POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
settembre 2013
LA TRAPPOLA DEL BREVE PERIODO
fotoCon un cambio di rotta della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, il mese scorso, mantenendo il tasso di interesse allo 0,5%, ha rassicurato i mercati evidenziando che i tassi d'interesse resteranno sui livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo di tempo prolungato. Immediati gli effetti positivi con il calo dei rendimenti e l’andamento positivo delle borsa. Il presidente della BCE ha dato atto che vi sono ancora spazi per un ulteriore ribasso dei tassi di rifinanziamento finché rimarrà basso il tasso di inflazione. Il fine di questa politica accomodante della BCE è quello di sostenere la crescita dell’attività economica prevista tra fine anno e il 2014.

Uguale lungimiranza dovrebbe caratterizzare l’azione dell’attuale governo in Italia per potere raccogliere gli effetti positivi delle politiche di risanamento impostate dal precedente governo.
E’ infatti necessario impostare e attuare delle politiche economiche di lungo periodo per riportare il paese sul sentiero della crescita economica attraverso un incremento, almeno decennale, del Prodotto Interno Lordo e cioè della produzione, del capitate e del lavoro. Occorrono in questo senso delle coraggiose riforme a cui sia garantita la giusta prospettiva temporale. Sicuramente una di queste consiste nel riprogettare l’intero sistema fiscale per trarne dei benefici economici: ad esempio riducendo il cuneo fiscale in modo tale da aumentare il potere di acquisto dei salari e quindi la propensione al consumo e al risparmio delle famiglie e diminuire contemporaneamente i costi del lavoro che le imprese devono sostenere con possibili effetti positivi sugli investimenti.

Tutto questo senza abbandonare il processo di stabilizzazione del debito pubblico, che, in assenza di crescita e di finanziamento attraverso la creazione di moneta, deve avvenire tramite un avanzo primario di bilancio uguale all’ammontare degli interessi sul debito.

Per riprendere il sentiero dello sviluppo è, inoltre, necessario ricreare un’economia basata non sulla leva finanziaria ma sugli investimenti destinati alla produzione manifatturiera, agricola, ai servizi, allo sviluppo del turismo, al rafforzamento delle infrastrutture informatiche. E’ altresì importante non dimenticare il sostegno alle piccole e medie imprese orientate al mercato reale e gli investimenti in conoscenza, trasporti, energia, politica urbana e sanità; ambiente e investimenti clima-compatibili.

Per evitare il declino della nostra economia occorre che le imprese italiane siano capaci di competere e vincere la sfida dei paesi emergenti e, in particolare, della Cina che ha un’economia basata sulle quantità, sull’imitazione di prodotti, senza curarsi delle condizioni dei lavoratori e dell’ambiente. Sono, in aggiunta, necessarie iniziative del governo sia per stimolare gli investimenti esteri, sia per farsi promotore insieme a Francia e Spagna della necessità di una politica espansiva da parte dell’Unione europea.

Questa strategia economica orientata ai mercati può avere successo se si attuano anche delle politiche attive del lavoro rivolte a formare personale altamente qualificato e produttivo, e se si migliora costantemente lo sviluppo del progresso tecnologico per incrementare l’efficacia del fattore lavoro e del fattore capitale, insieme a una lungimirante politica dell’immigrazione che favorisca l’accesso dei migliori al mercato del lavoro. Nel più breve periodo, e nei comparti oggetto di concorrenza sleale, occorrerebbe anche valutare, in sede di Unione europea, l’opportunità di imporre temporanei e mirati dazi doganali per scoraggiare il dumping sociale e le eventuali e indebite imitazioni di prodotti in particolare da parte dei concorrenti cinesi.

Riassumendo, per potere cogliere le opportunità di rientrare sul sentiero della crescita, i governanti italiani devono assumere una responsabile visione di lungo periodo, abbandonando le effimere politiche espansive attuate in prossimità delle tornate elettorali per favorire gli interessi dei propri elettori e, immediatamente dopo le elezioni, sostituite da politiche correttive restrittive.
Elia Bova

 
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