ottobre 2007
Energia: un approccio europeo.
La certezza del reperimento energetico ha costituito uno degli aspetti più importanti nei cambiamenti che hanno interessato di recente la popolazione, anche in seguito alla liberalizzazione dei mercati europei, compresi quelli dell’elettricità e del gas, eliminando alcuni strumenti di comando dalla cassetta degli attrezzi dei policy makers.
La Commissione europea nel libro verde del 2006 ha sottolineato il nuovo scenario energetico in cui si trovano le regioni caratterizzato da una situazione di dipendenza reciproca per garantire la sicurezza energetica, la stabilità economica e un’azione produttiva di risultati contro i cambiamenti climatici. Tale contesto rende necessaria una risposta europea comune.
Anche gli elementi strutturali che caratterizzano i mercati energetici europei acuiscono la situazione di debolezza in cui si trovano intrappolati i paesi Ue. L’Unione europea dipende dalle importazioni di petrolio e gas per circa il 50%, e tale dipendenza è destinata ad aumentare nel tempo, rendendo il mercato europeo sovraesposto, sia dal punto di vista della dinamica dei prezzi, sia della sicurezza degli approvvigionamenti, all’andamento delle ragioni di scambio internazionali del petrolio e dei combustibili (Clara Poletti in “L’Italia e la politica internazionale” Il Mulino).
La crescita del petrolio degli ultimi anni ha trascinato verso l’alto i prezzi del gas naturale, che trova un’ulteriore spinta in caso di temperature invernali particolarmente rigide, con conseguenti difficoltà anche nel reperimento stesso del gas naturale in ambito europeo.
Se la situazione europea presenta fattori di criticità, l’emergenza gas è particolarmente delicata in Italia, dove la sicurezza degli approvvigionamenti presenta dimensioni problematiche in particolare per le difficoltà di coordinamento tra mercati non ancora molto integrati e con poca concorrenzialità, e per i tradizionali vincoli strutturali dovuti alla dipendenza con l’estero.
Ad esempio le interruzioni di fornitura di energia elettrica del 2003 e del novembre 2006 in Italia, sono state causate da difetti nel coordinamento tra i gestori delle reti dei paesi coinvolti: la Svizzera nel primo caso, la Germania nel secondo.
L’emergenza gas in Italia dell’inverno 2005/2006, è stata invece causata da fattori di carattere strutturale, poiché negli ultimi anni la domanda di gas naturale ha avuto un rapido aumento dovuto dalle richieste dei produttori di energia elettrica per alimentare le centrali a ciclo combinato a gas entrate in funzione in sostituzione delle centrali a olio meno efficienti. Questo aumento della domanda di gas ha aumentato le richieste di approvvigionamenti esteri, che hanno portato la dipendenza dell’Italia da importazioni di gas per i suoi consumi a più dell’80%, e il trend è destinato ad aumentare a causa del progressivo esaurimento dei giacimenti nazionali.
Ma il livello medio di domanda annuale non è l’unica variabile che il sistema deve considerare per coprire il fabbisogno. Problemi di carenza di gas naturale possono emergere sia per insufficienza delle quantità di gas complessivamente disponibili, sia per non riuscire a fronteggiare aumenti rapidi della domanda per insufficiente velocità di svaso dei depositi. Il caso dell’emergenza gas dell’inverno 2005/2006, dopo avere presentato una insufficienza di punta, cioè, una difficoltà di svaso dei depositi, ha presentato anche una potenziale difficoltà di volume.
Lo scioglimento di questi nodi, nel sistema italiano di rifornimento energetico, è possibile soltanto nel lungo periodo con l’ampliamento delle infrastrutture per l’importazione di gas naturale, cioè ampliando i gasdotti di interconnessione della rete gas con l’estero, e la realizzazione di nuovi terminali di rigassificazione del gas liquefatto. Non si può pertanto escludere la possibilità che si ripresenti una situazione di emergenza, come quelle esperimentate negli anni scorsi.
Nel libro verde 2006 la Commissione europea esamina la questione dell’approvvigionamento energetico, insieme ai problemi di sviluppo e integrazione dei i mercati nazionali anche sotto il profilo del raggiungimento di obiettivi di compatibilità ambientale, proponendo diversi ambiti di intervento:
- completamento dei mercati interni dell’energia elettrica e gas;
- miglioramento della sicurezza dell’approvvigionamento;
- diversificazione del mix energetico;
- miglioramento dell’efficienza energetica;
- promozione dell’innovazione tecnologica;
- attuazione di una politica energetica unitaria verso i paesi esterni dell’Unione.
Interessanti sono anche le proposte per fronteggiare possibili situazioni di emergenza, come un intervento normativo al fine di garantire la pubblicazione regolare e trasparente della situazione delle riserve petrolifere comunitarie, per migliorare la trasparenza sui mercati petroliferi, nonché una modifica sulle norme relative alla sicurezza dell’approvvigionamento del gas e dell’elettricità, in modo da consentire all’Ue di potere rispondere ad interruzioni delle forniture di gas in tempi brevi anche attraverso la solidarietà tra stati membri.
In conclusione, risulta importante anche l’obiettivo strategico che ha posto la Commissione agli stati membri relativo alla riduzione dei gas serra del 20% rispetto al 1990entro il 2020, in aggiunta a una politica che faccia sviluppare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili al fine di ridurre la dipendenza europea da paesi terzi, rimanendo su un sentiero di sviluppo compatibile dal punto di vista ambientale.
Risulta importante, tra le diverse esigenze che motivano un percorso di risistemazione nelle norme fondamentali dell’Ue, anche quella di prevedere, accanto a un ministro degli esteri europeo, un ministro che si occupi dell’energia e dell’ambiente, sia per creare un unico spazio omogeneo con una situazione energetica ed ambientale sostenibile, sia per cooptare anche gli altri competitors - Usa, Brasile, Cina, India e Sud-Est asiatico – su un sentiero marcato dalle medesime regole.
Elia Bova