giugno 2021
LE COMUNITA’ ENERGETICHE
Sono ormai tante le case, i condomini, le aziende che si sono dotate di strumenti per la produzione ed il consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili, sino ad ora ciò era possibile da parte di utenze singole o plurime se residenti in un condominio, oggi si potranno costituire “Comunità energetiche” ovvero clienti finali residenziali, pubblica amministrazione e PMI (esclusi soggetti professionali del mondo energia) che possono associarsi e autoconsumare energia prodotta da uno o più impianti da fonti energia rinnovabile; per condividere l’energia prodotta, gli utenti possono utilizzare le reti di distribuzione già esistenti. ( Arpat news).

Cittadini, imprese e attività commerciali possono dunque produrre, scambiare e gestire l’energia elettrica prodotta da un impianto messo a disposizione da uno o più soggetti che partecipano alla Comunità; per aderire alla Comunità energetica si stipula, con i proprietari dell’impianto che condivide l’energia extra prodotta dai pannelli fotovoltaici, un contratto che stabilisce, tra le altre cose, le modalità di condivisione dell’energia stessa.
Gli impianti utilizzati, oltre ad essere esclusivamente alimentati da fonti rinnovabili, possono raggiungere una potenza massima complessiva di 200 kW; in ciascuna Comunità, però, ci possono essere più impianti di produzione.


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Una prima soluzione utilizzata in Italia sono stati i sistemi di accumulo da collegare ai propri impianti fotovoltaici, così da consumare l’energia al bisogno.

Oggi si potrà costituire una Comunità energetiche secondo le indicazioni previste dalla Direttiva 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili - RED II (art. 21 e 22) ed introdotte in Italia dal DL 162/2019 (art.42 bis).

Il 20 aprile scorso è stata tra l'altro approvata definitivamente dal Parlamento la Legge di delegazione europea 2019-2020 che rende operative le disposizioni della Direttiva RED II e nel Recovery plan, approvato il 27 aprile dal Parlamento, sono stanziati appositi fondi (2,2 miliardi) proprio per le Comunità energetiche e l'autoconsumo.


Secondo le stime dello studio Elemens per conto di Legambiente (“Il contributo delle Comunità Energetiche alla decarbonizzazione“ SCARICABILE QUI), il potenziale attuale è stimato in circa 11 GW ed è relativo in gran parte allo sviluppo di impianti fotovoltaici su edifici condominiali, ma recependo a pieno la direttiva RED II il perimetro delle Comunità energetiche potrebbe allargarsi, permettendo la realizzazione di altri 6 GW di comunità (soprattutto fotovoltaico).

In Italia queste Comunità si vanno sempre più diffondendo anche come conseguenza delle tante iniziative connesse al SuperBonus 110% .
Gli interventi previsti dal 110%, prevedono il raggiungimento di due migliori classi di rendimento energetico anche attraverso la installazione di pannelli fotovoltaici, ampliando di molto tali realizzazione sui tetti delle case di residenza; come conseguenza di ciò, viene da sè, spesso con la collaborazione dei comuni, la ricerca di partners per la costituzione di dette Comunità Energetiche.

Da segnalare l ‘ iniziativa di Legambiente e Homers, una società benefit spin-off del Politecnico di Torino, per avviare esperienze di cohousing e di comunità energetiche su tutto il territorio nazionale per favorire la rigenerazione urbana. Si parte dal sud Italia, con sperimentazioni a Messina, Taranto e Napoli.
“Avviare su tutto il territorio italiano esperienze di cohousing e di comunità energetiche rinnovabili partendo dal sud Italia, con sperimentazioni a Messina, Taranto e Napoli”

E’ questo l’obiettivo del progetto synoike? ovvero rigenerare alcune parti di città in difficoltà attraverso, ad esempio il riuso di immobili dismessi pubblici e privati a fini abitativi, con l’integrazione di spazi per il cohousing, di lavoro, produzione, servizio e cultura condivisi e aperti al territorio.

Un modo per riconoscere al tempo stesso il valore strategico che «cohousing» e «comunità energetiche rinnovabili» forniscono allo sviluppo sostenibile dell’Italia.

“Con questo tipo di interventi – spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – vogliamo contribuire a dare una risposta in forma innovativa a una domanda di abitazione di persone a basso reddito che oggi non trova risposta, per il limitato numero di edifici di edilizia residenziale pubblica e per i prezzi di mercato.

Nelle città italiane, in particolare del sud, è presente un vasto patrimonio che si trova in uno stato di abbandono e che può essere recuperato con progetti di abitare condiviso.

Con progetti di questo tipo puntiamo anche a dimostrare come che è possibile affrontare il tema della crescente povertà energetica presente nel nostro Paese.

Ossia di oltre 2 milioni di famiglie in Italia che non riescono a pagare le bollette del riscaldamento o della luce. Riqualificare il patrimonio edilizio puntando a ridurre fino ad azzerare i fabbisogni di energia per riscaldamento e raffrescamento, autoproducendo e condividendo l’energia prodotta da pannelli solari, è la strada più efficace e lungimirante per affrontare i problemi delle città italiane e aiutare le famiglie in difficoltà”.

“Ricostruire nuclei di comunità a partire dalla scelta di abitare insieme non significa solo promuovere in nuove forme ed autonome il diritto alla casa – afferma Matteo Robiglio, Presidente di Homers – vuole anche dire praticare una urbanistica rigenerativa, a consumo di suolo zero, fatta non di vincoli e conservazione, ma di riuso, economia circolare, innovazione tipologica e ritrovata bellezza.

L’esperienza della pandemia ci ha mostrato quanto i nostri spazi abitativi e urbani debbano essere ripensati, proponendo nuove configurazioni tra casa e lavoro, tra interno ed esterno, tra privato e condiviso, e incorporando in modo intelligente nuove tecnologie energetiche e digitali nel tessuto esistente delle nostre città.”
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Con questo progetto, Legambiente e Homers adottano un approccio integrato per la promozione e l’erogazione di servizi tecnici e di accompagnamento, che supportino e stimolino la nascita di esperienze reali di cohousing e comunità energetiche rinnovabili.

Costruendo esempi e diffondendo buone pratiche che dimostrino come concretizzare obiettivi di costruzione ecologica, rigenerazione urbana e territoriale, sviluppo locale, inclusione sociale e lavorativa; impegnandosi nell’individuare e cogliere le opportunità offerte da fondi strutturali, bandi competitivi, accordi con istituzioni, partenariati con pubbliche amministrazioni, enti religiosi, terzo settore, cooperazione, sindacati, selezionate imprese del settore costruzioni, utility energetiche.

Ciò viene a costituire una nuova forma di socialità di tipo strutturale senza alcuna erogazione di contributi alle singole persone, ma puntando ai centri di costo nel loro formarsi al fine di ridurne l’entità od eliminarli.



Fonti:
Arpanews,
Legambiente.

Sergio Saladini

 
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