dicembre 2007
Dieci idee per rendere "possibile" l'Expò
Il dibattito finora svolto sull’Expo (anche, e soprattutto, nella
sinistra) ha avuto connotati prevalentemente ideologici: pro o contro
(più pro che contro), ma senza entrare nel merito di come rendere
“fruibile” per la città e la sua area metropolitana una occasione che
tale resta, e soprattutto senza entrare nel merito di cosa potrà
restare nel dopo-Expo
Ci rendiamo conto che anche questo contributo può apparire aleatorio
se chi governerà i processi dell’Expo (una volta assegnata a Milano)
procederà col piglio attuale: poca o nessuna trasparenza, decisionismo
che sa tanto di delega ai poteri forti che dominano in città, scarsa
volontà di confronto con la città (salvo la proposizione di “effetti
speciali” come quelli attualmente esibiti all’Urban Center). Ma noi
vogliamo ancora pensare che non tutti i giochi siano fatti, e che
ancora sia possibile fare in modo che un’occasione difficilmente
ripetibile per Milano non venga in larga misura “sprecata”: per questo
avanziamo alcune proposte che rendano “possibile” l’adesione all’Expo e
che, soprattutto, rappresentino un ritorno positivo per la città di
Milano e la sua area metropolitana.
1)il tema generale, centrato sui problemi della nutrizione, argomento
di rilevanza mondiale, non solo per gli aspetti relativi alla fame dei
paesi in via di sviluppo, ma anche per i problemi della qualità del
nostro cibo, va utilizzato per le sue potenzialità migliori. La risorsa
delle biodiversità, la tutela dei prodotti di qualità, la critica alla
diffusione degli OGM, l’aiuto ai paesi in via di sviluppo, potrebbero
rappresentare argomenti non solo di dibattito utile, ma di iniziative
di carattere politico e amministrativo che vadano nella giusta
direzione. In questo quadro lo sviluppo dell’Expo non dovrebbe
contemplare solo padiglioni espositivi, ma anche laboratori di ricerca,
che possano continuare la loro attività anche dopo il 2015, garantendo
occasioni di lavoro e di sviluppo del tema svolto.
2)va evitata la costruzione di padiglioni che debbano poi essere in
larga misura rimossi, come è nel progetto attuale, facendo poi spazio a
piani di edilizia residenziale a tutto vantaggio dei soggetti che
metteranno a disposizione le aree (Cabassi ed Ente Fiera,
prevalentemente). Per far questo occorre prevedere l’utilizzo, almeno
parziale, di padiglioni dell’attuale Fiera e prevedere la progettazione
di spazi che possano poi consentire l’utilizzo per altre finalità (sia
abitative che ricreativo-culturali che di servizi): lo sguardo deve
essere fortemente tenuto sulla città e la sua area metropolitana, sui
suoi bisogni, sulle sue esigenze di sviluppo.
3)va garantito nell’area di 1.700.000 metri quadri un ampio spazio
verde (non inferiore al 50% dell’intera area), che sia centrale, o
comunque “aggregato” e non disperso, e che rappresenti un patrimonio
stabile per il dopo-Expo: una sorta di “bosco” in città, con un bacino
d’acqua, che possa costituire anche un percorso botanico e di riposo
durante l’Expo, e che si colleghi all’idea di “metroparco” nell’intera
cintura di Milano.
4)ridiscutere la torre da 200 metri quale simbolo stabile dell’Expo
per puntare su qualcosa di più sobrio e meno ingombrante: sarebbe utile
un concorso di idee per la sua individuazione, che possa unire bellezza
e praticità, e che possa essere riconosciuto e fruibile anche dopo l’
Expo.
5)prevedere, nell’ambito delle realizzazioni da utilizzare nel dopo-
Expo, la costruzione di strutture residenziali utili al personale
impegnato nell’expo e che possano poi essere riconvertite in alloggi,
sperimentando tipologie di abitazione-lavoro, soprattutto per giovani
studenti e lavoratori, sul modello del “foyer” francese, che diano
stabilità al loro insediamento di studio-lavoro, o di edilizia
convenzionata che preveda quote da assegnare a categorie in situazioni
di disagio abitativo (guardie carcerarie, infermieri…) nonché ad adulti
in difficoltà.
6)abbandonare il progetto (costoso e difficilmente realizzabile, anche
per la pendenza che dovrebbe essere affrontata) della via d’acqua, che
unisca Milano all’area dell’Expo, per un bacino idrico all’interno
dello spazio espositivo, nell’area poi destinata a verde, ed
eventualmente utilizzando quelle risorse per ripristinare qualche via d’
acqua “storica” all’interno della città (a partire dalla valorizzazione
dell’attuale Darsena).
7)per quanto riguarda il tema delle vie di comunicazione, a parte la
sistemazione del polo di Rho-Pero, scandalosamente inaugurato senza un
adeguato supporto logistico, si devono trovare le condizioni per
migliorare significamene il trasporto pubblico, differenziarlo, e
renderlo complessivamente più fruibile.
8)occorre puntare, con una azione coordinata e intelligente, al
rilancio turistico e culturale di Milano, che non godrà solo per pochi
giorni di capacità attrattiva (come per alcuni grandi eventi di
carattere sportivo) ma che per qualche mese sarà al centro
dell'attenzione internazionale, e che dovrà far conoscere, al di là
dell'Expo, le molte attrattive e risorse di cui è capace. Risorse non
solo in termini di investimenti espositivi ma di qualità stabile di
vita. A cominciare da un ridisegno delle periferie e dal degrado
culturale che oggi le caratterizza, prevedendo quindi non offerte
estemporanee, ma soluzioni a sistema che favoriscano opportunità
culturali, occasioni d’incontro, di partecipazione soprattutto per chi
le abita.
9)A fronte del notevole flusso di risorse materiali e umane che l’Expo
metterà in campo, occorrerà studiare e realizzare strumenti adeguati di
controllo in ogni settore (economico, commerciale, edilizio) contro
speculazioni, penetrazioni malavitose, lavoro nero.
10)E infine, occorre prevedere forme di partecipazione della
cittadinanza, della società civile e delle sue rappresentanze/comitati,
oltre che dell’area metropolitana, che possano non solo avere ascolto,
ma essere parte attiva di un dialogo con le istituzione affinché questo
nuovo volto della città sia via via condiviso, costruito insieme,
talora modificato, ma rappresenti alla fine davvero un’opportunità per
chi ogni giorno questa città la vive, la abita, vorrebbe amarla.
Ci auguriamo che questi contributi, per quanto ancora solo abbozzati,
aperti e sicuramente migliorabili, possano contribuire a un dibattito
serio e costruttivo, che riunisca e non disperda le idee, le energie,
le risorse della sinistra milanese.
Giuseppe Landonio