POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
ottobre 2011
Transition
Durante il periodo estivo i giornali nazionali, forse per la stagionale carenza di notizie interessanti, cercano qua e là e talvolta trovano: alcuni hanno dedicato articoli al cosiddetto movimento di transizione e alle prime realizzazioni delle cosiddette “città di transizione”.
Secondo Rob Hopkins, uno degli ideologi di questa filosofia di vita, il movimento nasce dalla constatazione che anni ed anni di partiti e movimenti ecologici hanno scarsamente inciso sulle sensibilità ed i comportamenti collettivi.
L’idea di Hopkins è stata quella di far pensare, progettare, decidere, operare, partendo dai singoli che condividono la appartenenza ad un territorio, organizzandoli in reti che elaborano decisioni ed assumono comportamenti conseguenti, cercando di costruire “comunità in transizione” verso una società liberata dalla servitù del petrolio e dei suoi derivati.
Centrale a questo processo è il concetto di “resilienza” ovvero ” la capacità di un sistema di assorbire le conseguenze di un cambiamento e di riorganizzarsi in maniera tale da mantenere essenzialmente la stessa funzione, struttura ed identità” o detto in altri termini la capacità di “auto ripararsi” .
Al fine di tagliare quantità significative di co2 i componenti delle comunità di transizione elaborano e poi mettono in pratica, azioni riconducibili ad “un piano di decrescita energetica” ovvero alla creazione di modalità per realizzare la transizione dall’attuale dipendenza dal petrolio verso uno stile di vita resiliente ed a bassa emissione di co2, il tutto attraverso un nuovo modello di potere democraticamente distribuito e condiviso.
Tali azioni riguardano in genere comportamento “sociali” quali gruppi di acquisto, banche del tempo, condomìni solidali, orti comunitari, consumo di beni di provenienza locale o recupero di vecchi mestieri , soprattutto legati alla riparazione ed al riuso di oggetti.
Altre azioni si connettono direttamente alla installazione di pannelli solari ed in genere alla produzione di energia con forme alternative, a forme di produzione agricola sostenibile quali la permacultura, all’utilizzo prevalente di biciclette, alla diffusione di forme di car sharing, ecc.
Monteveglio comune autodefinitosi “post carbon” è una delle realtà italiane ove il movimento è più attivo: per comprenderne lo spirito vi propongo alcune parti dello statuto della associazione locale.
Già in premessa si dice “ Non esiste una forma associativa in grado di rappresentare il modello operativo
e sociale della Transizione. Si tratta infatti di un modo di operare sistemico e inclusivo, in cui cariche come
Presidente, Consiglio Direttivo ecc. non sono molto sensate. Nonostante questo, dovendo operare nel
contesto legislativo attuale, a un certo punto ogni iniziativa di Transizione sente la necessità di darsi una
forma riconoscibile. Questo è necessario anche per poter interagire con altri soggetti e istituzioni.”
L’associazione opera nel settore della tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e naturale,
caratterizzandosi per la particolare attenzione alle problematiche relative agli effetti dell’inquinamento
ambientale e alla riduzione delle risorse energetiche e naturali.
Dagli scopi istituzionali dell’Associazione emergono chiaramente missione e spirito di questa iniziativa:
- promuovere presso i soci, la collettività e le comunità vicine il processo di riprogettazione della comunità proposto dal Movimento di Transizione ispirato alle idee di Rob Hopkins, riconoscendone la natura di processo sociale in costante evoluzione e contribuendo alla evoluzione del processo stesso;
- promuovere attività che abbiano natura culturale, ricreativa ed aggregativa rivolte alla riduzione dell’inquinamento ambientale, degli sprechi e dei consumi di risorse ed energie non rinnovabili;
- promuovere il consolidamento di un’economia locale sostenibile e di una pacifica convivenza, al fine di diffondere un’idea di benessere che sappia valorizzare la qualità delle relazioni tra le persone e tra le persone e l’ambiente, rispettando così gli esseri viventi e gli ecosistemi;
- diffondere la conoscenza della progettazione in Permacultura, delle pratiche di coltivazione e di produzione alimentare sostenibili e di qualità, di saperi tradizionali e abitudini virtuose, il recupero e lo sviluppo di tecnologie e pratiche a minor consumo energetico;
- partecipare ad iniziative culturali e promozionali utili alla conoscenza e alla divulgazione di informazioni legate al movimento di Transizione;
- facilitare percorsi di progettazione partecipata all’interno della comunità, facilitando la ricerca di soluzioni dei problemi attraverso l’uso del pensiero collettivo e il lavoro in rete con ogni altro soggetto, pubblico o privato, interessato a sviluppare iniziative e progetti coerenti con l’attività dell’Associazione.
Gioba Marzin
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