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ottobre 2008
IL MONDO DEGLI INSETTI
Gli Ortotteri
Il nome Ortotteri deriva dalle parole greche orthos che significa “diritto o rigido” e da pteròn che significa “ala” ; il suo significato si riferisce alla rigidità delle ali anteriori.
Quest’ordine è suddiviso in due sottordini: gli Ensiferi che possiedono lunghe antenne filiformi, organi timpanici sulle tibie anteriori e femmine con un lungo ovodepositore e i Celiferi che hanno invece antenne più spesse, corte o di media lunghezza, organo timpanico post lateralmente alla base dell’addome e ovopositore breve. Al primo gruppo appartengono i grilli, mentre al secondo le cavallette e le locuste.
In generale gli ortotteri sono insetti di grandezza medio-grande, con un corpo piuttosto robusto, un capo arrotondato e massiccio, con un apparato boccale di tipo masticatore; hanno due grandi occhi composti e molte specie posseggono due o tre ocelli e antenne più o meno lunghe. Il terzo paio di zampe posteriori è più sviluppato rispetto alle altre, possiedono potenti muscoli e sono adattate al salto; all’estremità sono presenti unghie robuste. Non tutte le specie sono adattate al salto, il grillo per esempio tende a spostarsi camminando.
In molte specie le ali sono ridotte, ma quelle in cui sono presenti sono ben sviluppate con quelle anteriori più dure e chiamate tegmine; quelle posteriori invece sono più delicate e membranose, a riposo sono ripiegate sotto quelle anteriori.
Gli ortotteri non sono dei buoni volatori, usano di solito le ali per compiere brevi spostamenti prolungando e aiutando l’effetto del salto; solo le locuste compiono grandi spostamenti e possono volare anche per due o tre giorni consecutivi, coprendo distanze di alcune centinaia di chilometri.
Il suono che questi insetti emettono è un aspetto moto affascinante; esso è prodotto mediante lo sfregamento di una parte del corpo chiamata “archetto”, che è posizionata sulle zampe posteriori nei Celiferi o sull’ala posteriore negli Ensiferi, contro un’altra parte del corpo chiamata “cresta stridulante”, posizionata sempre sull’ala. Il processo di stridulazione avviene grazie allo sfregamento dell’archetto, provvisto di una serie di dentelli, contro la cresta stridulante; questo sfregamento produce delle vibrazioni sonore che possono avere intensità e lunghezza differenti per ogni specie.
Tutte queste stridulazioni sono effettuate soprattutto dai maschi e sono in rapporto al comportamento sessuale, indicando rivalità, richiamo nei confronti dell’altro sesso, corteggiamento e anche l’avvicinarsi dell’accoppiamento.
In rapporto all’ampia gamma di suoni emessi, gli ortotteri possiedono anche organi uditivi particolarmente sviluppati che sono situati alla base delle tibie anteriori negli Ensiferi e alla base dell’addome nei Celiferi.
Negli Ensiferi la deposizione delle uova, sempre deposte singolarmente, avviene per mezzo di grandi ovodepositori nel suolo oppure in parti vegetali, come fusti e lamine fogliari; nei Celiferi, invece vengono deposte unite in piccoli gruppi.
Alla schiusa fuoriesce una piccola larva simile ad un bruco che una volta fuoriuscita all’aperto, si libera della sottile lamina che la ricopriva, e compare un ortottero in miniatura. Durante la crescita questa non subisce una metamorfosi completa, bensì un accrescimento graduale senza compiere cambiamenti di forma, ma, piuttosto, attraverso numerose mute raggiunge lo stadio adulto. L’unico cambiamento vero consiste nell’acquisizione delle ali, nelle specie in cui queste sono presenti.
Il ciclo vitale degli Ortotteri si svolge nel giro di un anno: gli adulti muoiono in autunno e lasciano le uova deposte a passare l’inverno, dopodiché queste schiuderanno e formeranno la nuova generazione l’anno successivo.
Gli Ortotteri hanno la tendenza al gregarismo, formando sciami di milioni di individui; la formazione di questi enormi gruppi e la ridotta disponibilità di cibo provocano spesso grandi migrazioni che tanto danno possono recare ai raccolti e alle piantagioni.
