POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
dicembre 2008
La crisi finanziaria
Perché una crisi immobiliare in America provoca tutta questa turbolenza sui mercati? Perché ci sono cosi tanti fallimenti di banche di ogni genere e grado, intermediari finanziari, istituti di assicurazione? Cos’è l’economia di carta di cui i giornali parlano?

Ci troviamo di fronte non allo sgonfiamento di una bolla, ma ad una crisi strutturale che parte da molto lontano. Parte dall’enorme debito americano sia pubblico che privato, dal non aver ridistribuito i roventi della crescita economica e dal deficit tra PIL e reddito che esiste nei paese occidentali (nel 2006 il PIL americano era pari a 13 mila miliardi di dollari mentre il reddito era di 9 mila).

Quindi in che modo gli americani hanno conservato il loro stile di vita e la loro innata propensione al consumo?
Indebitandosi sempre più tramite l’utilizzo di carte di credito revolving (anche più di una!), la
rateizzazione, il microcredito e il rifinanziamento dei mutui (se un immobile del valore di 200 mila euro si rivaluta di 50 mila euro è possibile incassare questi ultimi e modificare il valore
complessivo del mutuo a 250 mila euro).
Sta di fatto che il popolo americano si trovava con un debito (privato e pubblico) che nel 2006 superava di 3 volte il PIL e del 540% il reddito disponibile vivendo quindi di gran lunga al di sopra delle proprie possibilità.

In questo ambiente "da fame di credito", soprattutto in questi ultimi 5 anni, ci si è trovati
un quadro di regole sempre più permissivo, un costo del denaro molto basso (costava poco indebitarsi) ed un sistema bancario ai cui vertici si trovava una generazioni di banchieri avidi. Perché avidi? Perché il banchiere tradizionale prende il denaro sulla fiducia e lo presta a rischio, quindi un buon banchiere è colui che sa valutare il rischio.

Questa generazione di manager, grazie ad una nuova tecnica operativa OTD (originate-to-distribute Model), fin tanto che la fiducia nei mercati era alta ha dato credito anche a persone con scarse garanzie scaricando il rischio a terzi. Una banca costruiva dei prodotti finanziari costituiti da debiti di vario genere (quote di mutui, prestiti di carte di credito, etc.), molto appetibili per gli investitori alla ricerca di alti rendimenti, impacchettandoli e rivendendoli.

Oltre a questo meccanismo vi è stato l’eccessivo uso degli strumenti derivati, titoli il cui valore di mercato è derivato da altri titoli sottostanti quotati su altri mercati, che possono essere usati o come copertura del rischio (in un portafoglio di titoli è possibile comprare un derivato che si apprezza nel caso in cui il portafoglio vada in perdita, fungendo da assicurazione) o per fini speculativi grazie all’elevata volatilità.

Un’interessante caratteristica degli strumenti derivati che ci permette di capire l’irrazionalità di questo momento, è quella di utilizzare l’effetto leva, cioè di poter movimentare e negoziare grandi somme di denaro avendo la disponibilità solo di una piccola parte di esse.

Si stima che ci siano in circolazione oltre 300 trilioni di dollari in prodotti derivati.(grazie alla leva è possibile comprare o vendere 1 milione di dollari avendone a disposizione solo il 5%, 50 mila dollari. Se i titoli acquistati si rivaluteranno del 2%, l’investimento avrà effettivamente fruttato il 40%).

Questo mix ha provocato un’enorme quantità di liquidità basata però su fragili fondamenta, non a caso si è sviluppato un mercato di strumenti derivati (CDS Credit Default Swaps) che venivano utilizzati proprio per tutelarsi dal rischio di un mancato pagamento.
Questo castello di carte sembrava reggere e dava l’impressione che il rischio fosse ripartito tra diversi soggetti, ma quando il costo del denaro è aumentato e di conseguenza i mutui a tasso
variabile sono saliti, un’enorme quantità di persone non era più in grado di pagare il debito e gli strumenti finanziari legati ai mutui (per esempio i CDO:Collateralized Debt Obligations) sono entrati in crisi e con questi tutti gli altri prodotti della finanza strutturata.
Le banche si sono trovate con un enorme quantità di questi titoli che non avevano più valore.

Così il 9 agosto 2007 l’avidità si è trasformata in paura e il mercato interbancario, che funge per il sistema capitalistico come il sistema circolatorio per il corpo umano, si è congelato, le banche hanno perso la fiducia reciproca e il castello di carte che avevano costruito è crollato.



Apparso anche su il numero 26 di Lanterna del Politecnico. Novembre 2008
Jacopo Saladini

 
stampa articolo
Politica dei Cookie       -       Design & Animation: Filippo Vezzali - HTML & DB programming: Alain Franzoni