POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
aprile 2007
L'ambiente nelle tre mozioni del IV Congresso nazionale dei Democratici di sinistra
E’ in corso il IV congresso nazionale dei Democratici di sinistra. Abbiamo estrapolato dalle tre mozioni presentate al congresso le parti più direttamente riconducibili al tema dell’ambiente.
Pensiamo di offrire così un contributo al dibattito interno al più grande partito della sinistra italiana oltre a svolgere una corretta azione informativa nei confronti dei i nostri lettori.



Dalla Mozione Fassino
Un partito del sapere, dell’intraprendere, dello sviluppo sostenibile
Con il Partito Democratico vogliamo un’Italia che, come tutte le grandi nazioni, investa prioritariamente sulle risorse umane – il principale capitale di una società – e su sapere, conoscenza, formazione, educazione, facendo del nostro Paese uno dei poli principali del sistema culturale europeo, investendo sull’infanzia e su strutture per i zero-sei anni, dedicando più risorse alla scuola, all’università e alla ricerca, ancorando i finanziamenti a valutazioni di qualità e di competenza, innalzando l’obbligo scolastico e riqualificando la formazione professionale, facendo della formazione permanente lo strumento per un mercato del lavoro moderno in cui la flessibilità sia liberata dai rischi di precarietà, promuovendo stabilità e formazione per chi ha il delicato compito di educare e di istruire.
Vogliamo un’Italia che sul sapere e sulla conoscenza fondi la sua capacità competitiva: sostenendo la crescita dimensionale delle imprese e il livello di specializzazione dei prodotti e dei servizi; promuovendo filiere produttive e distretti territoriali; espandendo la presenza del sistema Italia sui mercati emergenti; promuovendo con le liberalizzazioni concorrenza e qualità dei servizi pubblici; investendo sull’innovazione e sulla ricerca; attuando una politica fiscale equa e promotrice di investimenti; dotando il Paese di un’armatura infrastrutturale – dai porti ai sistemi di comunicazione alle reti digitali – moderna e competitiva; sollecitando il sistema finanziario ad un maggiore dinamismo; perseguendo la sostenibilità ambientale e l’adozione di tecnologie pulite in ogni campo.
Vogliamo un’Italia che così – con sapere e sostenibilità – faccia uscire il Mezzogiorno dalla storica condizione di minore sviluppo, promuovendo verso il Sud non già politiche speciali, ma una più alta intensità e concentrazione delle politiche nazionali dedicate alla formazione, alla occupabilità di giovani e donne, alla modernizzazione infrastrutturale, alla valorizzazione del sistema portuale e logistico, agli investimenti produttivi e terziari, alla valorizzazione turistica e sociale del ricchissimo patrimonio culturale e paesaggistico. Un’Italia che così sconfigga l’illegalità, l’economia nera, il caporalato, la criminalità organizzata.
Vogliamo un’Italia che scommetta sulla sostenibilità ambientale e contribuisca a salvare il pianeta dai rischi che i cambiamenti climatici producono, puntando su efficienza energetica, energie pulite e rinnovabili, salvaguardia del territorio e dell’ecosistema, qualità ecologica e multifunzionale dell’agricoltura, alimentazione fondata su originalità di prodotti e territori, mobilità sostenibile, promozione di tecnologie pulite.
Un’Italia che sappia rispettare il protocollo di Kyoto, facendone una straordinaria opportunità di innovazione tecnologica, di modernizzazione ecologica dell’economia e di un nuovo modo di produrre e di consumare.
Il tema dello sviluppo sostenibile contiene in sé troppo futuro perché la politica riservi ad esso attenzioni solo marginali e risarcitorie.
Industria, agricoltura, turismo, trasporti, ogni versante di attività può trovare nella sostenibilità una nuova sorgente di riferimento per preservare un capitale di beni e opportunità, per dischiudere nuove frontiere di libertà, per promuovere benessere individuale e sociale e innovazione in campo economico.
Vogliamo un’Italia che tuteli e valorizzi l’enorme patrimonio di storia, di cultura, di civiltà e ambiente, promuovendo una nuova grande stagione di produzione intellettuale e culturale e facendone una leva centrale di sviluppo di qualità.
Un’Italia che promuova le straordinarie e amplissime opportunità della comunicazione, liberando il sistema da concentrazioni, oligopoli, posizioni dominanti e conflitti di interesse, aprendo ad un maggiore pluralismo culturale, informativo e imprenditoriale, dotando il sistema di regole trasparenti per la concorrenza, promuovendo emittenze e editoria locale, restituendo dignità e missione al servizio pubblico televisivo e alla Rai.



