aprile 2006
MALI Bamako Forum Sociale Mondiale africano, 18/23 gennaio 2006
L’occasione del Forum sociale mondiale e della sua sessione a Bamako dal 19 al 23 febbraio ci offre l’occasione, con Riccardo Petrella e Rosario Lembo, di prendere contatti con le realtà che fanno cooperazione in Mali per verificare se è possibile costruire un progetto di cooperazione decentrata con i Comuni della Provincia di Novara facenti parte del Coordinamento provinciale per la Pace.
Il primo contatto prima della partenza è con Andrea Micconi del Consorzio delle ONG piemontesi (011.7412507) cop@ongpiemonte.it che ci conferma la sua presenza a Bamako per il forum e quella di Marco Alban della ong Lvia che invece è operativo sul posto (00223.2249494 cell 6187340 ).
Questo contatto è importante perché nel mese di gennaio il comune di Venezia ha concluso l’assegnazione dei circa 800.000 € raccolti dall’ATO con il centesimo al m3. Il bando di concorso - che ha visto partecipare 25 ong con altrettanti progetti - si è concluso con la scelta di 4 progetti e con l’assegnazione a Lvia, risultata una delle vincitrici, di 250.000 €. per il progetto di fornitura d’acqua presso Bourem, una cittadina tra Timbouctou e Gao dove Lvia ha allestito dal 1986 un dispensario pubblico gestito da associazioni locali e un centro per la “salute materna” e la “salute nomade”.
Incontriamo Marco Alban lviamali@yahoo.fr che ci racconta le modalità di lavoro sul territorio maliano, ci parla dei piani di sviluppo locali, della durata media di 5 anni, che assegnano priorità di settore partendo dai bisogni più riconosciuti e tra questi ci sono: rifiuti, sanità, scuola e acqua.
Marco partirà il 2 febbraio per Gao allo scopo di reperire contatti e personale per realizzare il progetto presentato al comune di Venezia.
Con Rosario Lembo, segretario nazionale del Comitato Italiano per il contratto Mondiale sull’acqua, prendiamo poi un appuntamento con Achérif ag Mohamed (0322-2224696 cell 6785735) e la moglie OumelKheir (cell 6321200), con i quali l’ong CEVI di Udine sta realizzando il progetto per la costruzione di una scuola “Ecole de l’amitié” a Intekoua, un villaggio Tuareg situato a 6 km da Kidal ai confini con l’Algeria.
Ora Achérif è consigliere alla presidenza del governo del Mali e responsabile del decentramento, è laureato in economia e ha lavorato 6 anni a Parigi. Il progetto di cooperazione realizzato nel villaggio è ora seguito principalmente dalla moglie.
Ma il contatto più importante è quello con Sekou Diarra, della ong maliana ASIAP (Associazione di Sostegno Iniziative di Autopromozione Popolare), facente parte anche del CAD ( Coalizione Alternativa Sviluppo e Debito) con cui a Porto Alegre 2002 ha lavorato come membro del Tribunale sul Debito Internazionale. Sekou ha studiato 2 anni a Lovanio con Riccardo Petrella.
Ci ha offerto tutto l’appoggio per la realizzazione dei due seminari sul tema dell’acqua, promuovendo i contatti con parlamentari e amministratori locali. Sekou collabora anche con Danielle Mitterand e la sua Fondazione France et Libertés, con cui ha realizzato un documentario sul debito del Mali.
È’ appunto con lui e con la segretaria di Danielle Mitterand, Martine Bigot ( 33(0)1.53251040 cell 33(0)6.74297846 - martine.bigot@france-libertes.fr ) che ci incontriamo per organizzare la logistica dei seminari al Museo Nazionale di Bamako.
La sera del 23 febbraio, a chiusura del Forum, organizziamo un incontro con Martine e Sekou presso una radio di Bamako con una ventina di eletti locali di alcuni villaggi e piccole cittadine: sono in maggioranza donne, venute a partecipare al forum, e ora ci vogliono raccontare la realtà dei loro territori per presentarci necessità che potrebbero rientrare nei progetti di cooperazione.
