edizione numero
283
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - MAGGIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
aprile 2011
Abbigliamento: produzione globalizzata quali scelte sono da cambiare
Esiste un sito: www.abirtipuliti.org che segue e informa su quali siano le problematiche sociali ed ecologici della produzione globalizzata di vestiti, scarpe, borse e accessori.
Ne ha dato notizia Radiotre Scienza, lo scorso lunedì 28 febbraio con un intervista a Debora Lucchetti, animatrice del sito.
Spigolature
Cento milioni di lavoratori(all’80% donne e bambini) sono impegnati nella produzione globalizzata, per lo più in paesi dove non esistono controlli, ovvero dove i tempi e i modi generano danni alla salute di chi lavora e dove non esistono diritti né tutele sull’orario di lavoro e sui salari.
Nota bene: questo avviene anche in Europa, Italia inclusa.
La silicosi è ricomparsa grazie alla sabbiatura dei jeans; in Turchia alcuni medici hanno scoperto che le morti dichiarate per Tubercolosi in realtà erano dovute al processo di produzione dei Jeans “slavati”.
I prezzi troppo alti (filiera del lusso) sono un indicatore certo di produzione globalizzata: la moda spazzatura costa poco perché non include i costi sociali e ambientali.
Il prezzo è un indicatore importante, anche se non garantisce che nel prodotto sia incorporato il valore sociale ed ecologico; nel circuito equo solidale e in quello del biologico è possibile trovare prodotti belli, di qualità e poco costosi.
Si può intervenire anche attraverso la gestione degli abiti usati, attraverso il loro recupero e riutilizzo.
Licia Riva