edizione numero
283
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - MAGGIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
luglio 2005
NON TRASMETTIAMO AGLI ANIMALI LE NOSTRE FOBIE
Era il 1975 quando Peter Singer pubblicava per la prima volta «Liberazione animale», testo divenuto presto manifesto di un movimento diffuso ormai in tutto il mondo e che, dopo la lotta al razzismo, per l'uguaglianza delle razze, al sessismo per l'uguaglianza tra i sessi, identifica nello specismo e cioè nell'uguaglianza tra le specie l'ultima frontiera per una migliore armonia tra uomo e natura. Tale lotta intende cambiare il nostro modo di considerare gli animali e in ultima analisi noi stessi. Ma Peter Singer non avrebbe mai immaginato che la liberazione passasse per un percorso strano; da un lato continuiamo a rimuovere dalle nostre coscienze i maltrattamenti animali e a accettare allevamenti intensivi che non possono che produrre fenomeni come la mucca pazza o l'influenza dei polli, e che in ogni caso considerano l'animale come una cosa, mentre dall'altro abbiamo adottato alcuni animali come compensazione del malessere diffuso trasformando queste povere bestie in animali inebetiti che non possono più fare ciò per cui sono stati selezionati in natura.
Quindi se, sul fronte animali non domestici lo specismo è ancora ben lontano dal diventare un reale terna di discussione, sul fronte domestico questo è forse stato addirittura superato, con conseguenze però assolutamente diverse rispetto alle aspettative dei proprietari
L'umanizzazione spinta di questi animali, con nomi umani (all'anagrafe canina milanese risultano 57 Ambrogio) cimiteri, negozi di toelettatura, ecc., è purtroppo perfettamente in linea con le dinamiche comportamentali che affliggono le nostre società. Ma invece di prendere dagli animali alcuni comportamenti naturali che farebbero molto bene al nostro modello schizofrenico di vita e lavoro cerchiamo di trasferir loro le nostre fobie. Basterebbe una riflessione per farci capire che forse i nostri amici a quattro zampe hanno «pensieri e aspettative» molto diverse. Negli Usa, patria di quel modello efficientista che ostinatamente continuiamo a seguire ciecamente, ma dove spesso fortunatamente si sviluppa qualche anticorpo di difesa, un gruppo di zoologi e biologi ha evidenziato come la grande maggioranza degli esseri viventi trascorra la maggior parte del suo tempo non facendo assolutamente nulla; mangiano quando possono, si accoppiano quando natura comanda e solo saltuariamente obbediscono ad alcuni obblighi sociali. Difficile vedere in natura un animale depresso; purtroppo a Milano è esplosa anche la depressione canina, conseguenza inevitabile se i comportamenti del cane vengono interpretati come quelli di un uomo.
«Vita da milanese», si potrebbe dire, ribaltando la tradizionale concezione di «vita da cane» quando quest'ultimo stava all’aria aperta, giocava, dormiva e in poche parole faceva il cane. Oggi anche questo fedele amico dell'uomo è stato purtroppo fatto entrare nella modernità: non può più permettersi di essere felice.
Per gentile concessione dell’autore , articolo pubblicato l’1/05/05 sul Corriere della Sera
Francesco Bertolini