Molte di loro vengono dalla provincia di Sikasso e Koutialà (450 km da Bamako) che è la seconda città industriale (cotone) del sud Mali. Ci raccontano della scarsa qualità dell’acqua e del numero ridotto di punti di approvvigionamento. Nella città di Koutiala ci sono 3 quartieri senz’acqua potabile. Quattro rappresentanti della municipalità di Koumantou ci dicono che ci sono solo 4 pompe per 8.900 persone e che spesso sono guaste, molti devono fare fino a 7 km con i carretti e a volte le donne sono costrette a fare code ai pozzi fino a notte: vorrebbero fare un barrage. A Yorasso, un villaggio di 3.000 abitanti, non ci sono pompe ma solo pozzi che a gennaio già seccano. A Sougumba, 9.000 ab., è difficile programmare la coltivazione di cipolle e patate, a volte seccano anche le banane sugli alberi. L’ultimo studio tecnico risale a 15 anni fa.
A seguito dei contatti avuti con l’assessore Augusto Galli 339.8526185 del Comune di Trecate - che ha già avviato un progetto di cooperazione decentrata sull’acqua - raggiungiamo la città di Kati a 15 Km da Bamako: il comune di Kati si estende su un territorio di circa 150 km e comprende una settantina di villaggi. Augusto Galli è recentemente stato a Kati con Federico Rizzi di Novara Center onlus, per verificare precedenti opere di pozzi e barrages.
Incontriamo Suor Miriam, Carmen e Angela, suore della Congregazione Immacolata Regina Pacis presso la Missione cattolica di Kati, (00223.2272177 smirpkoko@burotiservices.net.ml ) che da16 anni operano in Mali. Alla Missione conducono tra l’altro una scuola triennale di avviamento al lavoro di ricamo, taglio e cucito e se necessario alfabetizzazione, che ospita circa 100 ragazze a partire da 15 anni: molte di loro non sono scolarizzate e fanno fatica ad apprendere i concetti di misure utili al taglio, alcune non terminano i tre corsi perché nel frattempo si sposano mentre altre frequentano con bambini, molte vengono anche da villaggi lontani per imparare un mestiere.
Ci trasferiamo poi alla casa delle suore, che funziona anche da dispensario di medicine e consigli per la salute di madri e bambini. Visitiamo poi il Centro “La chiave del sapere” (laboratorio per corsi di informatica e biblioteca), costruito 4 anni fa con i fondi dell’8 per mille: ci appare come una astronave caduta nel deserto del Mali, l’edificio è splendido, disegnato da un architetto di Monza e le attrezzature informatiche sono dell’ultima generazione.
Prendiamo visione del documentario che mostra la realizzazione degli ultimi progetti di barrages e forages da parte della missione, in collaborazione col Novara Center onlus e la Regione Piemonte, e apriamo con suor Miriam un approfondimento sulle modalità di partecipazione dei villaggi alla realizzazione delle opere.
I barrages sono opere utili a contenere le pioggie torrenziali che con “effetto scopa” scorrono veloci sui terreni per poi sparire a valle. Arginare e rallentare queste acque significa permetterne l’assorbimento nel terreno per creare un deposito utilissimo per le coltivazioni, per la pastorizia e per alimentare i pozzi, che altrimenti dovrebbero essere più profondi (50-60 mt) e comunque nella stagione secca si esaurirebbe presto. I barrages necessitano di “animazioni” nel villaggio per spiegarne l’utilità e coinvolgere la partecipazione di tutto il villaggio nella costruzione. Anche la gestione è collettiva, in base alla cultura comunitaria dei villaggi. Un segnale dell’accordo raggiunto è la consegna di un contributo di villaggio, con la raccolta di piccole quote individuali, piccole per noi ma significative per una popolazione povera: si crea così una cassa per interventi di manutenzione, sempre necessari dopo la stagione delle piogge (circa 75.000 CFA per ogni barrage, pari a 110 €).
