POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
giugno 2009
L’ambiente nei programmi delle elezioni europee 2009
Le seguenti proposte riguardanti l’ambiente sono state scaricare dal sito di alcuni partiti appartenenti all’area di centro sinistra e di sinistra


Le proposte del Partito democratico
dal sito
https://www.partitodemocratico.it/allegatidef/europa_che_conviene78786.pdf

Per un’Europa protagonista della “green economy”

La sfida per combattere i mutamenti climatici ha parlato finora soprattutto europeo. Con l’avvento dell’amministrazione Obama si affaccia un protagonista importante che può aprire uno spazio nuovo di cooperazione e competizione nell’Occidente e con il resto del mondo. Il presidente Obama, nonostante i ritardi accumulati negli USA negli anni passati, ha immediatamente colto le connessioni tra politiche ambientali e rilancio dell’economia, tra la creazione di nuovi posti di lavoro e l’indipendenza energetica. Emblematica la dichiarazione: “la scelta che abbiamo davanti non è tra salvare l’ambiente o salvare
l’economia ma tra prosperità e declino”. E ha candidato l’America alla guida di questa sfida.
E’ il momento per l’Europa di investire, a partire dal vertice di Copenhagen in programma a fine anno, il capitale di credibilità accumulato con la ratifica del protocollo di Kyoto e con scelte unilaterali come l’impegno del “pacchetto 20-20-20” che impegna gli stati membri entro il 2020, a ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica, aumentare al 20% l’energia prodotta da fonti rinnovabili e migliorare del 20% l’efficienza energetica.
Appare oggi finalmente concreta, infatti, la prospettiva di un accordo globale sul clima che coinvolga anche i paesi emergenti. Questo significa anche rafforzare l’azione comune europea nelle politiche legate all’indipendenza energetica, alla ricerca, all’innovazione, coordinando le politiche sull’approvvigionamento di materie prime e investendo sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, sulla ricerca nel nucleare di quarta generazione, sul confinamento della CO2.
La Comunità europea era nata anche per l’energia, quella spinta iniziale va rinnovata.
Per l’Italia si tratta di recuperare un ritardo accumulato negli anni di governo del centro-destra, che aveva nell’amministrazione Bush l’unico partner occidentale affine in atteggiamenti scettici e persino negazionisti.
La sfida dell’ambiente si incrocia poi in particolare in Italia con quella dell’innovazione e della qualità, fondamentali per la competitività della nostra economia e vede nella vitalità delle nostre imprese un’importante strumento. Del resto la vicenda dell’accordo Fiat-Chrysler, impensabile senza le nuove politiche energetiche, è una straordinaria metafora di quanto stiano cambiando gli scenari di solo pochi anni fa.

Per tutelare il nostro tessuto agricolo

Le implicazioni che accompagnano la produzione di cibo hanno assunto un rilievo significativo per l’intera collettività in relazione all’importanza assunta dai temi della sicurezza alimentare, dell’ambiente, della tenuta demografica dei territori rurali, del benessere degli animali.
Nonostante le profonde difficoltà strutturali e organizzative di cui soffre il nostro tessuto agricolo, l’offerta nazionale risulta essere fortemente competitiva, grazie soprattutto al contenuto materiale e immateriale che accompagna i nostri prodotti, fatti di legami territoriali, di qualità, di tradizioni, che trovano una importantissima espressione nei concetti di tipicità e made in Italy.
Da qui occorre ripartire per incrementare il protagonismo internazionale della nostra offerta alimentare. Obiettivo primario è continuare nella valorizzazione del nostro patrimonio di qualità, tradizioni e legami con il territorio. Questo lavoro va portato avanti nella consapevolezza che insieme alla qualità, una condizione essenziale per il successo sui mercati delle nostre imprese agricole e agroalimentari è la partecipazione a forme di concentrazione e organizzazione dell’offerta che permettano di raggiungere dimensioni più significative. Le scelta che si compiranno in sede europea in tema di budget comunitario e di organizzazione delle future politiche per il settore determineranno le condizioni che accompagneranno la nostra agricoltura da qui ai prossimi dieci anni. Il Partito democratico è impegnato nella ricerca di soluzioni che preservino e accrescano un patrimonio economico, sociale e ambientale di straordinaria importanza come quello agricolo, anche nell’ottica del processo di partenariato mediterraneo, per fare del Mezzogiorno d’Italia una piattaforma di valorizzazione dell’intera offerta alimentare mediterranea.


