marzo 2006
L'in-"sostenibile" costo della politica
L'in-“sostenibile” costo della politica
Rattrista , nel già non confortante contesto di una campagna elettorale che cade in un momento decisivo per le sorti del Paese , inclusa la sorte ambientale , verificare come i temi dello sviluppo sostenibile , inteso come l’unico possibile per una realtà , l’italiana , che può avere prospettive minimamente competitive solo orientandosi alla ricerca esasperata della qualità , siano marginalizzati , se non del tutto assenti .
Rattrista ulteriormente , vedere come imperino pressapochismo e disinformazione a proposito degli unici argomenti di nostra abituale competenza su cui i leaders vengano interrogati : nucleare , inceneritori , grandi opere .
Tutte e tre le questioni si caratterizzano , in Italia , per un inquadramento non coerente con le linee dell’Unione Europea , per una abissale carenza di percorsi di pianificazione credibili e trasparenti , per l’assenza di strumenti terzi , indipendenti , di monitoraggio d’efficacia anche , ma non solo , ambientale , per costi elevatissimi , capaci di distrarre risorse già scarse da altre , assai più proficue , allocazioni ( si pensi in primis al vuoto pneumatico di azioni a favore della innovazione e della ricerca ) .
Nessuno , obiettivamente , può dirsi ignaro delle valutazioni ora sintetizzate , rispetto alle quali c’è la più piena disponibilità di molti esperti , immodestamente incluso chi scrive , al più ampio ed argomentato confronto pubblico .
Perché , allora , anche da parte di forze ed esponenti autorevoli del contendente che apparirebbe più attento alle ragioni della sostenibilità si avverte l’adeguarsi a falsi sensi comuni circa la assoluta necessità di dotare il Paese di infrastrutture logistiche , inceneritori e centrali a favore delle quali non si possono avanzare rigorose stime di utilità funzionale , economica , e men che meno ambientale ?
Perché non si ascolta Rubbia , e nemmeno Zorzoli , sui temi energetici , il Prof. Ponti del Politecnico di Milano sulla tratta TAV in Val di Susa , la Corte di Giustizia di Strasburgo e la Commissione Europea sull’incenerimento , l’ex-Commissario UE Monti sulla distrazione di incentivi per energie rinnovabili a favore di obsolete scelte di “mass burning” dei rifiuti ?
Sorge un dubbio , riandando con la mente a documentazioni peraltro disponibili in archivi pubblici , dalla Commissione Anselmi sulla P2 agli atti della Commissione Bicamerale d’indagine sul ciclo dei rifiuti , dai rendiconti di numerosi procedimenti giudiziari ( e non solo in epoca Mani Pulite ) agli atti della Commissione d’Indagine sull’omicidio di Ilaria Alpi e Myrian Hrovatin , dai dossiers raccolti da una miriade di Comitati ed Associazioni fino a grandi inchieste giornalistiche , anche recenti .
Il dubbio è che nel nostro Paese risulti sostanzialmente non sradicabile l’inviluppo di interessi che sottende quelle tematiche , interessi storicamente inscrivibili nell’elenco dei principali generatori di flussi di risorse finanziarie a favore del sistema politico così come è venuto strutturandosi dal Dopoguerra ad oggi .
Simili inviluppi esistono in molti altri paesi , ma nel nostro si connotano di peculiarità quale l’intreccio con l’economia criminale , che non consentono una assunzione pubblica di responsabilità politica nei confronti di scelte controverse , assunzione che trova la sua espressione più chiara nella scelta gollista in tema di sviluppo del nucleare civile , palesemente antieconomica , ma dichiaratamente necessaria ai fini della “grandeur” che abbisognava di una sua “Force de frappe” .
Quell’inviluppo si è nutrito per decenni della non visibilità , nella percezione del grande pubblico , dei settori citati .
Ora che quel velo di non informazione è comunque stato rotto dal crescere , ad esempio , del movimento ambientalista , il “Re” è diventato “nudo” , ma ha bisogno che i flussi non si interrompano ; se ne deve alimentare !
Ecco allora che passa al contrattacco pubblico ( segno peraltro della sua debolezza attuale ) , tentando di dividere la percezione sociale in frammenti da contrapporre gli uni agli altri , favorendo ulteriore disgregazione del tessuto democratico , per superare anche la soglia delle “Leggi-Obiettivo” in base all’assunto , già smentito in sede europea nei primi anni ’90 ( causa dei conflitti ambientali non è la sindrome NIMBY-“not in my backyard” , ma la NIMTO-“not in my terms of office” , lo “scaricabarile” istituzionale ben noto alle cronache nostrane ) , che la “gente” è irrazionale , emotiva , disinformata .
E no , signori , no!
La democrazia può riprendere senso solo in un contesto nel quale i costi della politica assumano , essi per primi , connotazioni di “sostenibilità” , oltrechè di trasparenza .
Riceviamo da Walter Ganapini, già assessore all’Ambiente del Comune di Milano e Presidente dell’Agenzia Nazionale per l’Ambiente, oggi Presidente di Greenpeace Italia, un intervento sul “costo della politica” che verrà pubblicato sul numero di marzo 2006 della Rivista “Valori” edita da Banca Etica e che volentieri diffondiamo.
Walter Ganapini