POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
ottobre 2007
UN NUOVO TERMOVALORIZZATORE A MILANO? OPINIONI A CONFRONTO
In occasione del comitato di redazione che ha preceduto il numero di ottobre si è svolto un confronto tra i diversi redattori che poniamo alla attenzione dei lettori e degli amministratori milanesi.



Folco de Polzer:

Anzitutto ringrazio Landonio per aver posto un problema serio, usando dati e valutazioni oggettive. E’ una rarità apprezzabile.
Gli argomenti “contro” gli impianti, sono rudimentali. Seguono ancora l’onda del rifiuto cieco, supportato da una indefinita paura della diossina ed altro.
Aggiungo alcuni argomenti a favore.
- Una ditta italiana ha costruito dieci anni fa l’impianto di Copenhagen: i gestori dicono che i fumi del camino sono meglio dell’aria della città. Ricordiamo che il 50% degli occupati va al lavoro in bicicletta. Quindi la tecnologia c’è.
- Il termovalorizzatore di Sesto S. Giovanni, consortile con Cinisello e parte di Monza, permette di avere le tariffe rifiuti più basse della provincia. Ovviamente il trucco c’è: non produce utili agli azionisti.
- E’ ovvio che non c’è contrasto fra un termovalorizzatore ed una buona politica di riciclaggio. Anzi. Il progettista dell’impianto deve sapere cosa entrerà nel forno, per calcolare la temperatura, lo spessore dei refrattari, le strutture del forno e del camino.
- I Comuni che entrino in un consorzio, dovrebbe far parte di un’area che permetta di minimizzare gli spostamenti dei compattatori. Per un’area a sud, es. via Ripamonti, va bene Basiglio ma Bresso non ha senso

Tra alcuni anni, verrà rivisto il Piano Regionale degli impianti di trattamento.
Un grande inceneritore nord, più grande di quello di Sesto, ed un altro a Sud, in prima approssimazione possono avere senso.
Credo si debba evitare che dietro questa proposta vi siano solo degli affari.


Sergio Saladini:

E’ persino superfluo ribadire che tutte le scelte relative agli impianti debbano discendere dalle indicazioni e prescrizioni presenti nel piano provinciale di smaltimento.

Qui sulla base delle esigenze attuali, di quelle stimate per il futuro e delle politiche che si vogliono perseguire in tema di produzione e trattamento dei rifiuti sono individuate tipologie di impianti, caratura degli stessi, modalità di raccolta, trasformazione, recupero, smaltimento e siti di conferimento finale.

Do per acquisito che le moderne tecnologie consentono di rendere le diverse tipologie di impianto compatibili con i territori nei quali si insediano ( per quanto riguarda le emissioni di vapori, rumori, ecc) tranne per quanto riguarda l’occupazione di verde pubblico, fatti salvi i casi di insediamento in aree industriali dismesse.

La coproduzione di energia e calore sono elementi da considerare positivamente anche per quanto attiene agli aspetti economici derivanti.

Il pericolo di un sovradimensionamento della offerta di smaltimento è certamente un dato da valutare con attenzione, ma senza enfasi e con memoria del ruolo che sino ad ora i comuni della provincia e regione hanno svolto a servizio di Milano città , per cui il “paventato pericolo” di una “incetta” di rifiuti prodotti all’esterno va inquadrato in una logica metropolitana.

Grave la caduta della percentuale di raccolta differenziata, sintomo di una certa deriva culturale che, erroneamente, ritiene finita l’emergenza e con essa la necessità di spingere la raccolta delle frazioni recuperabili.

In conclusione sono favorevole a valutare la proposta di un eventuale secondo inceneritore purché accompagnata da sicure procedure nella costruzione, contestuale produzione di calore ed energia, minore impatto sul territorio, accompagnato da adeguate compensazioni ambientali e dalla fissazione di obbiettivi di raccolta differenziata e recupero di materie che rovescino l’attuale trand, riportandolo su un percorso virtuoso che era stato intrapreso negli anni precedenti, non come forma emergenziale, ma come obbiettivo di qualità e sostenibilità ambientale dell’intero processo.


Federico Di Lucchio:

Ho letto attentamente l’intervento del Consigliere comunale Landonio di Milano, pubblicato sul numero agosto/settembre 2007, e riflettendo sui diversi argomenti spiegati in maniera abbastanza semplice e concisa, ritengo, mia opinione personale, che gli elementi a “favore” siano di gran lunga superiori ed anche di spessore in confronto a quelli presentati “contro”.
Molto importante ritengo il quinto elemento: Milano potrebbe essere il primo pimby (please in my backyard) in una logica di area metropolitana.

 
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