POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
ottobre 2006
PICCOLI PASSI PER UNA NUOVA POLITICA ENERGETICA
Tra i vari argomenti trattati dal Documento di Programmazione Economico-Finanziaria 2007-2011 vi è anche un paragrafo relativo all’aggiornamento sugli adempimenti del protocollo di Kyoto. L’Italia - con la legge 1 giugno 2002 n. 120 di ratifica del “Protocollo alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, 11 dicembre 1997” - si è infatti impegnata a partecipare ad un programma globale di riduzione delle emissioni di gas clima alteranti responsabili del c.d. “effetto serra”. Il nostro Paese dovrà cioè ridurre le emissioni ad un livello medio, nel periodo 2008-2012, del 6,5% inferiore al livello di emissione del 1990.

Il programma globale di riduzione rende possibile ai vari Paesi di adempiere agli obblighi del Protocollo sia riducendo le proprie emissioni, sia acquistando diritti di emissione (Certified Emission Rights – CER) da Paesi o soggetti che emettono al di sotto degli obiettivi loro assegnati.

Il Governo italiano con delibera CIPE n. 123 del 2002, ha approvato il primo “piano per la riduzione delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra” (PNR) che individua le azioni nazionali e di cooperazione internazionale da intraprendere per l’obiettivo di Kyoto, assumendo come vincolo la modernizzazione e l’efficienza dell’economia italiana, indicando il livello massimo di emissioni nel periodo 2008-2012, lo scostamento medio annuo tra l’obiettivo e lo scenario a legislazione vigente, e prevedendo anche l’acquisto di diritti di emissione all’estero.

Nell’ambito di tale scenario, il Governo con il DPEF 2007-2011, presentato a luglio 2006, manifestava l’intenzione di riprendere l’aggiornamento e la revisione del PNR per verificare l’effettivo stato del percorso di avvicinamento agli obiettivi del Protocollo, ed individuare quelle misure che consentano di minimizzare i costi complessivi di adempimento agli obblighi del Trattato, tenendo conto delle esigenze di massimizzazione dei benefici indotti sull’economia nazionale.
I programmi e le azioni che i decisori politici dovranno intraprendere devono considerare gli effetti della direttiva 2003/87/CE del 13 ottobre 2003, che ha istituito un sistema di scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra all’interno dell’Unione Europea, dove si prevede che a partire dal 1° gennaio 2005, gli operatori appartenenti ai settori regolamentati dalla direttiva stessa (energia e industria, ma non riscaldamento domestico e scarico automobili), non possono emettere anidride carbonica, in assenza di apposite autorizzazioni assegnate agli operatori da apposita autorità nazionale, oppure, acquistate sui mercati, prevedendo anche sanzioni per gli operatori inadempienti.

Queste sono le concise e molto generiche previsioni del DPEF, che dovrebbero essere meglio precisate e sviluppate dalla legge finanziaria 2007.

L’auspicio sarebbe, che il Governo traendo spunto dagli adempimenti che derivano dagli obblighi internazionali compia un primo piccolo passo per affrontare sistematicamente lo sviluppo di politiche energetiche, che consentano all’Italia di aumentare l’elasticità della domanda di prodotti energetici, con l’obbiettivo di contribuire a un forte sviluppo imprenditoriale nel settore energetico al alto contenuto di progresso tecnologico.

Le linee guida per le politiche di settore dovrebbero essere:

incentivare fortemente lo sviluppo di aziende operanti nel settore energetico (fonti energetiche di carattere naturale) destinando le somme che deriverebbero dal risparmio per il mancato acquisto di diritti di emissione all’estero, per incentivare gli investimenti ad alta intensità di progresso tecnologico;

fabbisogno energetico industriale e aziendale soddisfatto in una percentuale superiore al 50% da energia solare, eolica o da fonti similari;

fabbisogno energetico relativo all’edilizia residenziale (pubblica e privata), e popolare proveniente completamente da energia solare per le nuove costruzioni;

rendere sempre più conveniente lo spostamento del trasporto delle merci da vettori su gomma a vettori su rotaia;

eliminare i mezzi di locomozione fortemente inquinanti;

diminuire l’effetto relativo all’aumento dei prezzi generalizzato dall’importazione di prodotti petroliferi e fossili.
E.B.

 
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