Testimonianza sulla pesca illegale dal Golfo del Tigullio (Genova).

Un luminoso tardo pomeriggio di libeccio in Liguria. Il molo di Sestri Levante là in fondo.
Le barche da pesca oggi non sono uscite, forse domani.
Stiamo conversando, seduti al tavolino di un bar all’aperto, con un pescatore professionista, pieno di passione per il suo lavoro e per il suo mare.
Ma anche preoccupato per le prospettive di impoverimento di questo mare causate da una pesca indiscriminata, avida e per nulla lungimirante.
I pescatori e tutto il mondo legato al pesce, fino agli stessi consumatori, pare non si rendano conto che la rapina del mare si ritorce contro i loro interessi: si pesca avidamente oggi ma si rischia di lasciare il deserto domani.
Il giovane uomo inizia a raccontare:
Le leggi ci sono, sembrano davvero pensate per cercare di tenere in equilibrio il prelievo della pesca con la produzione naturale del mare. Hanno aspetti superficiali ed errori; comunque, regolare una cosa così complessa non è facile.
L’ultimo decreto del 2012 recepisce le norme europee sulla pesca ed introduce un sistema a punti per le infrazioni gravi (tipo patente di guida).
Ma c’è insofferenza a rispettare leggi e regole, avidità ma anche necessità di sopravvivere ad una concorrenza che non si pone molti scrupoli.
Si protesta che il mare è sempre più avaro, ma non si modificano i comportamenti che impoveriscono il mare.
Per quanto riguarda la pesca a strascico, che è la pesca più redditizia e più praticata lungo le coste del mar ligure, le infrazioni sono frequenti e ingegnose, caratteristica che spesso contrassegna l’illegalità nel nostro paese.
Da pochi anni è stata introdotta una nuova misura per le maglie del sacco per la pesca a strascico.
Le maglie devono essere da 40 mm di lato se quadrate o 50 mm se romboidali.
Ma è sufficiente, cucendo con “destrezza” il sacco finale, modificare l’angolo di lavoro delle maglie per ottenere una rete romboidale da 40 mm quasi completamente chiusa: praticamente un sacco serrato che raccoglie indiscriminatamente tutto ciò che incontra.
Ad una misurazione superficiale delle dimensioni delle maglie quando sono a bordo (e quindi non sotto la tensione della pesca) tutto sembrerà regolare.
Solo una analisi della reale “armatura” della rete, e quindi della geometria delle maglie durante la pesca, svelerebbe che non pochi pescherecci violano, con astuzia, la legge.
Altro metodo per “farla franca”:
utilizzando la scusa della frequente presenza di spazzatura in mare si finge che durante lo strascico sia casualmente entrato un grosso foglio di plastica ( tipo una cappa anti pioggia ) sul fondo della rete.
Questa ostruzione, che in realtà viene introdotta volontariamente, rende la rete una specie di cucchiaio che raccoglie di tutto dal mare, senza consentire alcune selezione della taglia del pesce. In caso di un controllo, prima di aver rigettato la minutaglia e fatta sparire ogni prova, questo telo di plastica rappresenterà una ragionevole giustificazione per tutti i pesci sotto taglia rimasti in fondo alla sacca finale della rete a strascico.
Non ha nessuna importanza che, non essendo commerciabile, il pesce sottomisura venga poi ributtato in mare: intanto si è preso qualche pesce di taglia legale in più.
Il pescatore tace. Beve dal suo bicchiere mentre il sole che cala incendia le nuvole sul promontorio di Portofino. Poi riprende.
Le regole prevedono che si peschi a strascico solo dove il fondale sia superiore ai 50 mt di profondità
Oppure, davanti a coste a picco, ad una distanza minima di 1,5 miglia marine ( per intenderci un po’ meno di 3 kilometri dalla costa )
Un espediente tipico, quasi un classico : fare lavorare le reti a strascico praticamente sottocosta, di notte e a luci spente, nel buio assoluto, ben più vicini di 3 miglia ed a profondità molto inferiori ai 50 metri
Per raccontare un ingegnoso sistema, usato tempo fa, è necessaria una premessa.
“Canarino” è il soprannome che si è conquistato il piccolo elicottero giallo della GDF finanza che, talvolta, la mattina verso le 9 (a quell’ora tra l’altro la pesca non è più nella fase culminante) esegue il normale controllo delle barche da pesca in mare. Per poter individuare le infrazioni, spesso legate alla pesca illecita in acque non sufficientemente profonde, è dotato di rilevatore della profondità del mare sottostante.
