edizione numero
283
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - MAGGIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
dicembre 2006
Che problema c'è?
Negli ultimi anni i cambiamenti climatici sono oggetto non solo di discussioni tra gli studiosi ambientali e di forum e protocolli importanti, ma anche, per fare un esempio, delle quattro chiacchiere che si scambiano di sfuggita col vicino di casa mentre si attraversa l’androne o con il collega sull’ascensore dell’ufficio. Poi si sente un po’ di tutto alla radio e alla televisione, i quotidiani e le riviste escono con titoloni o trafiletti, temo a seconda dello spazio da riempire.
Provando a dare un’occhiata qua e là, si legge che gli orsi della Siberia non vanno in letargo perché fa troppo caldo e quindi si aggirano “oziosi” fino a spingersi verso l’abitato umano, mentre le popolazioni a nord dell’Ontario rimangono isolate perché i ghiacci restano solidi per periodi sempre più brevi e gli usuali rifornimenti, tramite grossi camion, vengono sospesi non avendo più rotte sicure. E gli uccelli, definiti dal direttore scientifico del WWF Gianfranco Bologna “indicatori fondamentali dei cambiamenti ambientali” sono praticamente allo sbando: migrare sì o migrare no? Continua il direttore Bologna: “Purtroppo si potrebbero verificare estinzioni di massa prima di quanto si pensi con effetti a cascata sugli interi ecosistemi e sulle catene alimentari che li caratterizzano”.
Il caldo di questo autunno è stato registrato come il più rilevante degli ultimi settant’anni (ottanta o centoventi secondo altre fonti), mentre per le zone canadesi di cui si diceva sopra si parla di temperature aumentate di 4,4 °C negli ultimi sessant’anni. Della temperatura media del globo terrestre si legge altro, ma si tratta pur sempre di numeri variabili, a seconda del giornale, della radio o della televisione, o forse del momento.
Poi ancora allarmi, con la notizia che le nostre risorse potrebbero arrivare a un livello molto vicino all’esaurimento entro il prossimo cinquantennio (alcuni dicono trentennio, altri entro il secolo).
Se poi ci si picca di dare un’occhiata al documento del protocollo di Kyoto adottato dalla Terza Conferenza dei Paesi firmatari della convenzione sui cambiamenti climatici, si arriva all’apoteosi di numeri, grafici (a linee, a istogrammi, a torta)… È inevitabile che venga il mal di testa! Per esempio, nei giorni scorsi si è svolta a Nairobi la Seconda Conferenza delle Parti che hanno ratificato il protocollo di Kyoto, con l’obiettivo di proseguire il confronto avviato alla conferenza di Montreal nel 2005: le emissioni antropogeniche globali dovranno essere ridotte di almeno il 5% rispetto ai livelli del 1990 nel periodo 2008-2012. Ma… e fino adesso? Come sta andando? Male, anzi malissimo. Sul «Corriere della Sera» si legge che “le concentrazioni di gas serra… nel 2005 hanno raggiunto livelli record tali da rendere ormai inutili i tentativi di riportarli ai livelli previsti dal Trattato di Kyoto”!!!
Non parliamo poi delle date, diverse ogni volta a seconda dei recepimenti nazionali (e ognuno ha il suo, naturalmente), ma a meno che le Parti non diventino improvvisamente bravissime e diligentissime, compensando chiaramente la storica negligenza degli U.S.A. (cosa facilissima del resto), nel 2006 gli obiettivi del Protocollo ce li scordiamo, come nel 2008, nel 2010, nel 2012 e, se ci saremo ancora (come specie intendo), anche nel 2100!
Margherita Hack, alla quale avevano chiesto la sua opinione su una probabile catastrofica fine del nostro pianeta, rispondeva serenamente che ciò potrebbe accadere se il Sole si spegnesse (ma questo non avverrà prima di qualche milione di anni), o se un grosso meteorite ci colpisse (ma qui si potrebbe intervenire in tempo sviandone la rotta). Perciò la vita sul pianeta non dovrebbe essere in pericolo. Per quanto riguarda l’uomo… be’, se si rovina con le sue mani, sono pur sempre affari suoi.
Quindi: che problema c’è?
Gloria De Pace