maggio 2008
La buona politica: la filiera corta
Il Politecnico di Torino, la Cir Food (Cooperativa Italiana di Ristorazione) e la Coldiretti del Piemonte hanno recentemente stretto un accordo, che ci auguriamo sia esportato anche in altre regioni ed esteso a catene produttive private, oltre alle mense scolastiche universitarie.
L’aspetto qualificante del progetto è quello di offrire pasti interamente preparati utilizzando prodotti ortofrutticoli del territorio e di stagione.
L’iniziativa mette d’accordo tutti: i consumatori che possono contare su frutta e verdura più sana, grazie a un processo di maturazione sulla pianta più lungo, l’ambiente poiché i cibi non devono percorrere lunghe distanze con elevati consumi di carburante e conseguenti emissioni inquinanti.
Nella provincia di Torino il Politecnico è la prima struttura di grandi dimensioni (circa 1.500 utenti al giorno) in cui si sperimenta la cosiddetta “filiera corta”, che tra l’atro assicura la completa tracciabilità dell’alimento dal produttore al luogo di consumo.
Nella fase iniziale i prodotti ortofrutticoli provengono principalmente dalle province di Cuneo, Torino ed Alessandria: le mele arrivano da Pinerolo, le pere da Saluzzo, le patate da Alessandria, le insalate da La Loggia , le carote da Moncalieri, i kiwi da Lagnasco.
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Oltre a ciò, presso la mensa di Corso Duca, a Torino, è possibile degustare il latte del distributore collocato temporaneamente da Coldiretti nel parcheggio interno, sopra al ristorante.
Minori chilometri percorsi vuole quindi dire minor consumo di carburante, meno inquinamento, cibi più salutari, minori costi e quindi minore prezzo al consumatore.
In Lombardia da segnalare l’iniziativa della Coldiretti di Brescia, ripetuta più volte nel mese di aprile, con la quale ha proposto a Lonato la vendita diretta, dal produttore al consumatore, attraverso mercatini ospitati in una grande area prossima ad un centro commerciale.
L’iniziativa è stata presentata come “ una opportunità per conoscere, degustare ed acquistare prodotti tipici del territorio agroalimentare locale e spendere meno”.
Sono stati proposti latte e formaggi, yogurt e gelati, insaccati e salumi, miele, ortaggi, frutta di stagione, vini locali ( Lugana, Garda, Cipriano del Colle), olio dop del Garda, farine di mais e biscotti, confetture e marmellate, succhi di frutta.
Secondo un recente studio Coldiretti ogni famiglia italiana destina, ogni mese, circa € 467 all’acquisto di cibi e bevande e di questa cifra il 51% va al commercio ed ai trasporti, il 30% all’industria alimentare, il 19% alle imprese agricole.
Il prezzo dalla produzione al consumo finale aumenta di ben cinque volte da € 98 ad € 467 !
La filiera corta può pertanto essere una risposta ambientalmente corretta, ma anche un modo concreto di combattere il carovita.
Per fare ciò è stato, tra l’altro, recentemente definito uno specifico decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.301 del 29 dicembre 2007 con il quale si autorizzano gli agricoltori a gestire direttamente mercati, in tutti i Comuni e con la frequenza ritenuta opportuna sulla base delle esigenze locali.
Centrale quindi anche il ruolo delle Amministrazioni locali regionali, provinciali, comunali: c’è grande spazio per la buona politica..
Sergio Saladini