febbraio 2008
Giù la maschera!
Perché dobbiamo avere una scusa ufficiale per poterci divertire? Una festa da calendario che sdogani ogni desiderio di sfogo sfrenato? Anzi, che sia Capodanno o Carnevale, non solo ci si può, più che altro ci si deve divertire, e noi, come se fossimo ancora al tempo del “panem et circenses”, ubbidiamo a un clemente immaginario imperatore e organizziamo qualcosa di semplice e casalingo o di sfarzoso e indimenticabile, secondo la voglia e i denari del momento.
Le feste del nostro calendario sono quasi tutte riferite al cerimoniale cristiano, ma le loro origini sono state più volte dichiarate derivanti dai riti pagani legati alle stagioni.
Ricapitolando, anticamente le celebrazioni erano il momento in cui si ringraziavano, per aver concesso raccolti favorevoli, gli elementi o le divinità che li rappresentavano, o per ingraziarseli in visione delle future mietiture. Si trattava di occasioni sociali legate essenzialmente alla natura, che veniva considerata la componente principale e necessaria all’esistenza degli esseri viventi, come le manifestazioni degli Egizi in onore di Iside, che simboleggiava il perpetuo rinnovarsi della vita. Diverso invece resta l’approccio alla festa di una società gestita e regolata da forti poteri religiosi e politici: per il popolo si tratta di un periodo dedito più alle trasgressioni che ai ringraziamenti, proprio perché abitualmente sottoposto a rinunce di ogni genere.
Il Carnevale, legato alla tradizione cattolica, si celebra prima dell’inizio della Quaresima, prima quindi dell’astinenza e del digiuno.
Ecco perciò che, bene o male, ci si ritrova a comprendere l’origine di questo spirito del “se vuoi farlo tutto l’anno, devi farlo a Capodanno”o del “a Carnevale ogni scherzo vale”, tranne il fatto che i supermercati sono zeppi di alimentari (per ora almeno), e che per avvicinare l’altro sesso basta uscire di casa o a volte anche solo sul pianerottolo e, comunque, alla fine di tutto non c’è molto da ridere di questi tempi. E allora perché ci si maschera emulando un tempo in cui esisteva scarsa consapevolezza e quasi nessuna possibilità di ribellione? Se non lo facevi a tempo debito ti perdevi l’unica occasione di autentica agognata libertà. Perché le feste a tema, con le relative spasmodiche ricerche degli accessori giusti? Si insinua il sospetto che anche al giorno d’oggi la comunicazione (e non solo con l’altro sesso) languisca, perché non esiste molta capacità di elaborazione emotiva o razionale e la libertà di questo mondo “ricco e democratico” non è poi così solida, altrimenti non ci si spiega perché non si possa festeggiare anche tutti i giorni e senza maschera.
Vagando nella rete, alla ricerca di un Carnevale che non fosse soltanto oblio, ho trovato l’undicesima edizione di quello imolese dedicato ai “fantaveicoli”, ovvero mezzi di trasporto rielaborati da quelli già esistenti o creati ex novo, con libertà di scelta nei colori e nel numero di ruote (da una a trenta: quante se ne vuole!), da trascinare o a pedali, e per cui si possa utilizzare al massimo soltanto combustibile a emissione zero (dall’idrogeno all’energia solare, ecc.). Chiunque si può iscrivere e partecipare alla sfilata, che siano costruttori di biciclette o famiglie non fa differenza, i “fantaveicoli” saranno premiati per l’ingegnosità delle proposte e perché una volta tanto una festa come il Carnevale sottolinea il rispetto dell’ambiente. Certo, si diceva che per adesso i supermercati sono ancora pieni di derrate alimentari, ma non si è proprio sicuri che continuerà così per lungo tempo se non si inverte la rotta, e in tal caso forse bisognerà tornare a ingraziarsi gli dei perché concedano la fertilità ai campi?
Da tutte queste elucubrazioni escludo naturalmente i bambini, da sempre sottoposti al martello del consumismo tanto quanto gli adulti, ma certamente privi di ogni colpa nei loro vestitini da Uomo Ragno o coccinella, con le mani piene di coriandoli (… ah, ma quanti alberi abbatteranno per produrli?) e quella gioia per niente mascherata di tirarteli sui piedi, se sono a piedi anche loro, o direttamente in faccia, se sono in braccio ai genitori. I bambini sì che ci starebbero a inventare una festa al giorno, perché loro non hanno bisogno del nome di una ricorrenza per giustificare a priori la contentezza di stare al mondo. E poi, dietro quelle mascherine colorate, non hanno davvero niente da nascondere!
Gloria De Pace