edizione numero
283
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - MAGGIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
giugno 2010
Buco nell'Ozono (scheda)
Dice wikipedia che
“Si definisce comunemente buco nell'ozono la riduzione temporanea dello strato di ozono (ozonosfera) che avviene ciclicamente durante la primavera nelle regioni polari (la diminuzione può arrivare fino al 70% nell'Antartide e al 30% nella zona dell'Artide).
Per estensione il termine viene utilizzato per indicare il generico assottigliamento dello strato di ozono della stratosfera che si è riscontrato a partire dai primi anni ottanta (stimata intorno al 5% dal 1979 al 1990).
Lo strato di ozono (O3) funge da filtro per le radiazioni ultraviolette (trattenendo da solo circa il 99% della radiazione UV solare), che possono essere dannose per la pelle (melanomi), causare una parziale inibizione della fotosintesi delle piante (con conseguente rischio di diminuzione dei raccolti) e distruggere frazioni importanti del fitoplancton che è alla base della catena alimentare marina.”
Alla base dell’allargamento o restringimento annuale del buco dell’ozono ci sono due fattori principali: la quantità di cloro che reagisce con l’ozono e la quantità di radiazione solare.
…
“Dal 1982 si è cominciato a studiare e misurare il fenomeno fino a scoprire nel 1985 che l’assottigliamento dello strato di ozono sopra le regioni polari aumentava di anno in anno.
Sul finire del 1985 in seguito alla scoperta del fenomeno nella regione antartica (fenomeno rinominato comunemente “buco dell’ozono”), i governi mondiali riconobbero il bisogno di adottare misure per ridurre la produzione e il consumo dei gas Clorofluorocarburi (CFC) ritenuti responsabili dell’aumentare dell’assottigliamento dell’ozono: infatti era opinione comune che ai naturali meccanismi di decomposizione dell’ozono si sommassero altri meccanismi causati dalle attività umane.
In particolare i responsabili dell’assottigliamento dello strato di ozono sono stati ritenuti i gas CFC emessi quotidianamente dalle attività umane nei paesi più industrializzati: tali gas (contenuti nei circuiti di raffreddamento, nelle bombolette spray,…) reagendo chimicamente con l’ozono stratosferico provocano l’assottigliamento dello strato di ozono e l’allargamento del “buco” sopra le regioni polari.
Nel 1987, sotto la pressione delle associazioni ambientaliste, della comunità scientifica, dell'opinione pubblica, venne firmato il protocollo di Montreal, che imponeva la progressiva riduzione della produzione di CFC. Nel 1988 il fenomeno del buco dell'ozono comincia ad apparire anche sopra il Polo nord.
Nel 1990 più di 90 paesi decisero di sospendere la produzione di gas CFC.
Nel 2000 la produzione di CFC è scesa dal suo massimo di un milione di tonnellate (raggiunto nel 1988) a meno di 100.000 tonnellate per anno, grazie anche all'introduzione dei meno dannosi idroclorofluorocarburi (HCFC); per alcune applicazioni (come i condizionatori per automobili), si è passati anche all'uso di idrofluorocarburi (HFC) che, non contenendo atomi di bromo o di cloro, non sono dannosi per lo strato di ozono.
Ora la produzione di CFC è nulla e le emissioni sono quindi quasi nulle (a parte i vecchi impianti frigoriferi ed antiincendio ancora in esercizio.
La teoria delle cause antropogeniche del buco dell’ozono trova grande sviluppo negli anni ’90 anche se non sono mancate critiche che evidenziavano come il fenomeno fosse particolarmente intenso nell'emisfero Sud (Australe), mentre la maggior parte dei paesi industrializzati, compresi Cina ed India, utilizzatori di CFC è collocata nell'emisfero Nord (Boreale), e il rimescolamento dell'aria fra i due emisferi viene ritenuto trascurabile.
Altra critica mossa più volte è che i CFC non sono l’unica fonte di cloro per l’atmosfera: è noto che nella stratosfera il cloro è sempre esistito in conseguenza della lenta migrazione del clorometano prodotto dalla superficie della terra e negli oceani quando gli ioni cloro reagiscono con gli organismi in decomposizione.