POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
maggio 2009
I nuclearisti gettano la maschera
C’è preoccupazione nell’industria italiana dopo la sigla del memorandum tra Enel e EdF per l’avvio del nucleare in Italia. L’allarme è stato lanciato da Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia, intervenendo a un convegno su “Innovazione energetica e rilancio del nucleare”, organizzato dall’Oice, associazione delle organizzazioni di ingegneria, il 18 marzo a Roma.

Zampini ha spiegato infatti che l’impostazione di fondo dell’intesa Enel-EdF prevede la scelta della tecnologia francese EPR con il rischio di essere colonizzati in una situazione in cui l’80% delle attività ingegneristiche per la realizzazione delle nuove centrali sarebbero in mano a società e aziende transalpine, incluse le attività di manutenzione.

Ha affermato Zampini: “se non c’è una ricaduta per le nostre aziende in termini di partecipazione tecnologica, perché fare il nucleare?”

Già, perché fare il nucleare? Non certo per produrre energia elettrica a costi minori: tutti gli studi internazionali seri riferiscono ormai che il costo del kWh nucleare dei nuovi impianti sarà inevitabilmente fuori mercato; nessuna banca è disponibile a finanziare nuovi impianti senza garanzie dallo Stato; nessuna società è disponibile ad assicurare il rischio di incidente; i costi per il trattamento delle scorie nucleari sono fuori controllo e soprattutto non si sa ancora dove metterle.

L’unica solida ragione per avventurarsi nella costruzione di un sistema nucleare in Italia può essere quello di dare lavoro a poche grandi imprese. Ripeto, poche grandi imprese. Questo perché una filiera nucleare non è cosa da piccole e medie imprese: è un affare per giganti. Nell’ultimo decennio infatti abbiamo assistito a una serie di concentrazioni societarie che non hanno precedenti nella storia industriale del pianeta. Di grandi gruppi che vendono centrali nucleari chiavi in mano, ormai ne sono rimasti pochissimi. Ecco chi sono.

Areva NP-Mitsubishi
Areva si era formata dalla fusione tra Framatone e la divisione nucleare della Siemens nel 2001. Nell’ottobre 2006, Areva e Mitsubishi Heavy Industries hanno annunciato una partnership strategica per sviluppare una nuova generazione di impianti nucleari. Punta di diamante di questa alleanza è l’European Pressurized Reactor (EPR), un reattore di Generazione III+ da 1.600 MW che il consorzio sta disperatamente cercando di realizzare a Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Normandia. Disperatamente perché il cantiere finlandese ha già due anni di ritardo, il costo è lievitato da 3 Miliardi di Euro a 6,3 Miliardi ed è in corso un contenzioso, presso la corte di giustizia di Stoccolma, con il consorzio che ha commissionato l’impianto chiavi in mano a prezzo fisso e che, ovviamente, non vuole pagare la differenza. Non va meglio a Flamanville sulla Manica, dove il cantiere, partito nel 2007, ha già nove mesi di ritardo a seguito dei ripetuti stop imposti dagli ispettori dell’Autorità per la Sicurezza Nucleare per irregolarità sull’utilizzo di calcestruzzo di qualità scadente, fessure nel calcestruzzo, non conformità o assenza delle armature in ferro, saldature non conformi realizzate dai subappaltatori, utilizzo di personale non qualificato, controlli di qualità inesistenti o inadeguati, variazioni non autorizzate rispetto il progetto iniziale e incapacità di riparare le non conformità. All’inizio di marzo di quest’anno, peraltro, Siemens ha “mollato” Areva unilateralmente per allearsi con Rosatom Nuclear Energy, una Corporation di stato russa che oltre che a controllare Atomenergoprom, costruttrice di impianti nucleari, controlla tutte le società russe di armamenti atomici.

Westinghouse-Toshiba
La Westinghouse è stata venduta alla British Nuclear Fuels (BNFL) nel 1998. Durante questo periodo, la divisione nucleare della Asea Brown Boveri (ABB), che aveva già acquisito la capacità nucleare della americana Combustion Engineering, è stata acquisita nel 2000 dalla BNFL per 369 milioni di Euro. Nel febbraio 2006 la Toshiba ha vinto la lotta per acquistare la divisione nucleare della Westinghouse, che comprendeva la divisione nucleare della ABB, per 4,1 Miliardi di Euro. Il gruppo commercializza l’AP 1000, un reattore di Generazione III+ da 1.150 MW. Sebbene non ne sia stato realizzato ancora nessuno, nel 2007 il consorzio ne ha venduti 4 alla China National Nuclear Corporation per una somma record da 8 Miliardi di Dollari, considerato il più grosso contratto di tutta la storia del nucleare.

GE-Hitachi Nuclear Energy (GEH)
L’Hitachi è stata per molti decenni licenziataria della General Electric (GE). Nel novembre del 2006 General Electric e Hitachi hanno annunciato l’intenzione di creare un’alleanza globale, scorporando le loro attività nucleari e conferendole a due joint ventures per la costruzione, la conduzione e lo sviluppo di impianti nucleari; l’accordo finale prevede che Hitachi detenga il 40% della società joint venture americana e almeno l’80% di quella giapponese; il resto va alla General Electric. GEH commercializza un reattore avanzato ad acqua bollente (ABWR) da 1.350 MW di Generazione III e recentissimamente, nel marzo 2009, ha annunciato due accordi, uno con la Nuclear Power Corporation of India e l’altro con la Bharat Heavy Electricals Limited, per incrementare la produzione di elettricità da nucleare in India dagli attuali 4.000 MW a 60.000 MW nel 2032.