Il progetto prevede la fornitura di pietre e terra dei termitai, molto dura, e di filo di ferro per costruire la rete per l’ingabbiamento delle pietre, che vengono trasportate sul posto individuato per il barrage con camion (15.000 CFA a viaggio + benzina). La rete viene costruita e deposta dagli abitanti che si organizzano in piccole squadre di 7-10 persone; la lunghezza può variare dai 50 ai 200 mt.
I pozzi o forages vengono invece realizzati da una ditta Maliana, con pompe fatte in India, e necessitano di un minore coinvolgimento manuale della popolazione nella costruzione, ma hanno poi bisogno di organizzazione della gestione (regole d’uso, orari), manutenzione e controllo. Per questi viene chiesto un contributo pari a 50.000 CFA. Il villaggio indica più siti e poi una commissione tecnica valuta il luogo più idoneo.
Nel caso si trovassero delle buone scorte d’acqua, con una pressione considerevole, si può prevedere di utilizzare meglio il sito dotandolo di pompe per portare l’acqua su appezzamenti di terreno più lontani; in questo caso ci si sta sempre più orientando ad una alimentazione con pannelli solari di provenienza francese.
Visitiamo con suor Miriam e i suoi collaboratori Antoine e Prospère 3 opere di barrages già realizzate e due in programma per quest’anno. Visitiamo anche un barrage che rappresenta un parziale fallimento, utile a capire che i problemi non sono solo tecnici ma anche culturali. In questo caso l’acqua ha scavato una fuga nella sabbia ed ora in quel buco ha fatto un nido un serpente: questo si collega alla cultura animista e a superstizioni tradizionali che bisognerà elaborare per convincere il villaggio a riparare la falla e completare l’opera.
L’esperienza generale conferma però gli effetti benefici dei barrages, su un territorio circostante di 5 kilometri, fin dal primo anno di funzionamento e malgrado i danni parziali che a volte causano le piogge e che richiedono costante controllo e manutenzione.
In due ultimi incontri a Bamako Sekou Diarra ci presenta un’ipotesi di lavoro che può intrecciare la sua rete di attività locali come associazione ASIAP, i progetti collegati alla Missione di Kati e al Novara Center, il comune di Kati e la nostra disponibilità a costruire ulteriori esperienze di cooperazione decentrata nel territorio novarese e nel coordinamento per la pace.
Il suo progetto si dovrebbe articolare in una prima fase di 3 anni a livello tecnico e a livello socio-culturale-politico, coinvolgendo due villaggi (uno urbano e uno rurale) in due municipalità, per poi fare verifica e rilancio. Suoi collaboratori sono: Alou Cissé e Fatmata Boundi, che come Sekou ha frequentato un master all’Università di Lovanio, Belgio.
Calendario di preparazione: primo incontro a febbraio a Kati tra ASIAP e le suore della Missione Cattolica, per conoscenza e scambio e verifica della disponibilità a collaborare; studio del territorio e dei villaggi; nuovo incontro locale di scambio di osservazioni; entro aprile stesura di un primo progetto e invio in Italia; nostre analisi, domande ecc e successiva rielaborazione. Entro fine 2006 noi come associazioni e enti locali del coordinamento provinciale per la pace decidiamo se/come sostenere il progetto nell’ambito della cooperazione decentrata.
L’Associazione maliana ASIAP (v. allegato statuto) sta preparando un progetto sull’acqua - con obiettivi a corto, medio e lungo termine - in 10 municipalità (4 urbane/rubinetti e 6 rurali/pozzi) con l’obiettivo di sostenere la cultura dell’acqua come bene collettivo, anche economico ma non commerciale, e di valorizzare l’acqua come nodo centrale della vita sociale e dello sviluppo economico delle comunità di villaggio. Il progetto coinvolge attori a tre livelli: i villaggi e la popolazione, gli eletti locali, i parlamentari. Sono previsti partner europei e canadesi, sia a livello istituzionale che a livello delle asssociazioni della società civile.
