POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
settembre 2005
KYOTO: PERCHÈ DOPO GLENEAGLES IL BICCHIERE È ANCORA TROPPO VUOTO
Venerdì 8 luglio si è chiuso nell’atmosfera surreale che tutti conosciamo, il vertice del G8 a Gleneagles, in Scozia, incentrato sui temi del clima (dei cambiamenti climatici) e della povertà. Davvero encomiabile il senso di responsabilità di Blair e del suo governo, la volontà di andare avanti, comunque, con i lavori; e su questo, giudizi unanimi. Pareri contrastanti invece sui risultati politici e pratici, sul merito dei temi in discussione. Ciò vale soprattutto per Kyoto, il Protocollo, la difficoltà di attuarlo, e di andare oltre. Qualcuno – pochi in verità - parla di una piccola ma significativa novità, soprattutto circa l’atteggiamento degli Stati Uniti, più in generale riferendosi al nuovo dialogo tra paesi industrializzati e quelli ad economica emergente. Che vedrà il prossimo appuntamento a novembre, sempre in Gran Bretagna, con l’obiettivo rinnovato di un’intesa per rallentare ed in prospettiva diminuire le emissioni dei gas clima-alteranti (i paesi emergenti – anche Cina ed India – sono oggi al di fuori degli accordi di Kyoto). E’ qui la piccola grande novità: sia gli emergenti che gli USA hanno accettato formalmente di iniziare a discutere del “dopo Kyoto”. Anche se paradossalmente George W. ed i suoi non intendono oggi affatto parlare “di Kyoto”, delle sue quote, degli obiettivi. Di quelli che Colin Powell, definì con ironia a Joannesburg, i timetables, gli scadenziari, la burocrazia, tanto cara, secondo loro, alla nostra vecchia Europa. Children don’t eat timetables, disse Powell. I bambini non mangiano scadenziari, fece sprezzante l’allora potente segretario di Stato, a sottolineare la necessità di passare a cose più serie, e che quelli ambientali erano per lui ed il suo capo solo problemi astratti, lontani dalla reali necessità dell’economia e dello sviluppo. Far parte del gruppo di paesi ad economia avanzata impegnati a ridurre la produzione di gas serra del 5,2% rispetto ai livelli di emissione del 1990, entro il 2012, avrebbe comportato troppi rischi, secondo i due Presidenti Bush. Già il padre aveva avanzato tutte le sue riserve circa la possibilità di compromettere con ciò il livello di benessere e gli standard di vita della società americana, con i suoi esagerati tassi di consumo pro capite di energia, i suoi sprechi, la sua voracità di risorse. E’ per questo che si sono utilizzate strumentalmente, quasi in maniera ostruzionistica, almeno fino al vertice di Gleneagles, le due tesi secondo cui
o In primo luogo non esistevano evidenze scientifiche che correlassero i cambiamenti climatici alla concentrazione di gas serra nell’atmosfera (si contestava anzi che ci fossero cambiamenti climatici in atto).
o In ogni caso la mancata attuazione del Protocollo di Kyoto da parte dei Paesi emergenti ne avrebbe vanificato gli obiettivi macroscopici.

Entrambe questo posizioni sono state rimosse – né sarebbe stato altrimenti possibile – in occasione del vertice scozzese. Sinceramente indifendibile la prima, pena la completa perdita di credibilità dal punto di vista scientifico da parte degli americani (nessuno scienziato serio era più disponibile a supportarli). E anche la seconda, nel momento in cui Cina, India, Messico Brasile e Sud Africa si rendono disponibili al dialogo su economia ed ambiente, e accettano, almeno in linea di principio di negoziare sui temi in agenda.
Permane invece inalterata, strenuamente sostenuta, la motivazione di fondo, voler evitare a qualsiasi costo il rischio che si possa anche solo minimamente intaccare l’intangibile benessere della popolazione degli Stati Uniti. Niente al mondo convincerà l’attuale leadership americana a recepire lo spirito e tanto meno la lettera, gli obiettivi numerici e quantitativi del protocollo di Kyoto se questo dovesse costare un dollaro in più al contribuente. Quello che Clinton era pronto a fare, sottoscrivere un accordo in cui siano messi nero su bianco quote e limiti di riduzione nelle emissioni, ma ancora di più accettare il principio defatigante del tavolo di confronto, della negoziazione multilaterale sui temi dello sviluppo sostenibile, tutto questo George W. non lo potrà accettare mai. A cosa serve allora la generica disponibilità al dialogo palesata a Gleneagles? E’ la domanda sconsolata delle organizzazioni ambientaliste. Per WWF e Friends of Earth, nulla di sensazionale nei fatti è accaduto al vertice scozzese. Pure secondo Legambiente nessun target, nessun impegno concreto o scadenza precisa è stato recepito. Caustico il suo presidente, Della Seta : “ …sostenere che i risultati del vertice siano positivi perché Bush ha finalmente riconosciuto che l’effetto serra esiste ci sembra davvero ridicolo… a otto anni dalla prima stesura del Protocollo di Kyoto oggi si scopre l’acqua calda.”
Forse davvero il bicchiere è ancora (troppo) vuoto.
Alberto Perrotti

 
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