Le proposte di Sinistra e Libertà
dal sito
https://www.sinistraeliberta.it/wp-content/uploads/2009/04/programma_europee_sel1.pdf

Per risolvere la crisi economica bisogna puntare sul "green deal" mondiale, un nuovo corso economico ecologicamente e socialmente sostenibile a livello planetario. A questo "green deal" la UE può e deve dare un contributo decisivo. In particolare la Unione Europea deve tenere fede agli impegni assunti, al proprio interno e nelle sedi internazionali, rafforzando il protocollo di Kyoto con gli ulteriori obiettivi europei di riduzione di CO2, puntando con decisione e assoluta priorità sulle energie rinnovabili, che possono dare sviluppo a un nuovo tipo di politica industriale. Tutto questo richiede una semplificazione burocratica del modo di funzionare del mercato interno della Ue. Va preservato e valorizzato il ruolo del sistema delle piccole e medie imprese sostenendo la loro proiezione sul mercato mondiale globalizzato. La costruzione di moderne infrastrutture, di trasporti e comunicazioni sia fisiche che telematiche (internet veloce di seconda generazione), è strategica per la crescita civile, oltre che economica, delle società europee, ma, proprio per questo, deve essere
condivisa dalle popolazioni locali.

Un nuovo modello sociale, ambientale, tecnologico

Dopo l’approvazione del pacchetto energia, è ora necessario dirigere gli investimenti pubblici europei e nazionali verso "l’economia verde"; in particolare nella riqualificazione energetica delle costruzioni e nella vivibilità delle città, nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nei trasporti pubblici, nell'informatica e nel telelavoro. Questo avrà un triplo vantaggio: ridurrà la nostra dipendenza energetica, diminuirà le emissioni e rilancerà l’industria europea verso una nuova rivoluzione ecologica. L’Europa è leader nel settore dell’energia rinnovabile e dell’economia verde. Secondo stime della Commissione Europea, ci sono già 3,5 milioni di lavoratori impegnati nella green economy in Europa. Con un piano di investimenti coordinato, che tocchi i settori dell'edilizia, della produzione energetica e dei trasporti, si possono creare milioni di posti di lavoro qualificati che, dato il loro forte legame con il territorio, non sono delocalizzabili.

In questo contesto, il ritorno dell'energia nucleare in Italia e la volontà di usare fondi europei per finanziare nuove centrali - da aggiungere a quelli ingenti che già oggi finanziano sicurezza e ricerca- rappresentano una scelta profondamente sbagliata. L'energia nucleare non é la soluzione per i cambiamenti climatici. L'industria nucleare negli ultimi 30 anni non ha risolto né il problema della sicurezza, né quello delle scorie radioattive, né quello della proliferazione dal nucleare civile a quello militare. Imbarcarsi nella costruzione di centrali nucleari di terza generazione, già vecchie oggi, significa rinunciare a investire in energia pulita. Significa compiere un errore economico oltre che sul versante della sicurezza e dell’ambiente. Perché non ci sono le risorse per fare tutte e due le cose, né in Europa né in Italia. O si investe subito in rinnovabili e risparmio energetico, creando centinaia di migliaia di lavori e imprese verdi; o si punta su poche centrali nucleari fra venti anni, affidate a grosse imprese in realtà assistite dal denaro pubblico. La scelta da fare é per noi chiara. In ogni caso è indispensabile che l’Europa si doti di una rete di sicurezza comune capace di tenere sotto controllo le centrali nucleari già esistenti.