Dalla mozione Mussi
UN MONDO PIU’ GIUSTO, UN PIANETA IN EQUILIBRIO, UN FUTURO DI PACE
Il dominio di un mercato senza regole non può garantire un assetto giusto e sicuro all’economia globale. La violenza dei nuovi fondamentalismi – una minaccia per tutta l’umanità – non si fronteggia con la guerra. L’egemonismo militare dell’attuale amministrazione USA non è in grado di governare il mondo. Per questo occorre regolare e correggere il mercato, che da solo non si porrà mai limiti. E promuovere una politica di pace: alla teoria e alla pratica dello scontro di civiltà va sostituito il primato del diritto internazionale, la riforma e il rilancio dell’ONU.
Il mondo sta cambiando. I principi maschili e patriarcali sui quali si è costruito un modello di civiltà sono stati incrinati e vanno superati ovunque per la salvezza di tutti. Dall’America Latina viene la domanda di nuovi equilibri economici internazionali. Pur con grandi contraddizioni, l’Asia, India e Cina in testa, afferma un nuovo protagonismo. L’Africa è largamente abbandonata alla fame, alla sete, alle guerre civili, ai massacri, alle malattie, e le potentissime lobbies dell’industria farmaceutica, del commercio delle materie prime, dello sfruttamento energetico, prive di controllo, prosperano sul disastro del continente. Il mondo islamico attraversa una crisi profonda, che diventerà sempre più esplosiva se la si fronteggia con la pura contrapposizione di civiltà e con la minaccia di nuove guerre. Ovunque emergono più spazi per chi vuole un mondo sostenibile e democratico, come ha mostrato anche il recente global forum africano.
La parabola del liberismo è discendente, il modello di sviluppo e di globalizzazione dell’ultimo ventennio non regge. Il mondo chiede un nuovo socialismo, una nuova organizzazione di idee e di forze a livello mondiale.
Il primo imperativo è costruire la pace. Le spese militari hanno superato i mille miliardi di dollari ed è ripresa in pieno la corsa agli armamenti nucleari, chimici, batteriologici. L’Italia non può né assistere né concorrere ad una situazione nella quale una quota crescente del surplus mondiale finisce in armamenti. E’ matura un’iniziativa per riaprire il processo del disarmo e della denuclearizzazione.
L’uso della forza è legittimo solo nel rispetto integrale della Carta delle Nazioni Unite e dell’art. 11 della Costituzione italiana. La catastrofe della guerra in Iraq deve servire da ammonimento: guerra porta guerra. La stessa situazione in Afghanistan rischia di andare fuori controllo.
Il primo strumento per la sicurezza globale sono le politiche per uno sviluppo equo e sostenibile, e la collaborazione tra i popoli e gli stati del pianeta. La non violenza è il valore cui tendere.
L’Italia è in un rapporto di alleanza con gli Stati Uniti. E’ vicina agli americani per le minacce terroristiche, è stata loro vicina per il sanguinoso attacco dell’11 settembre. L’alleanza non preclude un giudizio chiaro sull’attuale politica dell’amministrazione USA: unilateralismo, negazione del diritto internazionale, la guerra infinita al nemico di volta in volta indicato.
Sulla base di Vicenza, riteniamo si debba ascoltare l’opinione contraria delle popolazioni locali, far precedere ogni decisione dallo svolgimento della Conferenza nazionale sulle servitù militari, prevista dal Programma dell’Unione, secondo quanto indicato dall’ordine del giorno approvato da tutti i gruppi dell’Unione al Senato. Occorre, inoltre, avviare una riflessione sui trattati che vanno adeguati al nuovo contesto internazionale.
