POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
ottobre 2006
Un autunno “coi fiocchi”
cultura della biodiversità
“A volte al Cairo ci sono 50 gradi sotto la pianta!” Questa era una frase che avevo sentito pronunciare parecchi anni fa da uno studente egiziano della Statale e, nonostante lo ascoltassi con deferente serietà, dentro ridevo e non perché lo considerassi ridicolo, ma perché quell’espressione “sotto la pianta” mi divertiva. Chissà se aveva tradotto letteralmente dall’arabo quello che noi definiamo “all’ombra”? Chissà se al Cairo o nei Paesi arabi le piante sono il riferimento specifico del riparo dal sole, più di un edificio, di un ponte, di un terrazzo, di un androne? E perché poi gli inglesi quando vogliono intendere che “piove a catinelle” dicono “piove gatti e cani”?
Ecco, nella società variegata che oggi si sta sempre più affermando, per vari motivi, e quasi mai di natura spontanea, l’occasione di vivere il proprio quotidiano a contatto con “genti diverse” (come direbbe De Andrè) ci offre l’opportunità di imparare e quindi di chiedere direttamente agli interessati, per esempio, l’origine di certe forme idiomatiche dei linguaggi.
Stiamo arrivando all’autunno “a passi da gigante” e il sentimento comune a tutti, lavoratori e studenti, è quello dello sconforto, se non proprio lo smacco, per la fine della stagione più giocosa e rigenerante. L’estate, in effetti, ha una funzione democratica: chi va in vacanza si distrae, cambiando il proprio quotidiano, e chi non ci va, liberandosi dai vacanzieri, si riposa… cambiando il proprio quotidiano.
Bene, a questo punto, come farsi andar bene l’autunno e quindi il ritorno al solito quotidiano?
Forse rendendolo insolito, perché qualche possibilità ci sarebbe.
A scuola, in classe, le ultime generazioni hanno sperimentato “sul campo” la biodiversità culturale. Soprattutto negli ultimissimi anni ci sono sempre più spesso bambini di altre nazioni se non addirittura di altri continenti che seguono le lezioni insieme con i bambini italiani, fatto che in altri Paesi si verificava già da tempo. Alcuni insegnanti hanno impostato lezioni di conoscenza delle altrui culture attraverso le varie materie scolastiche, ma il bello o… il meglio non sta qui! Senza nulla togliere al riferimento fondamentale costituito dal corpo insegnante, quello che conta di più è la possibilità di vivere il quotidiano “gomito a gomito” con bambini e ragazzi di diverse nazionalità, per scambiarsi giochi e merende, sentire il suono di un linguaggio diverso, osservare i caratteri di una scrittura sconosciuta e da lì passare alla musica, al disegno, alle forme della poesia e alla narrativa di tradizione. Anche questa è scuola: spazio aggregante per eccellenza. E per chi a scuola non ci va più? Beh, c’è sempre un panettiere maghrebino all’angolo o un ristorante cinese sotto casa o il vicino della porta accanto che viene dal Perù e, “una parola tira l’altra”, cosicché le novità dell’autunno non siano soltanto gli stivali in camoscio di Prada o una finanziaria “coi fiocchi”. A proposito, come diranno a Rabat “coi fiocchi”? Lo chiederò al mio panettiere, perché lui sa fare una pizza proprio così!
Gloria De Pace

 
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