dicembre 2007
Libertà vo cercando, ch'è sì cara
Fendendo il vento, i ciclisti urbani, riescono ancora a scorazzare nelle città, forzando il blocco del traffico e altri mille divieti, liberi di muoversi come dei nuovi corsari con una acquisita abitudine allo stile di vita libero ed indipendente.
Biciclette, che nella cultura italiana ed europea sono come campanili delle chiese, cioè, presenti non solo nella cultura, ma anche nella vita di tutti i giorni. Come a Ferrara, città italiana della bicicletta, oppure, ad Amsterdam e Copehagen dove tutti vanno in bici.
A differenza di quello che si può pensare, non sono i poveri ad andare in bici. Sembra, in fatti, che il maggiore utilizzo effettuato dalle persone a più alto reddito sia dovuto al fatto che queste siano più istruite e ciò le porti a comprendere meglio i benefici per la salute come fisico più giovane e aumento delle aspettative di vita.
Non solo, ogni nuovo biker è artefice di un incremento del risparmio rispetto al reddito percepito, per la diminuzione delle spese sanitarie, di quelle per malattia e per la diminuzione del tempo sprecato nel traffico.
Uno dei problemi per chi usa la bicicletta è rappresentato dai furti. Avviene abbastanza spesso, all’uscita del metrò, di vedere biciclette legate senza ruote,oppure, catene senza bici. Probabilmente la coscienza sociale non sente come deprecabile il furto di questo mezzo di trasporto. Ma la soluzione allora non può essere individuata in un aumento delle ammende per le compravendite in strada, o in un aumento delle pene detentive. Sarebbe forse più efficace ricorrere a sanzioni che obblighino ad un facere specifico, tipiche dei paesi di common low. Fare dipingere le cancellate o gli infissi degli immobili di proprietà pubblica, fare aiutare gli addetti alla riparazione delle biciclette, obbligare a fare le pulizie nelle piazze cittadine, o la manutenzione del verde pubblico, servirebbe meglio a promuovere comportamenti sociali responsabili, oltre che come sconto della pena.
Il tema della libertà di muoversi anche in bici, va ovviamente a sovrapporsi a una delle problematiche più sentite attualmente: la sicurezza. In particolare gli incidenti che colpiscono i ciclisti. Anche qua è importante focalizzare i rimedi, al di là di quello della repressione e sanzione dei comportamenti devianti. Anzitutto promuovere comportamenti virtuosi attraverso la creazione di processi di autolimitazione, primo fra tutti il dovere di non investire soprattutto nelle aree urbane, poiché un impatto ad una velocità superiore ai trenta chilometri orari comporta conseguenze mortali.
Occorre diffondere la percezione che lo spazio urbano deve essere usufruito da tutti, in particolare i pedoni e i ciclisti. Quindi anche queste due entità devono potere circolare ovunque nella rete urbana, con provvedimenti che contribuiscano anche alla diminuzione del traffico.
Come le zone a trenta chilometri orari, realizzazione di chicanes, e gli altri strumenti per addomesticare il traffico, pensando successivamente a provvedimenti per agevolare la bicicletta, come ad esempio i marciapiedi con percorsi pedonali e ciclabili.
Occorre inoltre che tutte le persone che vogliono utilizzare la bicicletta imparino a diventare ciclisti, utilizzando anche il servizio di trasporto delle bici sui mezzi, i parcheggi, i depositi e le velostazioni.
Da ultimo, ma non per importanza, a questa parte pratica, va associata quella preventiva e comportamentale, con l’attuazione di progetti di educazione stradale, bici aziendali e campagne di promozione per l’uso delle biciclette in città.
Elia Bova