POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
aprile 2008
E' primavera...svegliatevi bambine
Così cantava Rabagliati negli anni Quaranta e così cantava mia madre ancora vent’anni dopo, tanto che io stessa me ne ricordo perfettamente. Chissà com’è, penso ancora oggi, che nonostante i tempi funesti di una guerra orrenda come tutte le guerre, la gente ricordasse le parole di una canzonetta dalle bucoliche velleità come quella? Forse perché la guerra, nonostante riempisse le menti e gli stomaci di immagini nauseabonde, può comunque essere un mostro sopraffatto dal desiderio di vivere e la primavera da sempre rappresenta prepotentemente tale desiderio. La primavera è la realizzazione della promessa di rinnovo di forme e colori, il risveglio dopo il torpore invernale per tutti quanti, indistintamente: di qualunque latitudine o casta sociale si tratti.
La primavera comincia con un istante chiamato equinozio che suddivide democraticamente le ore notturne con quelle di luce solare e, sia che si tratti di Tropico del Cancro che di quello del Capricorno, quell’istante democratico non cambia: come una mela tagliata in due da un astrale coltello della frutta il nostro pianeta azzurro si divide a metà.
Con la stessa perizia maldestra di Paperino me ne sono andata in giro per la “rete” e sempre come Paperino ho rimuginato una serie di “mumble… mumble”. Per esempio ho scoperto che, tra le altre cose, durante l’equinozio (di primavera per “noi” dell’emisfero boreale e d’autunno per “loro” dell’emisfero australe) si celebra il giorno mondiale del racconto verbale come forma d’arte. In questo giorno tutti coloro che aderiscono narrano e ascoltano racconti nella maggiore quantità possibile di lingue e, attraverso una “mailing list” internazionale, i partecipanti si scambiano informazioni per condividere i racconti e stabilire contatti. E “mumble… mumble” clicca di qui e leggi di là mi accorgo che l’Italia non aderisce: l’Austria e la Svizzera sì, ma se per quello anche l’Australia (loro hanno l’equinozio d’autunno), gli Stati Uniti, ma anche la Lettonia e l’Estonia e la Finlandia, il Sudafrica (autunno anche loro), ecc. e noi no! Certo se c’è da scopiazzare il Grande Fratello non ci impieghiamo né uno né due e giù puntate indefesse sulle reti di Stato e quelle private, ma che diamine: non vorremo per caso rammollirci con queste idee naïf del racconto orale?! Quest’anno il tema era: i sogni, e forse noi Italiani non ne abbiamo, anzi, pensando alle prossime elezioni, sarebbe più giusto parlare direttamente di incubi! Va be’, lasciamo perdere…
Paperino continua: “mumble… mumble” e scompigliandosi le penne se ne va alla libreria del corridoio (perché quella in soggiorno è un po’ troppo difficile da affrontare): terzo ripiano, secondo scaffale, seconda fila, eccoli lì “I miti greci” di Robert Graves! Ma guarda un po’ che ti salta fuori: in Europa, prima dell’invasione degli Ariani (e quindi in epoca preistorica) le credenze religiose erano basate sul culto di una dea Madre. Che anticamente esistesse il matriarcato perché la maternità era ancora un mistero l’avevo già sentito, ma che il tempo fosse scandito dalle fasi lunari e quindi le stagioni fossero tre come le medesime e i mesi fossero tredici di ventotto giorni l’uno, come il ciclo lunare ma anche quello femminile, proprio non lo sapevo affatto. Quindi, ricapitolando, le fasi lunari erano tre come le stagioni senza l’autunno e come le età della matriarca che da vergine passava a ninfa e poi finiva vegliarda: primavera (foglie e boccioli), estate (fiori e frutti), inverno (sterilità).
Ma, un bel giorno, anche gli uomini hanno rimuginato due o tre cosette e “mumble… mumble” hanno capito che il rapporto sessuale e la gravidanza dovevano avere una certa correlazione e qui mi sono buttata a terra dalla risate, perché il professor Graves scrive testualmente: “la posizione dell’uomo migliorò sensibilmente”. Ecco, io adoro gli Anglosassoni, adoro il loro senso dell’umorismo che salta fuori all’improvviso anche nel bel mezzo di un discorso serissimo, anche se sono degli esimi cattedratici! Bene, la sferzata all’autostima del genere maschile fece sì che l’uomo da puro strumento di piacere passò ad essere simbolo della fertilità e, falcata dopo falcata, ad essere ciò che è oggi. Anzi, vorrei aggiungere una cosa di cui mi sono proprio accorta poco fa, mentre scrivevo la parola “matriarcale” (mamma mia, me lo ha fatto anche adesso!) il correttore automatico del programma di scrittura me l’ha trasformata immediatamente in “patriarcale”, come se avessi digitato un errore e dopo averla riscritta con la “m” me l’ha definitivamente sottolineata in rosso… ne ha fatti di progressi l’autostima del genere maschile!!!
In ogni caso il calendario usato in Occidente ha una storia complessa e ha subito diversi aggiustamenti dovuti al passaggio graduale dal ciclo lunare fino a considerare l’anno solare, ma questo poco c’entra con le riflessioni sulla primavera.
Si schiantano razzi, si formano gemme sugli alberi. Si licenziano lavoratori, si schiudono uova di uccelli. Si sbaglia classe politica, fioriscono primule nei prati.

“È primavera… svegliatevi bambine, alle cascine, messere Aprile fa il rubacuor.”
Gloria de Pace

 
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