edizione numero
283
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - MAGGIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
luglio 2010
Si sbiadisce il verde dei certificati.
Vediamo innanzi tutto di ricordare cosa sono i certificati verdi: si tratta di certificati che corrispondono ad una certa quantità di emissioni di CO2, ovvero quando un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas naturale, carbone ecc.) il produttore ottiene dei certificati verdi che può rivendere a industrie che pure essendo obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili, non riescono a farlo o spostano nel tempo le modifiche nei sistemi di produzione che renderebbero possibili tale produzione di energia rinnovabile.
La legge obbliga ogni produttore o importatore di energia a usare fonti rinnovabili per il 2% che si incrementa ogni anno, dal 2004, di 0,35% punti percentuali.
In Italia i certificati verdi sono emessi dal Gestore dei Servizi Energetici GSE (Gestore Servizi Energetici).
I Certificati Verdi sono stati introdotti dal decreto di liberalizzazione del settore elettrico ( Decreto Bersani), tale decreto trae origine dalla direttiva 96/92/CE la quale stabilisce che i produttori possano richiedere i certificati verdi per 8 anni (per impianti entrati in servizio o revisionati dopo l'aprile del 1999) e per 15 anni per impianti successivi al 31/12/2007.
Or bene la Finanziaria 2008 introdusse l'obbligo di ritiro dell'eccesso di offerta di questi certificati, imponendo al Gestore Servizi Energetici (GSE) di ritirare i certificati rimasti invenduti (cioè in eccesso rispetto a quelli necessari per assolvere l'obbligo) in ciascun anno e fino al 2011 e ciò al fine di non deprimerne il valore, cosa che avrebbe potuto vanificare la ragione stessa dei certificati verdi e della missione a loro assegnata.
Il recente D.L. 78 contenente le cosiddette” misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria” prevede, all'art. 45, l'abolizione dell'obbligo di ritiro dell'eccesso di offerta di certificati verdi da parte del Gestore Servizi Energetici.
Lo stesso direttore del GSE Gerardo Montanino spiega che” l'eventuale approvazione del testo potrebbe avere l'effetto di aggravare l'eccesso di offerta rispetto alla domanda già esistente: il rischio è infatti che la presenza di tanti certificati verdi rimasti invenduti, faccia crollare il loro prezzo.”
Per i produttori di energia da fonti rinnovabili, quindi, i certificati verdi diventerebbero uno strumento economicamente molto meno interessante ed inoltre è da prevedere che tale misura provochi la riduzione di nuovi investimenti e difficoltà economiche agli impianti di produzione attivi, in particolare quelli di biomasse e biogas.
Molte le voci contrarie che si sono levate non solo da parte dei partiti di opposizione e dalle associazioni ambientaliste, ma soprattutto dai produttori, dalle loro associazioni ( Federambiente e Fise Assoambiente prime tra tutte).
In maniera efficace Loredana De Petris della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà ha sostenuto che “è forse il caso di parlare di questa manovra non solo come macelleria sociale, ma anche come macelleria ambientale” ed Edo Ronchi ha definito tale manovra “devastante per lo sviluppo delle fonti rinnovabili”.
Sergio Saladini