luglio 2005
Lo sviluppo delle strategie di gestione del rifiuto e del compostaggio in Cambogia: un nostro contributo alla sostenibilità ambientale
Un progetto su informazione tecnica, formazione di capacità e definizione delle norme di settore
Il Gruppo di Studio sul Compostaggio è stato coinvolto in un progetto ASIAPROECO sulla gestione sostenibile dei rifiuti in Cambogia. I progetti ASIAPROECO sono progetti finanziati dalla Unione Europea ed intesi alla cooperazione con i Paesi dell’area asiatica per lo sviluppo di criteri di sostenibilità nella gestione ambientale.
Il progetto (“Formazione di capacità e definizione delle politiche nel settore della gestione dei rifiuti in Cambogia”) offre assistenza tecnica al Ministero dell’Ambiente cambogiano (di recentissima costituzione) ed agli altri attori-chiave del sistema di gestione dei rifiuti, quali i Governatorati delle principali città, le Province, gli Ispettorati Ambientali, Associazioni ed altri operatori attivi nel settore.
Gli obiettivi specifici sono quelli di formare le capacità legislative, decisionali ed operative per attività sostenibili di gestione dei rifiuti, e di sostenere in prima istanza la definizione di Leggi, Regolamenti e Linee-guida di settore, oltre a promuovere la possibilità di attività-pilota
I partner nella gestione del programma sono l’Università di Weimar (che da tempo rappresenta uno dei “focal points” più autorevoli a livello europeo ed internazionale nel settore della gestione ambientalmente sostenibile dei rifiuti ), il Governo della Turingia (uno dei Land in cui è amministrativamente suddivisa la repubblica federale tedesca) e COMPED (“Cambogian Education and Waste Management Centre”) una Organizzazione cambogiana intesa allo sviluppo delle strategie locali di gestione dei rifiuti e di educazione ambientale, con particolare riferimento al compostaggio (gestisce infatti uno dei siti-pilota di compostaggio vicino alla discarica cittadina di Phnom Penh, in località Stung Mean Chey.
La gestione dei rifiuti non è oggettivamente il principale problema del Regno di Cambogia, la cui recente e drammatica storia (che ha registrato negli ultimi 30 anni e fino al 1995 diversi colpi di stato, guerre civili, periodi di dittatura feroce sotto il regime dei Khmer Rossi, durante il quale diversi milioni di cambogiani vennero trucidati dal regime stesso) ha lasciato profonde tracce nella cultura locale, uno dei cui principali problemi è la ricerca di una riconciliazione nazionale; tuttavia, la gestione corretta dei rifiuti sta diventando progressivamente un mattone importante nella definizione delle strategie di sostenibilità ambientale, a partire dai centri cittadini di Phnom Penh (la capitale) e Siem Reap (la città vicina al magnifico complesso di templi di Angkor Wat, Patrimonio dell’Umanità e unica attrazione turistica attualmente di un certo rilievo in Cambogia, il cui profilo è riportato con giusto orgoglio sulla bandiera nazionale della Cambogia).
Per il conseguimento dello scopo, uno degli approcci specifici del progetto è stata la costituzione di alcune Task Force locali intese a definire temi, regolamentazione e documenti tecnici specifici sui seguenti problemi, individuati come prioritari:
- definizione della Strategia Nazionale di gestione dei rifiuti (“Waste Management Master Plan”, la cui preparazione è prevista esplicitamente dal Decreto sui Rifiuti)
- condizioni per la gestione delle discariche e sistemi di pretrattamento per la riduzione della pericolosità delle stesse (allo stato attuale i sistemi di protezione ambientale delle discariche sono molto semplici o del tutto assenti, ed il percolato viene generalmente recapitato in comparti ambientali aperti come il suolo dei terreni vicini e di conseguenza la falda)
- gestione dei rifiuti biodegradabili e compostaggio
- gestione dei rifiuti pericolosi
- informazione ed educazione ambientale; la creazione di una “waste awareness”, ossia una consapevolezza del problema-rifiuti, è essenziale in una società che sinora non ha sostanzialmente avvertito il problema, dato che si basava su una economia di sussistenza e prettamente agricola, ma in cui la recente urbanizzazione ed industrializzazione in certe aree, oltre all’auspicabile sviluppo economico complessivo, sta facendo crescere gli effetti indesiderati della creazione di rifiuti.
