dicembre 2007
Per l’Amazzonia… o per la pecunia?
“Dopo questo periodo di ritiro ho capito una cosa importante. Ad un certo punto della sua vita un uomo si trova davanti a un bivio: da una parte c’è la folle corsa al denaro, dall’altra la rinuncia, solo la rinuncia.”
“Bene, commendatore: lei ha scelto quindi la rinuncia?”
“No, la folle corsa al denaro!”
(Alberto Sordi ne “Il vedovo” di Dino Risi, 1959)
Mi ricordo la serata dei mondiali di calcio del ’94, quando l’Italia perdeva in finale col Brasile. L’occasione di una cena tra parenti e amici. Tra un calcio a quella palla che andava… dove il cuore la portava, e uno spot pubblicitario, mi ero accorta – io che sto al calcio come uno starnuto a un concerto della Scala – che mio cugino Luigi era in piedi dietro a due conversatori in quel momento impegnatissimi nel “delicato” problema delle foreste in Amazzonia:
“Ma a me, che me ne frega dell’Amazzonia?!”
Eh già, tra l’Italia che avrebbe perso ai rigori e il mutuo da pagare, l’Amazzonia non era poi una priorità e Luigi con tutte e due le mani a dita unite nel classico gesto da “Italiano vero”, dopo qualche bicchiere di Negroamaro del Salento, era un po’ l’emblema del sentire comune a tanta gente.
Mentre Luigi sentenziava mi erano venuti in mente alcuni versi di qualcuno ben più illustre (un certo Fabrizio De Andrè, per intendersi) che nel 1990 ci ricordava dal suo album Le Nuvole “… voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio, coi pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio, voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti, per l’Amazzonia e per la pecunia, nei palastilisti… voi avete voci potenti, adatte per il vaffanculo…”
Certo, citando l’Amazzonia, presumo che il poeta Fabrizio si riferisse a un suo collega britannico, che dopo lo scioglimento del suo gruppo aveva proseguito il suo cammino da solo riscuotendo un successo onorevole, e che da poco si dava all’ambientalismo inventandosi concerti pro foresta più grande del pianeta, la quale cosa aveva contribuito al suddetto successo onorevole, attribuendogli sì il titolo di musicista impegnato, ma anche una dose considerevole di cosiddetta pecunia… che non guasta mai.
Oggi, pensando a quel collegamento e “alle voci potenti, adatte per il vaffanculo” mi viene in mente il famoso “v-day” di Beppe Grillo dell’8 settembre ultimo scorso.
Beppe Grillo è simpatico anche agli antipatici e la voce potente ce l’ha eccome, data l’audience stimata, ma quello che lascia incerti è che cosa si decide di fare dopo.
Altro collegamento del gioco? 8 settembre. Che cosa ci viene in mente? L’Italia e gli Italiani poveracci che, capeggiati da un “romagnolo di belle speranze”, passa dalla sudditanza nei confronti del suddetto e dei suoi amici, esperti come lui in efferatezze di vario genere, a un’alleanza con altri che non erano certo stinchi di santo… considerati poi gli anni a seguire!
Ma tant’è (come scriveva il Manzoni) “così va spesso il mondo”.
Ecco allora che vengono ancora in mente tante voci potenti: da Nanni Moretti e i suoi girotondi. Ci ricordiamo l’urlo: “Di’ qualcosa di sinistra!”. Ad Al Gore che ha vinto un Oscar e un Nobel (e dire che lo pensavamo un perdente!), che ormai avrà anche cambiato le lampadine nella sua mega villa e prenderà voli di linea anziché aerei privati. E Leonardo Di Caprio? Massì pure lui ora ci chiede un regalo per il suo compleanno (che è appena stato: l’11 novembre) e cioè di impegnarci per il risparmio energetico. Certo che il vederlo sui giornali, spaparanzato su una poltrona in midollino con pantaloni di seta (Armani? Dolce e Gabbana? Prada?) sulla terrazza di chissà quale hotel (di Miami, delle Barbados?) “con quella faccia un po’ così” da… presa per i fondelli, a parlare di ambiente e raccontarci che dopo aver visto un documentario sul deterioramento della foresta amazzonica (no, anche lui!) ha acquistato un’isola in Belize per costruire un albergo ecocompatibile di lusso, non so come la prenderebbe mio cugino Luigi o la signora Rosanna di Frosinone.
Certamente spereranno che gli introiti vadano alle popolazioni povere del Terzo Mondo, che si fanno in quattro per organizzarsi seguendo i programmi di un’agricoltura rispettosa della biodiversità.
Il Di Caprio comunque, continua asserendo che proseguirà il suo progetto se i critici daranno una buona recensione al documentario di sua produzione… Altrimenti?
I magazzini Barneys di New York, dal canto loro, seguono il filone e per questo Natale hanno prodotto persino una renna in materiale riciclato di nome Rudolph, che affianca una linea “ecocompatibile” di abbigliamento, secondo lo slogan “green is the new black” (il verde è il nuovo nero) a sottolineare che essere ambientalisti è di moda. Ma le mode, si sa, sono effimere. Abbiamo ben presente i pantaloni a sigaretta e poi a zampa di elefante e poi a vita alta e poi a vita bassa.
Come per non smentire, i famosi Barneys hanno già approntato e tengono in sgabuzzino (nel caso andasse male Rudolph) Frosty il ranocchio del libero commercio (!).
Bene, detto tutto questo, intendo: in tutto questo ed altro turbinio di voci, messaggi e ricordi, non credo siano proprio stupefacenti il qualunquismo o lo scetticismo, se figli dell’opportunismo.
Opportunismo: la condotta di individui o gruppi che, avendo di mira soprattutto il proprio tornaconto, ritengono conveniente rinunciare ai propri principi e accettare compromessi più o meno onorevoli (Giacomo Devoto - Gian Carlo Oli). Quanto di questo circonda il nostro quotidiano?
E non voglio neppure fare di tutta un’erba un fascio.
Alla fine: era solo un gioco.
Gloria De Pace