Viste le forze in gioco, è evidente che l’accordo Enel-EdF taglia fuori le imprese italiane! Ansaldo Nucleare in particolare, partner consolidato della Atomic Energy Canada Limited (AECL) con cui sta costruendo l’impianto di Cernavoda in Romania, rischia di rimanere fuori dal “giro grosso”. Oltretutto Ansaldo è licenziataria dei reattori PWR Westinghouse e la scelta di Enel per gli EPR francesi la lascerebbe a bocca asciutta. E’ quindi comprensibile e legittimo che Zampini si “indigni” e con lui tutti i costruttori italiani di componenti elettromeccanici necessari alla realizzazione di centrali elettriche.

Il fatto poi che l’elettricità prodotta sarà più cara non importa a nessuno. Solo Sergio Garriba, ex commissario dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas e attualmente consulente del ministro Scajola, il 9 dicembre 2008 ha fatto notare che “Passare in Borsa elettrica dal sistema “marginal price” (1 )a quello “pay as bid”, come indicava l’art. 3 del DL anticrisi, non è “compatibile” con i nuovi investimenti nel nucleare, per i quali il Governo sta preparando la strada e che il sistema tracciato nel DL anticrisi non è vantaggioso per gli impianti nucleari”.

Dunque anche al Ministero per lo Sviluppo Economico sanno che il nucleare non è competitivo e pronunciando quella frase Zampini lo ha ricordato: se non c’è “trippa per gatti” perché imbarcarsi in un’avventura che ci costerà miliardi di Euro senza avere significative ricadute per la grande industria italiana?

Qualche tempo fa qualcuno aveva proposto di fare centrali nucleari in Albania e importare l’energia elettrica attraverso il canale d’Otranto. Ora la realtà sta superando la fantasia: sarà la Francia a fare centrali nucleari in Albania, pardon, in Italia, e ad importare elettricità attraverso le Alpi, tanto più che gli elettrodotti ci sono già.

Anche perché dopo gli ultimi ripetuti incidenti all’impianto di Tricastin e dopo lo scandalo, denunciato da France-3 ( 2), dei 300 milioni di tonnellate di rifiuti radioattivi sparpagliati metodicamente e discretamente nelle campagne, in prossimità di villaggi, usati per costruire strade, case, parcheggi, parchi giochi per bambini, sarà difficile far digerire ai francesi la costruzione di nuove centrali nucleari.

D’altra parte già nel giugno del 2008 un gruppo di dipendenti dell’EdF aveva diffuso un appello (3 ) per ridurre nell’arco di 5 anni il consumo di elettricità nucleare dall’80% al 60% chiudendo i reattori più vecchi, più costosi e più inquinanti e sostituendoli con una produzione elettrica decentralizzata, adattata alle risorse locali quali la cogenerazione alimentata da metano, biogas, biomasse, impianti fotovoltaici, eolici, ecc.

Quello che è preoccupante del nostro Governo, è che invece di rafforzare decisamente il sostegno all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili, stia stipulando patti faustiani con le lobbies industriali e finanziarie, promettendo contratti miliardari per realizzare una filiera nucleare, estremamente rischiosa e costosa, garantita dallo Stato, quindi con i soldi dei contribuenti. Decine di Miliardi di Euro sono stati consacrati sull’altare del nucleare e molti altri ne verranno concessi a Governi compiacenti di paesi emergenti, che li daranno in pasto a industriali occidentali interessati solo a fare affari vendendo acciaio e cemento, e che, in ultima analisi, verranno sottratti al dispiegamento di uno sviluppo duraturo e distribuito sul territorio, che solo l’efficienza energetica e le vere fonti rinnovabili possono produrre.

E’ un gioco perverso che serve solo a rafforzare i potentati economici e le Corporation che auspicano una “governance” mondiale per l’energia nucleare ratificata e garantita dai Governi.

Ma se i cittadini sapranno rendersi conto del bluff, forse riusciranno a reagire, informandosi, cooperando, organizzandosi localmente, minimizzando i consumi senza dover rinunciare agli standard di comfort ai quali sono abituati, sfruttando gli ultimi ritrovati della tecnica, imparando a prodursi la propria energia ed evitare così di dover dipendere dalla “Nuova Energia di Stato”.

(1 ) Attualmente nella Borsa Elettrica Italiana (IPEX) il prezzo di acquisto dell’EE è basato sul prezzo marginale; ovvero per ogni ora le quantità offerte sono ordinate per prezzo crescente e alla saturazione del fabbisogno sono assegnate al prezzo più alto offerto. Nel sistema “pay as bid” utilizzato in Gran Bretagna, le quantità sono accettate con precedenza a quelle offerte ai prezzi più bassi fino al soddisfacimento della domanda.
( 2) https://programmes.france3.fr/pieces-a-conviction/51415247-fr.php
( 3) https://www.france.attac.org/spip.php?article8632
Sergio Zabot

 
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