Ci resta solo da aggiungere che il valore sociale dell’acqua come bene comune e la responsabilità collettiva della sua gestione e distribuzione sono dati originari della cultura tradizionale in Mali e dell’organizzazione sociale dei villaggi; e che la sacralità dell’acqua è propria della cultura africana, dalle origini animiste alle acquisizioni cristiane e islamiche. In questo siamo noi a ricevere un forte messaggio di cultura.
Ci è stato molto utile, da questo punto di vista, aver potuto fare un viaggio di 10 giorni di “turismo responsabile” con Altromondo Onlus di Milano che ha attivato una guida locale creando l’agenzia Maya Voyage con Souleymane Yanoguè (00223.9017553 - italia@mayavoyage.com), un simpaticissimo giovane antropologo, primo laureato del suo villaggio Dogon Weré (dove non c’è scuola ed esiste solo un pozzo tradizionale), che ci ha aiutato a entrare in punta di piedi nella cultura africana (nella foto è ritratto mentre fa il gesto dell’accoglienza). Questo contatto potrebbe essere anche la premessa per un altro aspetto della cooperazione decentrata, quello del “turismo solidale” a cui, sognando insieme, si potrebbero aggiungere iniziative di produzione artigianale per le nostre botteghe del commercio equo, ad esempio aiutando le ragazze che fanno taglio cucito alla missione di Kati a creare una cooperativa per confezioni tessili, o sostenendo la lavorazione locale del prezioso burro di Karité e la trasformazione in creme per i nostri consumi.
L’ultimo giorno ci rechiamo al Ministero alla Direzione nazionale dell’idraulica, perché sappiamo che si terrà a breve (18-22 febbraio) la seconda Tavola rotonda internazionale sul tema dell’acqua in Mali SIDEAU-Salon de l’Eau, di cui cerchiamo documentazione. Incontriamo Dounanké Coulibaly (dounanke7@yahoo.fr) e scopriamo che è stato uno dei tecnici che ha partecipato due anni fa al programma della città di Torino Hydroaid, facendo un corso di formazione di 4 mesi. Visitiamo il laboratorio di analisi dove alcune stagiste stanno facendo formazione e rubiamo un po’ di tempo per chiedere informazioni. Con dei depliant veniamo in possesso dell’indirizzo WEB del ministero www.dnh-mali.org: c’è una dettagliata documentazione sul progetto GIRE (Gestion Intégrée des ressources en eau) con partner canadesi e si possono scaricare i risultati del primo SIDEAU 2004, il Piano della gestione idroecologica del bacino del Niger superiore con i Paesi Bassi ed il Piano nazionale di accesso all’acqua potabile 2004-2015, dove si stima che per garantire l’accesso all’acqua a tutti occorrerebbero cica 606 milioni di €. Secondo il Ministero, oggi nelle zone rurali del Mali vengono mediamente forniti al 62% della popolazione circa 20 litri al giorno a persona, con un punto moderno di approvvigionamento ogni 400 abitanti; nelle cittadine da 2.000 a 10.000 abitanti solo il 30% dispone di una fornitura d’acqua sommaria, mentre nelle città la media sale al 61%.
Leggiamo oggi sui quotidiani che l’Italia ha azzerato i fondi alle Agenzie dell’ONU per la Cooperazione: Unicef, FAO, ACNUR, UNDP e OMS. Diventa quindi vitale, se crediamo alla cooperazione internazionale, attivarci sia livello locale - dove il Coordinamento Provinciale per la Pace è una realtà con grandi potenzialità, nel quadro delle leggi della Regione Piemonte - che a livello europeo: in particolare il gruppo GUE-NGL al Parlamento Europeo ha sostenuto e partecipato al Forum di Bamako, dimostrandosi un partner sensibile per collaborare con i paesi in via di sviluppo nella loro progettualità di crescita sociale.
Paolo Rizzi : Comitato Territoriale Novarese Acqua (partner del Contratto Mondiale sull’acqua)
Laura Bergomi : Associazione per la Pace
laura.paolo2@alice.it 0321.957731 349.0753541 Laura 340.5273720 Paolo
Paolo Rizzi - Laura Bergomi