POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
novembre 2011
Haiz Egoa
Attraverso l’ovest della Francia, finalmente sono riuscito a programmare una visita alla grotta di Altamira in Cantabria, piena di straordinarie pitture rupestri, tra 11.000 e 20.000 anni fa. Meglio dire Altamira nueva, rifatta in parte con copie perfette delle principali pitture, poiché le visite alla grotta originale avevano portato germi, muffe, sali, umidità e i capolavori rischiavano di scomparire: cervi, bisonti, gazzelle, cavalli, mani, segni misteriosi. Vista Lascaux, Altamira è d’obbligo.
Vado a dormire a Bayonne (Baiona in basco), da Poitiers era la distanza giusta, Santander è troppo lontana.
Siamo vicino a Biarritz, città famosa dai tempi della belle époque ed oggi anche per la squadra di rugby. Pochi chilometri, ma anche a Bayonne c’è un’ottima squadra nella massima serie francese.
Riesco a trovare aperto il chiostro della cattedrale, bello.
*(foto chiostro Baiona)
Cena all’aperto sulle rive del fiume Nive, che attraversa la città, ottima cena, poi passeggiata.
Da una specie di garage infilato fra i ristoranti esce un canto, vado a curiosare: quattro uomini non turisti, con raccoglitori blu sotto braccio, sembravano usciti da un convegno scientifico e che avevo visto passare mentre mangiavo, cantano in coro, con un’altra dozzina di uomini, diretti da una donna, accompagnati all’accordeon ed alla chitarra da altre due donne. Non capisco una parola del canto, quindi deve essere lingua basca. Più tardi sentirò anche canzoni francesi.
Nei raccoglitori, spartiti musicali. E’ la prova settimanale. La serranda è aperta perché fa caldo, è il 22 agosto.
Un cartello: Associazione HAIZ EGOA, vuol dire Vento del sud
** (foto Targa)
Mi intrufolo, molti altri si affollavano, alzo un cellulare moderno fatto più per giocare che per telefonare e comincio a registrare. Interrompo quando si fermano, riprendo, poi mi accorgo di aver anche cancellato tutto, forse no, un vero imbranato tecnologico. Allora faccio ripartire e non lo fermo più.
La ragazza maestra del coro, Sophie Larrandaburu, definita poi come “professore di musica”, riprende un cantante anche con una battuta, che non ho capito. Lei s’imbarazza e dice: non per te ma per quel signore là in fondo che sta registrando. Col mio miglior francese le dico: non preoccuparti, sono italiano e non capisco. Ridono ed uno si volta: italiano? Anch’io sono italiano, dalla lucchesia, mio padre. Marco Tommei, figlio di emigrato toscano, vive a Bayonne, lavora al campo di golf, canta in basco, parla un più che discreto italiano, voce di basso, fisico da tallonatore di mischia di rugby. Contento di trovare un italiano che si interessa a questa stranezza. Cerca di trattenermi: stai qui, poi facciamo una canzone siciliana, per te. Non avevo alcuna intenzione di muovermi, ero affascinato. Il testo è oscuro ma la musica è sempre chiara, trasmette i sentimenti dei cantanti. Alla fine la canzone siciliana, canto di natale su Maria, in latino.
Il maestro del coro, Sophie, ferma le prove per una mezza nota più alta dal dovuto, dà il la in ottave diverse ai tre gruppi del coro, con una specie di diapason a bocca per i bassi e poi a voce per baritoni e tenori. Si ferma a discutere le armonizzazioni con la chitarrista e la fisarmonicista. Per quel poco che capisco è molto brava. I cantanti, età fra 30 e oltre 60, seguono bene, il risultato è bellissimo.
Finite le prove del martedì, concerto a Bordeaux il sabato, si chiacchiera. Chiedo a Marco Tommei se sono molti i cori baschi.
Nel raggio di 10 chilometri da qui, mi dice, saranno 50.
Sono sbalordito, Bayonne ha 45.000 abitanti. Da un’inchiesta fra i coristi, risulta che le regioni francesi con più cori di musica tradizionale, sono la Bretagna, la zona basca, la Corsica. Facile è il collegamento con i nostri luoghi comuni su questi tre piccoli popoli, che si sentono maltrattati dalla Francia, esclusi. Sono anche regioni nelle quali l’appartenenza etnica è sentita come un elemento di unità e d’identità***.
Tutti fuori in strada, parlano fra loro, contenti, i fumatori aspirano profondamente la nicotina, i bevitori hanno una birra. Il turista si esalta, sembra proprio un bel posto per viverci!
Folco de Polzer


Novembre 2011
www.officinadellambiente.com
** Per avere alcuni elementi sui baschi, si vedano le considerazioni di Cavalli Sforza sul loro patrimonio genetico in “Storia e geografia dei geni umani”, le analisi linguistiche. La rete fornisce il resto. Cercate la vera storia del massacro di Roncisvalle, non sono stati i saraceni.
Folco de Polzer
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