marzo 2008
L'attimo fuggente
Etica ed… estetica del comportamento, forse non sembrerà un argomento legato all’ambiente, ma sono convinta che l’ambiente sia un po’ “tutto intorno a noi” (come diceva quella fotomodella con il nome di un’automobile) e quindi prima di diventare un paesaggio fatto di colline, prati e boschi, possa esser già il nostro vicino di casa, il collega, il marciapiede e il motorino. Mi spiego meglio: di recente ho avuto la straordinaria fortuna di partecipare a un concorso altrettanto straordinario, per un ancor più che mai straordinario avanzamento di una carriera che aveva già di per sé tutte le caratteristiche della straordinarietà. Oh!
La situazione era questa: sempre sulla scia hollywoodiana c’erano sette posti per sette candidati, e qui viene in mente che ci sia la trappola da qualche parte, che sicuramente si vuole dimostrare quanto il rigore e la rettitudine siano di questo mondo e che, dovendo scegliere qualcuno all’uopo destinato, la preferenza sarebbe dovuta per forza di cose ricadere sui soggetti meno quotati. Ma oltre alle “sette spose per sette fratelli” c’erano anche altri posti messi in palio nelle sedi territoriali: uno per ognuna e, salvo in due casi, i candidati erano infatti uno per ognuna.
Da parte mia devo però assolutamente ammettere di:
1. non essermi mai addentrata nei meandri dell’organizzazione, della pianificazione, degli obiettivi strategici, né tanto meno delle verifiche di efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, che, detta tutta, mi sembrano tanto dei “significanti” molto lontani da un qualsiasi onestamente reale “significato”;
2. non aver mai troppo partecipato ai dialoghi fatti “in amicizia” durante le pause lavorative sulle suddette attività, anche perché ho sempre avuto il sentore che fossero più simili al gossip che a qualcosa di veramente costruttivo;
3. pur eseguendo quanto richiestomi al meglio delle mie modeste possibilità, essere vissuta nella colpa totale di estraneità, francamente poco credendo che ogni cosa accadesse per offrire alla comunità un servizio, quanto per dimostrare spesso al collega, o al superiore di turno, il valore assoluto della propria prestazione rispetto a quella di chiunque altro e per ottenere ciò… vendersi anche la nonna.
Quindi è proprio con questi bei pensierini che mi sono buttata a capofitto a leggere tonnellate di leggi e regolamenti e nozioni varie e il tardo pomeriggio del giorno precedente il concorso, a un passo ormai dall’oblio neuronale, ho detto stop: per cinquanta euro in più al mese basta così!
Come faceva la nonna (che io invece non ho mai venduto, ma se ne è andata lo stesso) sono arrivata in anticipo di tre quarti d’ora sull’orario stabilito e, sempre come la nonna, ho tenuto borsa, borsetta, foulard e pellicciotto (ecologico) in mano, temendo l’arrivo dell’effetto “cappotto di pietra”: quello che ti si azzera la salivazione, rimani rigido come un pupazzino del Südtirol e impenetrabile da qualsivoglia stimolo, a parte l’elettroshock. Nel frattempo il luogo si animava e arrivavano le candidate blasonate che, direi più per necessità di copione, davano segni di apprensione… loro! E intanto pensavo: “Tutto sta a vedere se devono dimostrare che sia una cosa seria.” Proprio come è più facile essere morsi da uno yorkshire che da un pastore tedesco.
Arriva la commissione. È un attimo e si vede che non devono dimostrare proprio un bel niente. Perfetto: lettura delle domande e parte un’ora di tempo. Non ho contato le righe a disposizione, ma non erano tante, certo un’ora di tempo sembra davvero poca per poter organizzare un discorso organico. Quindi penso di non organizzare nulla e comincio a rispondere schematicamente. Tempo un paio di minuti e una voce da dietro: “Scusate, io consegno, perché ho un blocco: non mi ricordo niente!”
Ehhh!!!!!
Mi giro: è una signora e intendo una signora nell’accezione classica del termine: alta, snella, biondo-colpi-di-sole-da-parrucchiere-di-grido, sobriamente elegante = no scollature, no stivali col tacco, no pantaloni fascianti, no trucco stile “non mi rassegno”. La commissione cerca in tutti i modi di rassicurarla e anche noi (candidati). Una le propone delle goccine (non credo di eroina, anche se forse era il caso) io delle caramelle, che ho da un po’, alla caffeina (meno impegnative dell’eroina). Poi tutti le dicono di aspettare: in fondo c’era tempo un’ora (come se fosse un tempo biblico!) oppure le dicono di scrivere comunque qualcosa. Mi viene un’idea: “Scrivi una poesia!” E non dico come mi hanno guardato… Ma perché? Che c’è di male nello scrivere una poesia per rilassarsi? Non intendevo comporla, quello no, so bene che è più difficile che scrivere un romanzo intero. Intendevo scrivere una poesia conosciuta, che magari può servire per abbattere il vuoto immenso sopraggiunto di fronte alla vacuità di certe situazioni: “In cerca della sera/invano andai logorando le strade…” e poi giù a scrivere di comitati, coordinamenti e consigli di amministrazione.
La signora alla fine è stata lasciata lì, con il suo “cappotto di pietra”.
Quando, nella sala d’aspetto prima dell’orale, mi sono permessa di dire ad alta voce un pensiero che non trovo affatto peccaminoso: “Dovevano aiutarla e se non riusciva proprio a scrivere niente, dovevano iniziare a dirle loro qualcosa” mi sono trovata addosso diverse paia di occhi ostili.
Allora lì mi è venuto in mento il film “L’attimo fuggente” e non perché mi fosse particolarmente piaciuto, no, perché era stato un film molto discusso, insomma di quelli che se non li vai a vedere sei un “tagliato fuori”: era di moda, soprattutto in certi ambienti. Tutti quelli che ne parlavano elogiandolo (eravamo alla fine degli anni Ottanta) sembrava che sarebbero stati i primi a saltar su sui banchi e a ribellarsi alle ingiustizie dei poteri privi di immaginazione. E dove sono finiti? Invecchiati? Stanchi? Hanno cambiato opinione? Non l’hanno cambiata, ma non hanno il coraggio di dire quello che pensano?
Accidenti: si sono venduti la nonna.
Che c’entra tutto questo con la tutela ambientale?
Ecco, partiamo da Adamo ed Eva: questo ambiente per chi deve essere tutelato?
Gloria De Pace