POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
settembre 2006
IL CALDO: APPROCCI CULTURALI DIVERSI
Cultura della biodiversità
Se si partisse dal concetto di biodiversità, così com’è e senza aggiungere aggettivi, si approderebbe subito all’immediato significato di “diversità della vita”, vita intesa secondo le canoniche classificazioni del concetto in base agli ecosistemi, alle specie e ai geni. Se però si volesse aggiungere un aggettivo e specificatamente l’aggettivo “culturale”, la biodiversità si arricchisce di ulteriori significati che riguardano soprattutto – ma non esclusivamente – la nostra specie. Si dice non esclusivamente, perché secondo studi approfonditi di etologi internazionali anche nel resto del regno animale si sono potuti appurare fenomeni di trasmissione di cultura anche da parte di altri esseri viventi non facenti parte della nostra specie.
Bene, ma se vogliamo parlare di noi, e non per egocentrismo puro e semplice ma perché – non neghiamolo – abbiamo grosse responsabilità nei confronti dell’ambiente che ci circonda, possiamo sicuramente sbizzarrirci in una grande varietà di considerazioni. Naturalmente le considerazioni che potrebbero scaturire dal concetto di “biodiversità culturale”, riferite alla nostra specie, sono davvero tante e in questa sede si può tentare soltanto un piccolo approccio e forse partendo dal periodo dell’anno che stiamo attraversando: l’estate. L’estate, è banalissimo ricordarlo, è il periodo delle vacanze per eccellenza: molti di noi homo sapiens concentrano l’idilliaco sogno dell’altrove da dove nel corso dell’anno si trascorre il quotidiano. L’estate è un sogno sì per molti, perché, come purtroppo spesso ripetono i mass media, non è più quel momento di trasferimento collettivo in altre località: questa crisi economica che ci azzanna i talloni da tempo, ha costretto molti di noi a ridimensionare i nostri desideri di un altrove; però questo non esclude il sentir parlare, attraverso coloro che ancora se lo possono permettere, o semplicemente attraverso la letteratura turistica, di quei luoghi lontani o, a volte, persino non troppo lontani, in cui la vita presenta aspetti di effettiva diversità rispetto a ciò che conosciamo bene.
E allora che accade?
Accade che si possa essere, come sempre, nel soggiorno di casa propria con le tende che si muovono appena, perché si tenta di “far corrente” spalancando tutte le finestre e si pensa alla California o al Marocco, cercando di indovinare i metodi usati dagli altri per arginare la sensazione di immobilità statica che ci regala la stagione del sole che va a dormire tardi.
Certo, immaginando i nostri compagni che vivono altrove non si può che sorridere pensando agli approcci diversi rispetto al caldo senza remissione di luglio e agosto. Per esempio, sempre banalmente, nella West Coast degli Stati Uniti, diciamo appunto la California, benedetta da quel leit motiv noto a tutti del dreaming California, il caldo viene contrastato con il bikini davanti ai cavalloni dell’Oceano Pacifico dove il vento non si risparmia e c’è sempre un bar ben fornito di bibite ghiacciate, e ogni luogo è refrigerato a dovere da un’aria condizionata che ti fa dimenticare l’estate se non fosse per quel sole a tutto schermo che batte contro i vetri sempre tanto ampi, di qualsiasi costruzione si tratti.
Il Marocco, invece. Eh già, il Marocco, invece è tutto diverso. Un caldo da non crederci, ma non tanto per dire, un caldo che se si indossasse un golf di lana è la stessa cosa… forse anche persino meglio… che se si indossasse una canotta di garza di cotone! E poi vedi loro, i nostri compagni homo sapiens del luogo che se ne vanno in giro con austera dignità a cinquanta gradi, camminando neppure troppo lentamente su strade che finiscono dove non si sa. Quando hai sete lì ti offrono il tè alla menta, caldo, ma straordinariamente rinfrescante, al punto che non ti fermi in altri dieci bar a tracannarti l’ottantesima bibita.
Due luoghi agli antipodi culturali: uno con una natura favorevole che comunque è abituato a contrastarla, e uno con una natura non favorevole ma che l’asseconda… sempre banalmente, s’intende.
Ebbene?
Ebbene siamo qui nel nostro soggiorno di casa con una finta corrente che muove appena le tende (ridicola si potrebbe definire senza offesa), a sognare la California con i surfisti e un tè alla menta offerto da una signora sdentata che sorride vedendo il nostro stravolgimento da dilettanti del caldo senza finestre spalancate.
Che cos’è che viene in mente a questo punto?
Forse, se si può dire, un mondo unito dalla trasmissione di esperienze. Insomma: riuscire ad ascoltare coloro che la sanno tanto più lunga di noi, dilettanti sbalestrati dalla fretta, dalla confusione e comunque non confortati da una natura favorevole.

Favorevole è il momento per una riflessione.
Gloria De Pace

 
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