POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
novembre 2006
Essere o non essere: questo è il problema
L’essere o non essere dell’umanità potrebbe rappresentare un problema di carattere materiale per gli altri viventi e un problema etico per noi. In che senso? Semplice: il settimanale «New Scientist» recentemente è uscito con il titolo in copertina La terra senza la gente, dichiarando che nel caso in cui l’uomo dovesse scomparire all’improvviso dal pianeta, la maggior parte delle specie a rischio di estinzione si salverebbero. Per tali specie svanirebbe quindi il problema (di carattere materiale) dell’estinzione. Problema etico? L’etica la lasciamo all’homo sapiens sapiens. L’homo sapiens sapiens studia, elabora, conosce e… sa. Sa che la sua esistenza rappresenta un pericolo per tutti gli altri, e… se ne rammarica? Volendo ne avrebbe la capacità emotiva e intellettuale.
Ma lo fa?
Immaginiamo un plastico che rappresenti a grandi linee un qualsiasi ecosistema della Terra. Mettiamoci sopra delle pedine raffiguranti alcuni animali in via di estinzione e l’homo sapiens sapiens. Se la pedina homo sapiens sapiens sta in piedi, quelle delle specie in via di estinzione sono a terra, altrimenti è il contrario: l’homo sapiens sapiens a terra, le altre specie in piedi.
Visto così sembra un gioco facile facile. La soluzione non è propriamente immediata. Siamo l’unica specie che studia, elabora, conosce e… sa. Sa, al punto di tentare una sorta di autogol uscendo candidamente su una rivista scientifica tra le più stimate a livello internazionale con l’assunto che senza “la gente” la Terra tirerebbe un sospiro di sollievo. Ma che bravi! Che intelligenti! Come posso nascondere la mia rabbia quando leggo degli articoli così? Articoli che continuano enunciando che in ventiquattr’ore scomparirebbe l’inquinamento acustico, in quarantotto quello luminoso, in tre mesi diminuirebbe quello atmosferico, in dieci anni scomparirebbe il metano dall’atmosfera, e in venti la vegetazione coprirebbe le strade rurali e i villaggi, e poi ancora numeri e numeri sempre più alti. A dir la verità si arriva presto a cifre incalcolabili per noi viventi ora, per i nostri nipoti e tanto più per il gruppo di esperti interpellati dal «New Scientist» (a meno che non abbiano nel frattempo scoperto la formula per la vita eterna e non ci dicano niente!): in due milioni di anni avverrebbe la scomparsa delle scorie nucleari. BOOOM!!! Due milioni di anni???!!! No, dico: se li contiamo a ritroso da oggi finiamo nel Terziario, perfino prima dell’età delle glaciazioni, periodo in cui l’evoluzione dell’homo sapiens sapiens poteva essere paragonabile a un vincita al Superenalotto con il sei.
E quindi perché ce lo dicono? Dovrei sentirmi in colpa quando vedo quella faccia da pupazzone tenero che è il rinoceronte bianco? O l’orso bruno che assomiglia un po’ troppo a quello di peluche che abbracciavo nel box quando non sapevo ancora camminare?
Certamente, dovrei sentirmi assolutamente in colpa… ma vorrei spezzare una lancia non solo a mio favore, ma a quello di milioni o, oserei dire, di miliardi ormai che hanno abbracciato giocattoli di peluche e soprattutto a favore di coloro che non sono mai riusciti a farlo, perché magari costretti in scantinati a cucire scarpe di famose multinazionali:

ALCUNI (MOLTI) DI NOI NON HANNO MAI NEPPURE OSATO PENSARE DI SCARICARE SCORIE NUCLEARI DA QUALCHE PARTE, NÉ DI FARE ESPERIMENTI NUCLEARI

per sembrare più forti, potenti, invincibili di altri della stessa specie. Purtroppo questi signori sono stati coadiuvati spesso da famosi esperti, che potrebbero essere i medesimi detentori della Conoscenza di cui tanto ci vantiamo.
Ma se elaborare il sapere sino a trasformarlo in Conoscenza non conduce a un risvolto etico di responsabilità verso chi non è in grado di farlo, a nulla vale lanciare allarmi per il povero rinoceronte bianco: lui non può decidere.
Noi, che non siamo i Signori della Guerra e della Conoscenza, possiamo almeno tentare di scegliere di non aiutarli.
Gloria De Pace

 
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