque vadano le sue prede preferite e cioè le locuste; per lo storno roseo (Pastor roseus) i siti di riproduzione in India sono legati all’abbondanza di insetti.
Lo storno comune è una specie gregaria e nidifica in colonie, ricerca il cibo in gruppo e al sopraggiungere della notte si ritira sui rami degli alberi formando delle vere e proprie comunità di milioni di individui; anticipa il riposo notturno con un caratteristico e a volte fastidioso schiamazzo.
In tempi recenti lo storno comune ha colonizzato numerose aree urbane, causando numerosi problemi a causa dell’eccessivo rumore e dell’enorme quantità di escrementi che producono, imbrattando qualsiasi cosa o persona si trovi a passare sotto i loro posatoi. A Roma, per cercare di ovviare a questa sgradevole situazione, sono stati utilizzati altoparlanti che emettevano il loro grido dall’allarme per indurli ad alzarsi in volo e ad allontanarsi; nonostante l’iniziale successo, lo stratagemma è poi risultato inefficace a causa dell’assuefazione degli uccelli che, una volta abituatisi al suono, non scappavano più.
Gli enormi stormi che questi uccelli possono creare e le affascinanti figure che disegnano in cielo quando si muovono all’unisono, erano già state notate da Plinio il Vecchio che così le descrive: “è tipico degli storni volare in frotta e muoversi circolarmente formando una sorta di palla e cercando tutti di raggiungere il centro della formazione”.
Questi spostamenti improvvisi nel cielo non sono però frutto di fantasia e giocosità da parte di questi uccelli bensì spesso servono a disorientare e a sfuggire da astori e sparvieri, uccelli rapaci loro acerrimi nemici
La colorazione dello storno comune, nera in primavera e successivamente screziata di bianco sulla parte finale delle piume, ha ispirato l’aggettivo “storno” usato per indicare il mantello del cavallo, nel quale tra i peli neri predominanti sono presenti, radi, quelli bianchi, che appaiono come piccole macchie; come nella famosa cavallina storna celebrata da Giovanni Pascoli.
Questi uccelli sono anche molto dannosi a causa delle incursioni nei vigneti e nei frutteti, comportamento particolarmente evidente durante il periodo autunnale; per questo motivo nell’antica Grecia erano considerati un flagello dai contadini e rappresentavano il simbolo del saccheggio.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Foto Redazione Officina dell'Ambiente
Gianluca Ferretti

 
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