POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
novembre 2008
L'ambiente intorno a noi: ITALIANI. MA QUALE RAZZISTI!
Ogni poco si sente dire che gli Italiani non sono razzisti. Questo accade da sempre ma ultimamente un po’ di più. Come se i fatti più recenti riportati nelle notizie di cronaca, che ci mostrano il contrario, reclamino la necessità di essere archiviati come piccola delinquenza comune.

Ero piccolo quando, in mancanza di extracomunitari dalla pelle scura, a Milano come a Torino si teneva alla larga il popolo del sud composto da “terroni” e da “napoli”. Espressioni che già da bambino capivo che non erano equivalenti a dei simpatici vezzeggiativi. Di loro, cioè di noi di origine meridionale, circolavano voci allarmanti: puzzano, stuprano e rubano perchè non hanno voglia di lavorare (anche se questo era di fatto l’unico motivo che li portava al nord). Voci così terribili che spingevano i proprietari di case a scrivere accanto alla parola “affittasi” le parole “non ai meridionali”.

Pochi o assenti erano allora i neri che circolavano nel nostro paese ma già caratterizzati da connotazioni disdicevoli probabilmente derivanti dalle patrie memorie coloniali. Una persona di colore era detta “baluba”, “zulù” , oppure più semplicemente “el negher”.
Si perché l’Italia vanta tristi avventure di colonialismo razzista: la violentissima repressione in Cirenaica nel 1929 con deportazioni ed esecuzioni sommarie e gli oltraggi ed i massacri in Etiopia, Somalia ed Eritrea.
Le povere “faccette nere” devastate.

Ma oggi, il ministro degli interni, che milita in un partito che fonda le proprie origini sulla necessità di stabilire delle differenze tra il nord e il sud, tra i cittadini della padania e quelli della terronia, un partito nel quale un autorevole rappresentante disinfetta e sparge deodorante nei vagoni dei treni che hanno trasportato dei negri, dice testualmente che “l’Italia è tutto il contrario di un paese razzista” perché in essa si registrano “i più alti livelli di integrazione”.
D'altronde gli fanno eco altri importanti rappresentanti del governo come La Russa, la stessa persona che vuole onorare i ragazzi di Salò che valorosamente combatterono contro gli americani colpevoli di volere liberare l’Italia. Un’Italia allora dominata da un regime che aveva promulgato, proprio in questi giorni di settanta anni fa, le leggi razziali.
Oppure il Presidente del Senato, che è persona a modo con un invidiabile bagaglio culturale, che ci ricorda che “il razzismo non è nel nostro Dna, dove c'è invece l'accoglienza e la solidarietà”. Come se nel DNA fosse nascosta un’espressione di pensiero e di comportamento. Come se l’accoglienza, la solidarietà ed il rispetto non fossero valori trasmessi con la cultura e l’educazione ma fossero già dentro gli stessi meccanismi materiali che permettono di trasmettere gli occhi azzurri dai genitori ai figli.
Da non credere!

L’Italia sta scivolando senza rendersene conto in una nuova deriva razzista che ha precise ed inequivocabili responsabilità politiche. Gli innumerevoli episodi di razzismo conclamato non devono essere minimizzati ma considerati e valutati per quello che sono: degli aberranti comportamenti di intolleranza.
Chiediamo alla politica di prenderne atto senza nascondere o minimizzare l’evidenza o, peggio, scatenando sentimenti di odio razziale.
Michele Arcadipane

 
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