edizione numero
283
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - MAGGIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
febbraio 2007
Armageddon?
Com’è la percezione della gente riguardo all’ambiente? Come percepisce la gente l’ambiente intorno: urbano, naturale, sociale? La percezione della gente. Sarebbe stupidamente presuntuoso se si affermasse di saperlo senza intervistare a campione persone facenti parte di diversi strati sociali e poi di diverse etnie. Poi non basterebbe ancora, perché anche il contesto locale è importante: che ne pensa dell’ambiente un manager che vive e lavora dov’è nato e cresciuto o un altro che vive e lavora in un paese adottivo? Che ne pensa invece un abitante del Terzo Mondo dell’ambiente di origine o di quello del paese in cui fosse poi emigrato? Certamente le tipologie di casi e pensieri sono un ventaglio con troppe stecche per afferrarlo agevolmente, e così capita di camminare per strada, guardarsi intorno e chiedersi: che cos’è che percepisco io?
La strada che percorro è conosciuta, affollata durante le ore di punta nei giorni feriali e un po’ meno alla domenica, ma anche qui c’è una precisazione da fare: quali sono le ore di punta? In una città medio-grande come la nostra le ore di punta sono dilatate; sembra sempre che ci sia qualcosa da fare qualche blocco di case più in là. Tutto appare normale: marciapiedi, strisce pedonali, negozi, cartelloni pubblicitari, abbaini, finestre, piante sui balconi, impalcature per le ristrutturazioni, graffiti sui muri e l’insegna della farmacia, che mostra a intermittenza la data (giorno e mese), l’orario e la temperatura. La temperatura, infatti. Inverno anomalo dicono. A parte tre giorni a fine dicembre, la temperatura non si è mai abbassata sotto i 5 gradi, più spesso è stata oltre i 10. Di mettere i guanti non se ne parla, e pure la sciarpa è stata riposta nel cassetto più scomodo del comò. Non è da ieri che si sente parlare di cambiamenti climatici, ma la confusione di date e di variazioni di gradi, sempre e solo destinata agli addetti ai lavori o ai curiosi che andavano a cercarsi specificamente informazioni al riguardo, destava discussioni appunto soltanto tra i pochi che se ne interessavano. Ora no, da qualche settimana queste notizie hanno fatto irruzione sui mass-media in prima serata e in prima pagina: allarme ONU! La previsione più blanda è una prossima catastrofe. Per l’umanità s’intende, non certo per il pianeta che, come spesso si è detto, è una palla che gira e probabilmente continuerà a girare senza ruzzolare fuori campo. Ora c’è perfino nelle sale cinematografiche un documentario di Al Gore (proprio lui, quello “battuto onestamente” da Bush due elezioni fa!) che pare si sia sempre interessato di ambiente e che mostra con flemmatica gentilezza quello a cui stiamo andando incontro, e anche quello che noi (gente di tutto il mondo… tutt’altro che unita) dovremmo fare per evitarlo. Perché? Perché ce la possiamo ancora fare. Certo, è di conforto. Come sapere che per non far impazzire la maionese basta continuare a mescolare sempre nello stesso verso. Qualche trucchetto qua e là è sempre utile. Poi però arrivano i giganti che non firmano il protocollo di Kyoto, e versano un litro di whisky (anzi bourbon) sulla maionese amorevolmente mescolata. E così di seguito: il grande oncologo di fama mondiale avverte di mangiare poco, variato, controllato, perché il cibo ha una grande responsabilità riguardo alle malattie più gravi di questa nostra epoca. Infatti pesticidi e fitofarmaci sono gli ingredienti occulti della nostra alimentazione. Quindi, orticello personalizzato? Gite in montagna (senza SUV possibilmente) a comprare direttamente dal contadino formaggi e verdurine?
Perché i mass-media sono usciti soltanto da poco con queste notizie allarmanti in prima pagina e in prima serata e non cinquant’anni fa? Chi scrive su certi argomenti non ne è a conoscenza solo da poco, e sa anche che la gente va educata per tempo, e che alla gente ci vuole tempo per distogliersi dalla moglie fotomodella del calciatore e cominciare ad occuparsi di altro.
Si chiamano mass-media proprio perché quello sono: mezzi di comunicazione di massa.
Dal tabaccaio vedo spesso una signora anziana che indossa un cappotto frusto, testimonianza di entrate poco cospicue, che si accanisce con una slot-machine. Come percepirà questa signora l’ambiente intorno? Secondo me sognerà soltanto di poter arrotondare la sua pensione con una vincita improvvisa… chi può darle torto?
Gloria De Pace