gennaio 2006
LA SCIENZA ISLAMICA E L’EUROPA (II): LA MEDICINA
La medicina è, assieme alla matematica, la scienza islamica che ha avuto maggiore influsso e diffusione nel Medio Evo occidentale. Le basi della medicina islamica, analogamente a quelle che poi saranno le basi della medicina medievale in Occidente, facevano riferimento soprattutto alla dottrina del medico ellenistico Galeno. I corpi sono composti da elementi (acqua, aria, terra e fuoco) e da umori (sangue, bile gialla, bile nera, flegma), ognuno dei quali ha la proprietà di essere o caldo o freddo e o secco o umido. Per esempio, la bile nera è calda e secca e il sangue è caldo e umido. Queste proprietà sono presenti nei singoli organismi in proporzione variabile. La salute consiste nell’equilibrio degli elementi e degli umori con le loro proprietà; mentre la malattia consiste nel loro disequilibrio. La terapia quindi risiede nel ristabilimento dell’equilibrio; per cui se un paziente è malato di febbri calde e secche, bisogna somministrargli medicamenti freddi e umidi.
Pur essendosi costituita su questi fondamenti tradizionali, la medicina islamica ha saputo sviluppare un efficace metodo di indagine e di analisi clinica. Abu Bakr Rhazes (m. 935), per esempio, fu uno sperimentatore esemplare e scrisse trattati originali, i primi del loro genere, sul morbillo e il vaiolo. La sua opera enciclopedica fu nota in Europa col titolo di Continens (Il contenitore). Il più celebre medico islamico fu tuttavia il filosofo Avicenna (980-1037) che scrisse un’opera magistrale dal titolo Qanun f’l-Tibb, cioè il “Regolamento della medicina”; ed infatti essa circolò in Europa col titolo di Canone. Con Avicenna, contrariamente a quanto pensavano i greci che la giudicavano una mera “arte” (simile cioè, ad esempio, alla sartoria o all’oreficeria), la medicina venne definita “scienza” e ad essa furono applicati i ragionamenti deduttivi. Mentre Rhazes era soprattutto un medico pratico, Avicenna fu in primo luogo un medico teorico e, accanto alle analisi dell’anatomia e delle malattie, suggerì di curare il corpo come un tutto unico, per esempio sottolineando la funzione dell’igiene e della dieta per il buon funzionamento di tutti gli organi. Anche l’altro celebre filosofo musulmano, Averroè (1126-1198), fu medico e scrisse il Colliget, un testo meno originale tuttavia di quelli di Rhazes e di Avicenna. Grande fama nel Medio Evo godette il persiano Ali Ibn Abbas al-Majusi (X secolo), noto in Occidente come Haly ben Abbàs. Il suo libro (in latino Pantegni) fu tradotto nell’XI secolo da Costantino Africano – probabilmente un arabo-musulmano convertito al cristianesimo – e rappresentò uno dei testi principali di studio nella scuola medica salernitana, la prima scuola medica “universitaria” dell’Europa medievale. Altri celebri clinici furono al-Zahrawi (Albucasis, XI secolo), il massimo chirurgo del Medio Evo (si praticava perfino la ricostruzione della cateratta con l’ago), e Abu Marwan Ibn Zuhr (Avenzoar, m. 1161), noto in specie per gli studi di igiene. L’egiziano Ibn Nafis (m. 1288) commentò Galeno e Avicenna e scoprì la piccola circolazione del sangue o circolazione polmonare. La medicina islamica inoltre trovò il suo luogo di pratica naturale negli ospedali, per la prima volta, rispetto all’antichità greca e romana, strutturati “modernamente” con reparti, turni di guardia medica e farmacie annesse. Già il califfo Harun al-Rashid (786-809) aveva inaugurato un ospedale a Baghdad, ma l’istituzione si diffuse poi dall’Egitto alla Persia. Un ospedale fondato in epoca mamelucca (fine XIII sec.) è tuttora funzionante al Cairo.
La medicina islamica fu insegnata nelle Università europee fino agli inizi del XVIII secolo. Basta pensare che il Canone di Avicenna fu tradotto ancora integralmente dall’arabo, in pieno Cinquecento, dal bellunese Andrea Alpago, medico della missione commerciale veneziana a Damasco. Lentamente però gli europei si svincolarono dalla tradizione antica e con uomini come Vesalio e Harvey fondarono una loro propria tradizione medica. Questa seppe sopravanzare quella islamica, che in verità rimase ancora per lunghi secoli legata alla immagine galenica, sia perché insegnata e coltivata in istituzioni scientifiche come le Università (sconosciute al mondo islamico), sia perché poté beneficiare del complessivo clima della rivoluzione scientifica.
MASSIMO CAMPANINI