Dunque è realismo politico, non utopia, porre il grande tema di un governo democratico per il pianeta, della riforma delle Nazioni Unite e delle istituzioni internazionali, di nuove regole per il mercato, di una politica globale del ciclo della materia e dell’energia. I temi che l’Internazionale socialista ha posto al centro del suo prossimo congresso.
Un'economia senza regole fa gravare sull'umanità la minaccia della catastrofe ambientale. La somma delle previsioni di crescita formulate nei singoli Stati per il prossimo decennio è insostenibile per gli equilibri ambientali e ingiusta per gli equilibri sociali del pianeta. Va contestata l'idea stessa di misurare lo sviluppo di un paese dalla crescita della ricchezza e del prodotto interno lordo.
Ci sono prodotti e consumi che devono crescere, ci sono prodotti e consumi che devono decrescere. Ci sono interessi che devono essere garantiti come diritti, ci sono interessi che devono essere limitati e mediati. L'indice da assumere deve essere quello dello sviluppo umano equo e diffuso e della salvaguardia ambientale. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile devono tener conto dei cambiamenti climatici e dei cambiamenti della biosfera, della crescita demografica e dei crescenti squilibri tra città e campagne; devono reagire alla squilibrata divisione internazionale del lavoro e alla concentrazione in poche mani del capitale finanziario e del patrimonio immobiliare nell'intero pianeta. La garanzia, nei diritti nazionali, della libertà sindacale, della tutela dei lavoratori, dei diritti sociali fa parte dell'impegno del socialismo contro ogni perdurante forma di oppressione, maschile, coloniale, razziale, religiosa, classista, generazionale.
Nel nuovo secolo l'umanità deve affrontare la sfida più alta: l'insostenibilità dell'attuale organizzazione dell'economia globale, il progressivo esaurimento dei combustibili fossili, il riscaldamento del pianeta, la riduzione e il deterioramento delle risorse naturali, il degrado del suolo e della terra, nuove sofferenze di fame, sete, povertà. Una tale sfida comporta la riforma dello sviluppo, la riconversione ecologica dell'economia globale e delle economie nazionali, un inedito salto tecnologico verso sistemi di risparmio e verso fonti rinnovabili e non inquinanti di energia.
La logica del protocollo di Kyoto, cioè di un insieme di regole che collegano diritto e natura, va estesa, coinvolgendo tutti i paesi nella maggiore riduzione delle emissioni di gas serra, individuando vincoli, scadenze, sanzioni per gli altri obiettivi multilaterali del millennio. Va affermato il diritto di tutti i popoli e di tutti gli abitanti del pianeta a quel grande bene comune che è l'acqua. Deve essere pattuito nel mondo un inventario dei beni comuni e delle conoscenze tradizionali dell'umanità, non disponibili alla logica della speculazione e del profitto.
Le grandi migrazioni del nostro tempo, che vedono spostarsi da una parte all’altra del mondo milioni di persone, alla ricerca di opportunità e di speranze di vita, devono essere affrontate – combattendo risolutamente la vergogna del nuovo schiavismo – estendendo i diritti di cittadinanza, a partire, nel nostro Paese, dall’estensione del diritto di voto amministrativo.