Tra le specie europee più comuni si ricordano il grillo campestre (Gryllus campestris) e il grillo domestico (Acheta domestica), tra le cavallette la Arcyptera fusca e la Acrida mediterranea tipiche delle aree mediterranee, e tra le locuste la locusta migratoria (Locusta migratoria)e la locusta o cavalletta del deserto (Schistocerca gregaria), la prima diffusa in tutto il mondo tranne che nelle Americhe e la seconda diffusa in Europa, Africa settentrionale e occidentale.

Il grillo più famoso è quello di Pinocchio; nelle Avventure di Pinocchio, Carlo Collodi si ispirò alla credenza secondo la quale il grillo del focolare avrebbe la proprietà di proteggere la famiglia in cui vive. Così racconta: quando Pinocchio rientrò a casa, poco dopo che il povero Geppetto era stato condotto ingiustamente in prigione, sentì risuonare in cucina un cri-cri-cri. Si voltò e vide un grosso grillo che saliva lentamente per la parete della cucina. “Io sono il Grillo parlante e vivo in questa stanza da più di cent’anni”. Il burattinaio prepotente gli intimò di sloggiare subito. “Non prima di averti detto una grande verità” ribattè la bestiolina, sciorinandogli l’usuale rimprovero rivolto ai ragazzi che si ribellavano ai genitori e invece di andare a scuola preferivano bighellonare per le campagne, e soggiungendo: “Per tua regola, tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono quasi sempre all’ospedale o in prigione”. Le ammonizioni del Grillo parlante fecero infuriare Pinocchio che, afferrato sul banco un martello di legno, lo scagliò contro la povera bestiola: “Forse non credeva nemmeno di colpirlo; ma disgraziatamente lo colse per l’appunto nel capo, tanto che il povero grillo ebbe appena il fiato di fare cri-cri-cri e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete”.
Il grillo può essere piccolo e gracile, tanto che ha ispirato alcuni modi di dire come: “fine come un grillo” intendendo una persona magra; “mangia come un grillo” se una persona mangia poco. In riferimento al suo verso il grillo ha suscitato l’immagine di una persona capricciosa, con idee eccentriche e la si indica dicendo: “ha molti grilli per la testa”.
A Firenze nel parco delle Cascine si celebra, nel giorno dell’Ascensione, la festa del grillo, per ricordare l’invasione di questi insetti avvenuta nell’estate del 1584.
Il grillo appare anche nell’araldica italiana, cioè quella disciplina che studia stemmi ed emblemi di famiglie e di comunità, nello stemma dei Marchesi del Grillo, di origine genovese e che si trasferirono in Toscana e poi a Roma nel XVII secolo.
La cavalletta, insieme alla locusta (Locusta migratoria) hanno simboleggiato nella cristianità medievale i demoni devastatori. Fin dall’antichità hanno avuto il significato di distruzione e morte, come riportato nella Bibbia; nell’Esodo si descrive l’invasione delle cavallette come l’ottava piaga dell’Egitto: “Le cavallette salirono su tutto il paese d’Egitto e si posarono su tutto il territorio d’Egitto in gran quantità […]. Coprirono la superficie di tutto il paese e oscurarono la terra: mangiarono tutta l’erba e la terra, ogni frutto dell’albero lasciato dalla grandine; niente di verde restò sugli alberi e sull’erba del campo in tutto il paese d’Egitto”.
Alcuni sostengono che la specie responsabile di questo disastro biblico sia la Schistocerca gregaria, in quanto si sono osservati sciami di circa 1.000 km2 che si è calcolato fossero costituiti da 40.000 milioni di individui.
Nell’Apocalisse le cavallette si trasformano in esseri fantastici, con il compito di torturare con atroci punture gli esseri umani privi del sigillo di Dio, lasciando stare qualsiasi altro essere vivente.
Altri significati attribuiti alle cavallette sono quelli dell’eresia, dei seminatori di discordia, dello spirito d’indisciplina, dell’invidia, della superbia e infine delle schiere di diavoli quando si presentano in massa.
Le cavallette sono apprezzate anche come cibo, soprattutto nei paesi orientali; nell’antichità erano già utilizzate a questo scopo e venivano per esempio servite nei banchetti di Assurbanipal, re d’Assiria dal 668 al 626 a.C. In Etiopia si racconta di famigerati mangiatori di locuste; ebrei e mussulmani le consideravano un cibo puro, in quanto si nutrivano solo di vegetali.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti

 
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