luglio 2011
La giornata europea della sostenibilità
L’Europa si è data una strategia per il XXI secolo, “Europa 2020” nella quale sono indicati gli obiettivi europei da raggiungere nei prossimi dieci anni.
Il 6 maggio scorso il Polo Universitario di Novoli ha ospitato la Giornata Europea della Sostenibilità, svolta nell’ambito del Festival d’Europa di Firenze.
La Giornata, patrocinata dal Comitato delle Regioni dell’Unione Europea, promossa dall’Agenzia Ethics di Bruxelles e dall’italiana Koncept, nonché dall’Associazione ACC, ha rappresentato un importante momento di confronto sul futuro dell’Europa, e in particolare sulla “strategia Europa 2020”, nella quale l’Unione Europea indica quali sono le principali sfide del nuovo millennio:
Obiettivo 1: occupazione pari al 75%, per la popolazione tra i 20 ed i 64 anni (per l’Italia 67-69%)
Obiettivo 2: spesa per la ricerca pari al 3% del PIL (1,53% per l’Italia)
Obiettivo 3: 20-20-20 contro il cambiamento climatico
Obiettivo 4: per l’istruzione, l’abbandono scolastico dovrà essere inferiore al 10% (15-16% in Italia) e almeno il 40% dei giovani dovrà avere una formazione universitaria (per l’Italia il 27%)
Obiettivo 5: uscita dal rischio povertà per almeno 20 milioni di europei (di cui 2,2 milioni italiani).
La strategia progettata dall’UE deve trasformarsi in un piano nazionale di riforma (PNR) che si accompagna ai piani di stabilità e convergenza (Patto di stabilità e crescita). Le politiche di sviluppo nazionale, regionale e locale devono integrare ed essere coerenti con la Strategia 2020 dettata dell’Unione Europea.
Le strategie di sviluppo sostenibile europeo hanno la finalità di fissare il percorso che l’Europa dovrà seguire da qui al 2020, prefiggendosi l’obiettivo di una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva.
Gli ostacoli non mancano, e l’allargamento dell’UE a 27 paesi rende più difficile prendere decisioni: i paesi dell’Unione sono infatti molto differenti l’uno dall’altro e stanno rispondendo diversamente alla crisi economica. A ciò si aggiunge che gli “euroscettici” sono in aumento, e al contempo l’idea di una cittadinanza europea non è ancora decollata.
In questa situazione, dunque, parlare di un’Europa sostenibile non è facile, considerando anche che nella “strategia Europa 2020” la sostenibilità si dovrà articolare in sociale, ambientale ed economica.
La sostenibilità sociale è uno dei valori aggiunti dell’Europa. Lo stato sociale, il welfare, è uno dei suoi elementi caratterizzanti: nessun’altra regione geografica al mondo ha caratteristiche di sostenibilità sociale paragonabili.
Il pericolo, in questo momento, è quello di perdere questa piattaforma di diritti e valori che connota il “vecchio continente”. Per mantenere questo alto livello di welfare, l’UE dovrà abbandonare l’idea di misurare il benessere secondo criteri puramente economici e dovrà applicare parametri qualitativi, tesi a misurare la qualità della vita, il benessere dei cittadini, includendo valori come la solidarietà, le relazioni sociali e la salute.
Lo scoglio più grosso, come afferma Marco Ricceri, Segretario Generale dell’Eurispes, è costituito dal fatto che essendo l’economia globale, per applicare nuovi parametri è necessaria una diversa regolazione dei modelli di sviluppo. Questo può avvenire solo con il coinvolgimento dei paesi emergenti nel panorama economico, che attualmente non condividono il nostro modello socio-economico.
Ormai non si verifica più una auto-regolamentazione del mercato, come quando ad esso prendevano parte solo paesi con regole condivise. Oggi, infatti, al mercato partecipano paesi che hanno regole molto diverse tra loro, e che possono con ciò mettere in discussione il modello europeo di sviluppo e di società.
L’Europa deve farsi portavoce e divenire protagonista attiva affinché vengano stabilite, a livello mondiale, nuove regole finanziarie ed economiche condivise da paesi dell’Europa stessa e del Nord America, ma anche da paesi come Cina, Brasile e India. Solo questo può garantire che il mercato globale e la crescita di nuove potenze economiche non determini la perdita degli elevati standard di tutela e diritti esistenti nel “vecchio continente”.
L’UE dovrà essere autorevole in modo tale che non crescano le disuguaglianze: solo in questo modo potrà attuarsi una politica della sostenibilità sociale, ambientale ed economica.
Riuscire a costruire un’Europa forte e unita, come afferma Paolo Bartolozzi, parlamentare europeo, ci aiuterà ad avere più peso nello scenario mondiale, perché nessun paese può affrontare da solo la globalizzazione.
Il Trattato di Lisbona ha costituito il primo tentativo di realizzare una governance comune. Ciò ai nostri occhi, oggi, può apparire un fallimento, ma dobbiamo ricordare che la costruzione dell’Europa è un processo lungo, che può avvenire solo in maniera graduale.
Vittorio Prodi, Parlamentare europeo, concorda con la necessità di affrontare le sfide odierne in un’ottica globale. L’ambiente, da questo punto di vista, rappresenta un esempio emblematico: ciò che conta è cosa l'Europa sta facendo per l'effetto serra, le energie rinnovabili, l'efficienza energetica, il cambiamento climatico.
Se pensiamo al problema del riscaldamento globale, capiamo subito che non è possibile affrontare questa emergenza con singole politiche nazionali. Purtroppo neppure le politiche adottate dall’UE possono modificare la situazione esistente: solo attraverso l’applicazione dei Trattati internazionali possono essere realizzate politiche in grado di mutare il trend in corso.
Un’altra importante sfida è quella dell’energia. Sappiamo che la nostra economia - la nostra vita - non può più essere legata esclusivamente al petrolio, ma essendo ormai inseriti in un sistema altamente energivoro, dobbiamo deciderci a puntare e investire nelle energie rinnovabili. Le energie alternative ci consentirebbero di de-carbonizzarci con una certa velocità, eppure ancora non si è potuta avviare una fase operativa, perché le posizioni in campo vedono continui scontri tra i climascettici e i favorevoli alla sostenibilità ambientale.
Come evidenzia Monica Frassoni, co-Presidente del Partito verde europeo, la “strategia 2020” elaborata dall’UE è ancora troppo debole rispetto alla necessità di dare vita, quanto prima, a una vera ed efficace politica di sostenibilità ambientale. Lo sviluppo delle pratiche sostenibili deve trovare una applicabilità, altrimenti rimarrà lettera morta.
Per chi vuole approfondire www.sustainabilityday.eu
Stefania Calleri - ARPAT