Operativamente, il progetto prevede due missioni di “training” locale (ognuna di una settimana, già eseguite nel Giugno e nell’Agosto di quest’anno), la conseguente istituzione e training delle task force locali e la successiva assistenza tecnico-scientifica (anche a distanza). Una missione intermedia (a febbraio 2005) ed una finale (autunno 2005) serviranno a “cesellare” il lavoro sino ad allora svolto dalle task force con il nostro supporto a distanza, ed a presentare i risultati finali al Ministro dell’Ambiente.
Coerentemente con le sue competenze ed attività principali, il nostro Gruppo di Studio sul Compostaggio è impegnato principalmente sulla definizione di temi, problemi, strategie e strumenti nel settore della gestione del rifiuto biodegradabile, ed in particolare nella definizione dell’approccio strategico e tecnico relativo a
- raccolta differenziata
- compostaggio
- trattamento meccanico-biologico, per la riduzione degli impatti collegati alle discariche, che ad oggi rappresentano l’unica soluzione per lo smaltimento del rifiuto (laddove il rifiuto viene raccolto, come negli insediamenti di medie e grandi dimensioni)
Il compito specifico assegnato ai nostri tecnici si è immediatamente rivelato di importanza fondamentale. In effetti, in base ai pochi dati disponibili (le analisi merceologiche nella città di Phnom Penh) lo scarto alimentare rappresenta circa il 65% del rifiuto (mentre un altro 7% è rappresentato da “scarto vegetale e legnoso”, ugualmente compostabile) – percentuali tipiche di una economia ancora in larga parte di sussistenza. La percentuale è verosimilmente ancora maggiore nelle aree a connotazione rurale.
I modelli di raccolta differenziata da tempo promossi dai nostri tecnici, e che hanno conseguito successo operativo (ben noto ai nostri lettori) in tutta Italia ed in vari altri Paesi Europei soprattutto per il contenimento dei costi, si mostrano particolarmente vocati – una volta considerati i necessari adattamenti alla situazione specfica – alla situazione locale, a motivo del fatto di valorizzare particolarmente la manualità del lavoro umano invece degli investimenti in tecnologia (che rappresentano oggettivamente un problema in un Paese la cui economia è ancora asfittica e dipende largamente dalla disponibilità di aiuti internazionali, per i quali ovviamente ci sono altre priorità, quali sanità, educazione, ecc.).
Assieme alla valorizzazione dello scarto biodegradabile mediante compostaggio, il trattamento meccanico-biologico del rifiuto residuo si rivela una strategia importantissima per ridurre subito – e drasticamente – gli impatti collegati alla collocazione del rifiuto indifferenziato in discarica; offre infatti una soluzione immediata, relativamente semplice (sistemi low-tech per il trattamento sono facilmente predisponibili) e poco costosa – soprattutto se confrontato con la potenziale alternativa dell’incenerimento, ancora meno razionale in Cambogia per la struttura relativamente dispersa della popolazione.
Il Regno di Cambogia è in pratica esistente nella forma attuale solo dal 1993 , ed il neo-istituito Ministero dell’Ambiente ha ovviamente avuto la possibilità di definire solo gli atti fondativi della strategia di protezione ambientale. Nel settore dei rifiuti, ad oggi un solo “sub-Decreto” definisce gli aspetti fondamentali quali la nozione di rifiuto e la necessità di controllo, ma rimanda strategie e dettagli tecnici a successive regolamentazioni specifiche. Per il suo carattere innovativo e strategico (in quanto potrebbe dare risposta proprio alla necessità di definire le strategie complessive e le regolamentazioni tecniche), il programma di lavoro cui partecipano i nostri tecnici è stato riconosciuto ufficialmente dal Ministero competente, al cui supporto sono sostanzialmente indirizzati i risultati.
La fine del progetto è prevista per la seconda metà del 2005. Visto il particolare significato del progetto, torneremo verosimilmente sull’argomento nel prosieguo delle attività.
Gruppo di Studio sul Compostaggio