L’ elemento della condizione effettiva dello stato di pesca che da un elicottero sia immediatamente rilevabile è quello della presenza dei divergenti a bordo del motopesca.
(i divergenti sono una coppia di una specie di grandi sci d’acqua idrodinamicamente progettati per affondare quanto voluto e contemporeneamente aprire ai due lati la bocca di una rete da pesca, di solito della rete a strascico).
Se i divergenti sono in acqua, e qualora la profondita o la distanza della costa non siano regolari, scatta la foto, la multa e le conseguenze relative.
Veniamo adesso al fatto accaduto nel Tigullio:
durante una perlustrazione dell’elicottero, una barca mostrava i divergenti a bordo, quindi non era in pesca. Tutto regolare e nulla da segnalare.
Solo che i divergenti erano finti, praticamente delle effìgi di legno ben dipinte. Quelli veri, di ferro, stavano facendo il loro lavoro con la rete molti metri sott’acqua.
In queste condizioni neppure il “canarino” era in grado di rilevare alcuna infrazione:
il motopesca si trovava in effetti sopra un fondale inferiore ai 50 metri, andava pianino, ma avendo i divergenti a bordo non sembrava stesse pescando.
Forse sarebbe il caso di escogitare qualche ulteriore elemento di valutazione al fine di effettuare un controllo un pò più sofisticato…
La densità di barche da pesca che lavorano sullo stesso tratto di mare può forse spiegare lo stato di concorrenza agguerrita che genera illegalità e furberie.
Numeri che parlano da soli: la sola Santa Margherita Ligure ha poco meno di 40 pescherecci abilitati alla pesca a strascico.
La Corsica intera, con tutti i suoi porti da pesca, ha una flotta totale di pescherecci per lo strascico pari a quella della piccola Santa Margherita.
Alla forte densità di pescherecci locali si devono aggiungere i pescherecci industriali che provengono da altre regioni, anche del sud, e che pescano in queste acque, non necessariamente a strascico, ma sono dotati di sonar sofisticati e costosi che aiutano ad impoverire le nostra acque.
La voce del pescatore si fa più dura:
se nella pesca fossero almeno rispettate le regole di distanza dalla costa, e se fossero prese precauzioni durante le stagioni della riproduzione dei principali pesci, senza pescare tutti i riproduttori nelle loro migrazioni verso costa, senza disturbarne e distruggerne le uova, forse il mare saprebbe ricostruire la propria vita normale e ricostituire le proprie popolazioni.
Forse non ci vorrebbe troppo tempo per rivedere magnifici pesci abbondanti nelle reti.
Il sole lancia gli ultimi raggi laggiù sopra il Promontorio.
Adesso il giovane uomo parla del fermo pesca.
Per un calo di produttività delle acque spagnole, alcuni anni fa è stata sospesa per quasi due anni la pesca alle acciughe in tutta la costa mediterranea della Spagna.
Ai pescatori spagnoli è stato dato un sostegno economico dallo stato, al fine di sostenere gli operatori durante questo periodo di blocco della pesca, proporzionato al fatturato di ogni peschereccio negli ultimi anni.
Dopo i due anni pattuiti la pesca alla acciuga in Spagna è ricominciata con risultati esaltanti.
In Italia quando si accenna alla sola ipotesi di qualsivoglia fermo della pesca, relativo a qualunque tipo di pescato, succedono vere sollevazioni della categoria.
Da noi, la maggioranza della piccola pesca, ma spesso anche di quella media e grande, viene venduta in nero.
Chi ha venduto in nero non ha un profitto pregresso dimostrabile che sia utile per definire un possibile sussidio dello stato: senza fattura e quindi senza tasse, non è possibile stabilire quale possa essere la cifra per un sostegno economico adeguato e riferito con ragionevole certezza agli anni precenti.
Una volta di più l’evasione fiscale si rivolta contro chi la pratica.
Sempre e comunque l’evasione si rivolta contro il consumatore.
Ma sempre (e di nuovo) l’evasione dalle regole si rivolta contro l’ambiente e le risorse ittico-faunistiche-ambientali del nostro sempre più impoverito paese.
Ormai il sole è tramontato sul Tigullio.