novembre 2008
Missioni differenti
Metti che uno nasce in America alla fine dell’ottocento ed oramai cinquantenne dopo una brillante carriera professionale e politica,( dapprima sottosegretario della Marina e poi Governatore di New York,) diventa Presidente della più potente ed importante Nazione del mondo.
Metti anche che a partire dal 1920 l’America vive una grande scissione tra mercato reale di beni e servizi, da un lato e mercato borsistico (meglio sarebbe dire speculazione) dall’altro.
A questa enorme sproporzione seguono dapprima il crollo del credito, poi dei consumi, della occupazione e cosi via in una spirale sempre più drammatica e pericolosa. Crolla il meccanismo del credito, crolla la domanda,crolla l’occupazione: è il cosiddetto effetto domino! La borsa viene talvolta sospesa per evitare ulteriori rovinose cadute e ciò nonostante oltre duemila banche falliscono.
Metti che il nuovo Presidente si affidi ( e si fidi) di un gruppo di tecnici ed intellettuali Keynesiani, basando così la sua politica su una nuova alleanza tra mondo intellettuale e mondo economico: nasce così il new deal ovvero il nuovo corso, il nuovo contratto.
Alcuni milioni di lavoratori disoccupati vengono impiegati in grandi opere pubbliche, nasce una politica sociale anche a favore di chi ancora non lavora, poveri ed anziani, la domanda comincia a riprendersi e con essa la produzione che genera occupazione aggiuntiva. L’America comincia ad uscire dal buco nero e riprende fiducia in se stessa. Storica la frase con cui Roosevelt, durante il discorso inaugurale del suo primo mandato presidenziale si rivolse ai suoi concittadini : “l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa!”.
I mandati presidenziali di Roosevelt furono ben quattro dal 1933 al 1945 quando la morte lo colpì debilitato dai tanti malanni fisici che lo affliggevano.
Metti , ottant’anni dopo circa, che un fenomeno simile a quello del ventinove colpisca la economia americana, oggi si dice che “è scoppiata la bolla speculativa” ovvero le banche alla continua ricerca di profitti concedono una massa di credito spropositata che allontana, anche in questo caso, la economia reale da quella finanziaria,una cattiva prolungata congiuntura economica sfavorevole porta molti cittadini a non essere più in grado di onorare i debiti contratti, alcune banche entrano in crisi , ciò genera paura e parte la corsa al ritiro dei depositi, molte banche soccombono e falliscono.
Nuove “diavolerie moderne” quali le carte di credito” revolving” consentono un gioco al massacro per cui, al fine di sostenere il proprio livello di consumi, si diffonde un esteso e capillare ricorso a tali carte e per pagare il debito di una si ricorre all’apertura di un'altra e così via sino ad arrivare alla totale bancarotta di tante famiglie.
La crisi, stante la interdipendenza tra i mercati mondiali si estende come una vera e propria “peste finanziaria” all’Europa, all’Asia, alle Americhe, a tutto il mondo.
Le prime misure messe in campo dai governi sono quelle di salvare il più possibile le banche per evitare o ritardare il più possibile l’effetto valanga o domino come si chiamava allora.
Bene, ma ora ci vuole di più e molti, in America ed in Europa soprattutto, vedono negli investimenti sull’ambiente la strada che potrebbe, pur in condizioni così diverse creare opportunità per uscire dalla crisi dei mercati finanziari, ma soprattutto per evitare che l’economia reale venga schiacciata della contrazione dei consumi.
Francia, Gran Bretagna la pensano così, mentre il primo Ministro italiano ed il suo governo hanno presentato alla UE un dossier privo di logica e palesemente costruito per sostenere la propria richiesta di revisione del programma proposto dalla UE per contrastare i cambiamenti climatici con l’obiettivo di tagliare del 20% le emissioni di co2,con un incremento sino al 20% della produzione di energia da fonti rinnovabili e della riduzione del 20% dei consumi energetici tramite azioni miranti ad una migliore efficienza , tutto entro il 2020.
E’ stato fatto notare che la presunta “insostenibilità economica di tale programma”, denunciata dai soli Governi dell’ Italia e della Polonia, si basa su una evidente sopravalutazione dei costi e non prevede alcun ritorno economico degli interventi: una cosa a dir poco da dilettanti!
In altra parte del giornale si può trovare nell’articolo di Sergio Zabot un approfondimento relativo ai benefici che, al contrario di quanto sostenuto nel dossier, si potrebbero ottenere attraverso la applicazione del “pacchetto europeo”.
Ma altre fonti internazionali sono già in grado di certificare i benefici che si sono ottenuti attraverso la introduzione di standard di efficienza energetica per edifici, elettrodomestici ed utilizzatori in genere.
Con riferimento alla sola California, David Roland Holst, economista del center for Energy, Resources and Economic sustainability di Berkeley ha calcolato le risorse economiche risparmiate dei consumatori, dopo la crisi energetica del 1977 e che hanno prodotto una domanda aggiuntiva di beni e servizi pari a 1,6 miliardi di dollari .
Queste somme hanno fatto crescere il volume di affari di 44,6 miliardi di dollari, soprattutto nei servizi e nel commercio e significativamente, nella produzione di lampadine a basso consumo ( + 1,2 miliardi), il tutto con un saldo aggiuntivo di un milione e cinquecento mila posti di lavoro.
Metti, che il primo Ministro ed il Governo italiano dopo la citata iniziativa in campo economico/ambientale hanno pensato bene di aprire un nuovo conflitto con il mondo della ricerca e della università applicando, inesorabilmente tagli di bilancio secondo un approccio puramente di ragioneria contabile statica senza valutare gli sviluppi che tagli ed investimenti possono avere nei periodi successivi. Nulla per i redditi medio bassi e per i pensionati.
Ovvero ed infine, metti che uno nasce in Italia a metà del secolo ventesimo, controlla direttamente il sistema televisivo privato ed indirettamente quello pubblico oltre ad alcuni importanti giornali, attraverso familiari pure la più importante centrale finanziaria italiana, Mediobanca, ha interessi in campo bancario, immobiliare, ecc. e diventa Primo Ministro potendo così svolgere, davvero, un ruolo globale su politica, società, economia e finanza.
Ciò nonostante vanifica questa opportunità preferendo perseguire obiettivi ideologici, regolare conti con il passato, salvaguardare propri interessi , favorire quelli di pochi e non quelli dei più, cancellare eccellenze qualitative nel mondo della formazione, ad ogni livello, e della ricerca, privilegiare una politica interventista di autosufficienza della maggioranza di governo, senza ricercare un più ampio consenso da parte della opposizione e soprattutto delle categorie produttive e sociali nel paese.
Proprio tutto il contrario dello spirito nazionale e solidale del New deal!
Sergio Saladini