POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
dicembre 2008
Il rifiuto impalpabile
Ci sono dei rifiuti che non si accumulano sulle strade e non possono essere bruciati. Sono i rifiuti virtuali che ingombrano le nostre caselle di posta elettronica.
Ogni casella e.mail è colma di messaggi spazzatura che propongono l’acquisto dei materiali più strampalati. Spesso si tratta di dubbie offerte finanziarie o prodotti di difficile reperibilità che promettono sensazioni fantastiche e performance sessuali insperate. Ovviamente è quasi sempre tutto falso.
L’insieme di questi messaggi si chiama SPAM che deriva da una gag del Monty Python’s Circus nella quale agli ospiti di una taverna vengono offerte solo e continuativamente pietanze a base di una certa carne in scatola (spam) fino a disgustarli.

Lo spam, che per essere tale viene inviato senza il consenso del destinatario, è considerato un reato nella gran parte dei paesi, un danno economico dagli Internet Service Provider (ISP) e un fastidio per gli utenti della rete.
Secondo i maggiori ISP circa la metà della capacità dei loro server viene occupata dallo SPAM sottraendo di fatto gran parte dello spazio dei propri servizi e generando quindi un ingente danno economico in termini di banda, tempo di elaborazione e spazio di immagazzinamento.
Gli spammer per non essere rintracciati inviano i loro messaggi da un server all’altro attraverso gli open mail relay che non controllano direttamente chi sta usando il server.

Si stima che nel mondo l’ 88% della posta elettronica sia costituita da spam inviata da soltanto 200 persone. Il business legato allo spam è altamente redditizio al punto che sono nate diverse organizzazioni criminali specializzate nella vendita di indirizzi di posta elettronica.
Una risposta ogni 12,5 milioni di messaggi potrebbe sembrare assolutamente insufficiente a generare profitti. Eppure, secondo uno studio condotto dalle Università di Berkely e di San Diego, uno spammer guadagna circa 10.000 euro al giorno.
I ricercatori si sono infiltrati in una rete di spam esistente, composta da 750000 computer zombie, che inviano messaggi di spam in modo automatico a insaputa dei destinatari. Hanno poi aperto una farmacia virtuale, specializzata nella vendita di prodotti per migliorare le prestazioni sessuali. Il risultato è stato che il tasso di risposta è di circa lo 0,00001%. Molto inferiore a quanto viene ritenuto accettabile dal mercato ma di fatto molto proficuo se i messaggi inviati sono diversi milioni e hanno costi praticamente ininfluenti perché il prodotto venduto non esiste.
A ottobre è stato individuato in Australia il pirata informatico responsabile di un terzo di tutto lo spam inviato nel mondo. Si tratta di un ragazzo neozelandese di soli 26 anni in grado di inviare 10 miliardi di messaggi spam al giorno. Il pirata è ricercato dalla polizia informatica di mezzo mondo per avere organizzato una rete di computer zombie costituita da 35.000 macchine sparse tra la Nuova Zelanda, l’India, la Cina e l’America del nord che si attivano per pochi secondi infrangendo una certa mole di leggi (il tempo per inviare milioni di messaggi) e poi scompaiono dal web.
Michele Arcadipane

 
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