I servizi pubblici ed i beni comuni sono parte indispensabile del modello sociale europeo, perchè garantiscono accesso uguale e universale ai diritti; le associazioni dei cittadini devono avere voce, perché i servizi siano adeguati e di qualità e ne sia garantito il valore sociale e pubblico. Un esempio importante in questo senso é l'acqua, che deve essere diritto universale e non una merce così come l'energia, la salute, l'istruzione o la mobilità. La difesa e l’allargamento dello spazio pubblico europeo richiede quindi il protagonismo dei cittadini e dei soggetti sociali, quindi un potenziamento della democrazia anche nelle decisioni di politica economica. L'applicazione della direttiva "Servizi" non deve reintrodurre ciò che il Parlamento, anche grazie a noi, ha bocciato.
Ribadiamo con forza il nostro impegno a riportare all'ordine del giorno della UE una direttiva sui servizi pubblici, come chiesto dalla petizione della Confederazione Europea dei Sindacati (CES), che la Commissione Barroso ha sempre rifiutato di presentare.

La politica europea dei trasporti e i criteri di finanziamento europeo delle infrastrutture non hanno ancora portato ad un deciso passaggio dalla gomma alla ferrovia; la priorità sarà allora lavorare perché vengano valorizzati il trasporto pubblico urbano e le reti ferroviarie, nell’ottica di integrare meglio trasporto ferroviario a lunga distanza con reti urbane e locali, di togliere traffico pesante dalle strade, investendo anche sui porti e sulle autostrade del mare.

Una parte molto importante della discussione sulla riforma del bilancio dell'UE verterà sulla Politica Agricola Comune (PAC). L'anno prossimo inizieranno le discussioni sulla sua riforma: noi non pensiamo che sia necessario ridurre la spesa per la politica agricola, ma sicuramente è indispensabile qualificarla e riorientarla, favorendo la qualità dei prodotti e il lavoro agricolo anche e soprattutto nelle sue forme di produzione biologica; diffondendo la pratica del ciclo corto e della stagionalità, per ridurne i costi economici e ambientali; abbattendo il ricorso ai pesticidi; escludendo in qualsiasi forma l'uso di Organismi geneticamente modificati (OGM) in agricoltura. Il tutto all'interno di un sistema agricolo che abolisca la rendita parassitaria sui fondi comunitari, che dovrebbero, invece, essere attribuiti solo a chi trae il suo reddito dall'attività agricola in sé.
Insomma, un'agricoltura di qualità, che contribuisce alla lotta ai cambiamenti climatici, salvaguarda il territorio e il reddito dei lavoratori agricoli e sia libera da OGM. Una scelta questa innanzitutto economica, a favore dell’agricoltura italiana ed europea di qualità, che non preclude la libertà di ricerca scientifica in ambiente protetto e in sicurezza. L’Europa, infine, deve riconoscere e promuovere il benessere e i diritti degli animali.


Le proposte di
Rifondazione comunista – Comunisti italiani
dal sito
https://www.unaltraeuropa.eu/programma_unitario_per_le_elezioni_europee.php

Programma unitario per le elezioni europee
Per un’Europa dell’ambiente, della sovranità alimentare e delle generazioni future
Questioni climatiche e sociali sono correlate. La risposta alla crisi sta anche in un nuovo intervento pubblico in economia per la riconversione ecologica del sistema produttivo, per rispondere al cambiamento climatico e modificare il nostro modello produttivo e consumistico.
• Chiediamo una piena applicazione degli obblighi firmati dall’Unione Europea in tutti i settori relativi alle politiche climatiche ed energetiche.
• Per ridurre le emissioni globali, per aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Siamo contro l’uso del nucleare, sia civile che militare (pericoloso e costoso).
• L’acqua è un diritto fondamentale dell’umanità, un bene universale che deve rimanere pubblico. Siamo contro ogni privatizzazione o mercificazione dell’acqua.
• La sovranità e la sicurezza alimentare, la multifunzionalità dell’agricoltura sono obiettivi strategici di un nuovo modello agricolo europeo finalizzato alla tutela dei consumatori, alla valorizzazione dell’agricoltura biologica e dei prodotti tipici, al rifiuto degli OGM, alla salvaguardia della biodiversità, del territorio e del paesaggio.


Le proposte dell’Italia dei Valori
dal sito
https://italiadeivalori.antoniodipietro.com/elezioni/12punti.php

Sviluppo energie rinnovabili
Istituzione di consorzi europei per lo sviluppo energetico rinnovabile per poter competere a livello internazionale e accantonamento delle tecnologie legate al nucleare.
a cura di Elia Bova

 
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