Dalla mozione Angius-Zani
Vogliamo un Partito nuovo che operi per una sviluppo sostenibile.
Nei processi di democratizzazione del mondo globale l'Europa ha inoltre un altro difficile grande compito da svolgere: affrontare la sfida connessa al riscaldamento del pianeta i cui effetti,come mai, sono incontestabilmente evidenti.

Nei processi di democratizzazione del mondo globale diventa prioritario per tutti gli Stati affrontare la sfida connessa al riscaldamento del pianeta i cui effetti, come non mai ,sono incontestabilmente evidenti.
La crisi ecologica è caratterizzata da un pesante inquinamento dell’aria e dell’acqua, dall’effetto serra che produce i suoi effetti disastrosi sui cambiamenti climatici, dalla riduzione della biodiversità, dall’avanzare della desertificazione, dall’innalzamento del livello dei mari,dal progressivo scioglimento dei ghiacciai e dai limiti all’accesso di acqua potabile.
E’ sotto gli occhi di tutti come l’attuale modello di sviluppo non sia più tollerabile e mostri tutti i suoi limiti con risultati catastrofici.

L’idea ed il concetto stesso di sviluppo sostenibile sono sempre più legati al futuro dell’umanità e mettono in evidenza l’illusione di poter estendere gli attuali consumi dei paesi ricchi a tutto il mondo.

Negli ultimi cinquanta anni è mutato il rapporto tra la specie umana e la natura e ciò richiede la maturazione di una nuova consapevolezza su cui costruire modelli economici, sociali e culturali più sicuri e più equi.

La forza della specie umana è diventata enorme ma se essa continuerà ad usarla senza responsabilità sociale ed ambientale le conseguenze saranno disastrose.

Oggi le conoscenze scientifiche e tecnologiche offrono alla intera umanità la possibilità di poter soddisfare i propri bisogni attraverso sistemi produttivi di merci e servizi, meno inquinanti ed a basso consumo di energia.

Il nuovo partito deve farsi interprete di questa sfida, deve essere protagonista di una vera e propria rivoluzione culturale ed imprenditoriale.

E’ infatti possibile e necessario avviare il processo di superamento dell’uso dei combustibili fossili, sviluppando l’uso delle fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

Va riformato e diversificato il modello della mobilità con più ferrovie, cabotaggio, metropolitane, piste ciclabili.

Bisogna farsi carico di un nuovo progetto di sviluppo che fa della efficienza energetica un fattore di competitività: l’utilizzo di tutte le migliori tecnologie che ci permettono di ridurre i consumi di risorse naturali e gli impatti sull’ambiente non deve essere solo un’esigenza ecologica, ma deve essere principalmente la risposta moderna e vincente alla domanda sempre più crescente di migliore qualità della vita e dei consumi.

E’ in dispensabile innovare io nostro sistema energetico per affrontare una politica di sviluppo del Paese in direzione sostenibile: sprechiamo troppa energia,sosteniamo elevati costi economici ed ambientali con impianti a bassa efficienza,con edifici ad alta dispersione,con una mobilità non più sostenibile soprattutto nei grandi centri urbani.

Dipendiamo troppo dai combustibili fossili e dal petrolio e questo è un grave ritardo e provoca enormi costi economici ed ambientali.

Occorre urgentemente definire un serio Piano energetico-ambientale nazionale in stretto raccordo con le Regioni.

La sostenibilità ed il miglioramento tecnologico devono essere gli elementi su cui i nostri imprenditori debbono poggiare la loro azione per conquistare nuovi spazi nei mercati globalizzati ed il governo deve sostenerli in questo sforzo.

Territori e città di elevatissimo pregio, la bellezza del paesaggio, il valore del patrimonio culturale e naturale, le sue variegate produzioni tipiche, la ricerca di migliori stili di vita sono fattori di sostenibilità e crescita imprenditoriale.

Devono essere le altre gambe su cui poggiare lo sviluppo economico dell’Italia che deve sapere investire nella modernizzazione ecologica della propria economia.

E’ possibile inoltre salvaguardare e ampliare le aree protette e renderle luoghi di partecipazione e di sviluppo sostenibile.

Riformare la qualità ecologica dello sviluppo per il nostro Paese costituisce un’opportunità per la crescita, per la occupazione e per la competitività nel mercato globale.

Su questa strada l’Italia può essere da traino per tutto il mondo occidentale, perché ha la capacità di sviluppare grandi risorse umane, culturali e tecnologiche.
Sergio Saladini

 
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