edizione numero
283
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - MAGGIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
maggio 2010
Cosa sta succedendo all’Acquario Civico di Milano?
Siamo due biologhe che hanno lavorato per quindici anni all’Acquario Civico di Milano e vogliamo esprimere l’amarezza e la tristezza che ci hanno pervase dopo aver visitato qualche giorno fa l’Acquario.
Parecchi pesci sono visibilmente malati; la vasca a ponte, la più grande e spettacolare, è addirittura al buio e contiene pochi pesci malandati. Nel torrente si vedono due trote quando ne ha sempre ospitate numerose; i salmerini, animali che tipicamente sprizzano vitalità, sembrano in affanno e hanno il ventre deformato. Nella vasca marina le meduse, che dovrebbero essere presenti nei diversi stadi per avere un senso didattico, sembrano fantasmini vuoti. In più molti cartelli illustrativi non rispecchiano le vasche o sono sbagliati … Il terrario è vuoto.
Quattro anni fa è stato inaugurato il Nuovo Acquario che prometteva meraviglie: oltre che laboratori didattici (gli unici effettivamente realizzati, sulla base di quelli già esistenti prima) anche laboratori scientifici, un book shop, un bar affacciato sul parco ... e oggi cosa sta succedendo nell’Acquario Civico di Milano?
Vent’anni or sono, quando eravamo studentesse di biologia, arrivare all’Acquario Civico era stata una scoperta, era stato come aprire una finestra a Milano e vedere il mare. Il posto era affascinante; c’erano tante persone che giravano indaffarate, chi in camice bianco chi con grandi stivali di gomma e retini. C’era gran fermento di studenti e ricercatori. Si andava e veniva dai fontanili lombardi e dai nostri mari portando specie da classificare, fotografare ecc. È difficile spiegare le sensazioni di allora ma siamo sicure che tanti che hanno avuto la fortuna di passarci in quell’epoca ci capiscono.
Dopo la laurea entrammo entusiaste nello staff dell’Acquario.
Poi l’Acquario – e il clima che si respirava – lentamente ha cominciato a cambiare e si instaurarono delle dinamiche tali per cui chi amava il proprio lavoro ed era appassionato, era isolato e scoraggiato. Fino a che sei anni fa è iniziata la ristrutturazione con un investimento economico cospicuo per il Comune. Fu una grande fatica, ma intrapresa ancora una volta da noi con passione. Purtroppo si dimostrò l’ennesima illusione. Oggi noi lavoriamo in ambiti diversi ma rimane il rammarico per un progetto di vita e lavoro che non ha visto la luce nella nostra città.
Oggi - a fronte di tanto scempio - il nostro senso civico e morale ci spinge a fare un ultimo disperato appello affinché l’Acquario di Milano, che per intero si chiama Civica Stazione Idrobiologica, riacquisti la dignità di un tempo. A tutti diciamo che Il fatto che l’entrata sia gratis non vuol dire che mantenere vivo l’Acquario non costi nulla. Quindi: andate a visitarlo e protestate.
Alessandra Ardemagni, Cristina Gilardi