settembre 2012
C2 - Economia green: crescita e futuro sostenibile
Le proposte concrete del Governo e l’esempio della Regione Emilia Romagna secondo il rapporto Ervet 2012
Incentivi fiscali per l’assunzione di 60.000 giovani esperti nelle imprese che operano nei settori avanzati della green economy e della protezione del territorio. Questa la proposta che il Ministro per l’ambiente Corrado Clini ha presentato nei giorni scorsi al Consiglio dei Ministri.
Nel dettaglio: il credito di imposta andrebbe a coprire il 40% del costo lordo salariale di ogni nuovo addetto assunto a tempo indeterminato di età inferiore a 35 anni, (con una riserva del 30% per coloro che hanno meno di 28 anni) da impiegare nei seguenti settori :
Protezione del territorio, per la prevenzione del rischio idrogeologico e sismico;
r icerca, sviluppo e produzione di biocarburanti di seconda e terza generazione;
ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie innovative nel solare fotovoltaico, nel solare a concentrazione, nel solare termodinamico e nella geotermia.
I costi della misura porteranno a minori entrate pari a 360 milioni di euro negli anni dal 2013 al 2015. Le coperture saranno assicurate attraverso risorse disponibili e non impiegate, ma è opinione del Ministro che i costi dovrebbero compensarsi nel giro di tre anni.
In particolare, secondo le dichiarazioni in rassegna stampa:
il saldo per la finanza pubblica rimane negativo per i primi due anni, ma migliora sensibilmente attestandosi su di una media di circa 100 milioni/euro/anno;
dal terzo anno il saldo pubblico diventa positivo e a regime si avvicina +420 milioni/anno;
ragionando in termini cumulati, l’esborso complessivo è azzerato dopo appena tre anni dal lancio della misura.
Nel bilancio complessivo dell’iniziativa occorre poi considerare anche gli effetti indotti, economici e non economici, che potrebbero farne un esempio da estendere anche ad altri settori per fare crescere l’economia e la competitività in Italia.
In alcune regioni, come l’Emilia-Romagna, la “rivoluzione verde” è cominciata nel 2010, almeno stando al titolo del primo rapporto di ERVET sulla diffusione dell’economia verde in Emilia Romagna. Nel corso del tempo la Regione ha consolidato sempre di più modalità produttive attente all’ambiente, che attraversano trasversalmente tutti i settori dell’economia.Il percorso è quello indicata dalla stessa Commissione Europea lo scorso febbraio quando, nell’ambito degli obiettivi di Europa 2020, ha diffuso le linee strategiche europee per lo sviluppo della bioeconomia sostenibile in Europa.
La strategia prevede l’adozione di uno specifico Piano che si articola su tre assi principali: - sviluppo di ricerca, innovazione e competenze a supporto della Bio economia:< /br> - sviluppo e sostegno dei mercati e della competitività nei settori delle bioeconomie;< /br> - maggiore coordinamento delle politiche attraverso l’avvio di strumenti specifici (piattaforme, osservatori) e occasioni strutturate di confronto tra i diversi soggetti coinvolti.< /br> Secondo il rapporto 2012 “Green economy in Emilia-Romagna realizzato da ERVET, che fotografa sul territorio il fenomeno del “business verde”, leimprese green che operano sul territorio regionale hanno raggiunto quota 1.996.
Al primo posto le 720 le imprese, il 36,1% del totale, che operano nell’agroalimentare. Il settore, oltre ai trasformatori biologici, comprende anche le imprese che fabbricano, installano e riparano i macchinari e creano le tecnologie utilizzate nella filiera della produzione alimentare (ad es. macchinari e utensili per dosature e movimentazione imballaggi, per allevamenti, per produzione di imballaggi o di fertilizzanti e concimi). Al secondo posto con 308 imprese complessive, il 15,4% del totale, il settore del ciclo dei rifiuti che comprende aziende di raccolta, trasporto, smaltimento/recupero e gestione.
Seguono, con il 20,8%, le aziende attive in settori connessi ai rifiuti: dalla rigenerazione degli pneumatici fino alle tecnologie e macchinari a supporto del recupero. Questo settore, accorpato a quello per la bonifica siti e gestione verde e disinquinamento, raggiunge una quota 20,8%.
Poi le 187 imprese, il 9,4% del totale, legate al ciclo idrico integrato impegnate a vario titolo nel trattamento e gestione del bene acqua. Da quelle che operano nella gestione delle acque potabili e di scarico e quelle che forniscono, producono e installano tecnologie e/o prodotti direttamente utilizzabili dagli operatori. Infine, con il 10% l'edilizia; rinnovabili ed efficienza energetica (ad esclusione dei soggetti attivi nella certificazione energetica) con l’8%;mobilità (imprese prevalentemente attive a vario titolo nei sistemi di trasporto alternativi alla gomma) con il 7,7%; meccanica allargata ossia imprese che forniscono macchinari, attrezzature e componentistica a supporto di altri settori come quello energetico e del ciclo dei rifiuti e idrico) con il 4,8%.
Tra le città il primato a Bologna, dove operano 343 imprese che investono in prodotti e tecnologie verdi, poi Modena e Reggio Emilia, entrambe con 298 imprese. Tre realtà dove insite il 47% del totale delle imprese. Seguono le province di Forlì Cesena (240 imprese), Ravenna (223), Parma (204), Ferrara (164), Piacenza 119), Rimini (107).
L’agroalimentare rappresenta il primo settore in tutte le province ad eccezione di Reggio Emilia dove il primato va alla Bioedilizia.
ARPAT