giugno 2021
ZINO PENSIERO: CITAZIONI.
Lo scrivere citando: intrecci espliciti ed impliciti nel “Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia” di Leonardo Sciascia.
Leonardo Sciascia fu un lettore compulsivo nelle prime esperienze di scolaro, poi di studente e infine da adulto. I risultati delle sue letture sono disseminati in tante sue opere: ne costituiscono il lievito.

Compaiono in diretta trascrizione, si nascondono, sono di nicchia o si rivolgono solo ad attenti ed esperti lettori.
D’altro canto, uno scrittore, compiaciuto del proprio operato, prova soddisfazione nell’atto del citare, che poi, in fin dei conti, non significa altro che trovare importanti e sicure conferme in scritti analoghi, e, talvolta, più autorevoli dei suoi.

A monte, le letture citate da Sciascia sono operate con criterio selettivo di sintonia artistica e di afflato etico, che, per tradursi in un atto di scrittura, trovano successivamente un ulteriore appoggio nelle vicende storiche contemporanee o in quelle che hanno per teatro il passato, (ma poi assumono un valore paradigmatico!). Trova riscontro nelle sue opere la sua personale esperienza di uomo pubblico o di perspicace, acuto osservatore della contemporanea realtà politica, culturale, artistica.

Il “Candido” di Leonardo Sciascia è caratterizzato da un diffuso citazionismo.
Ben ventiquattro testi sono citati nel “Candido”. Non si tratta di testi interi, ma di florilegi che confermano quanto lo scrittore proponga con il suo scritto.

Tre testi in particolare svolgono una funzione determinante perché spiegano certi passaggi emblematici del libro.

Il libro di Yves Bonnefoy, Un sogno fatto a Mantova assume il ruolo di un alter ego della stessa struttura portante della narrazione sciasciana, come avviene, del resto, con il “Candide” di Voltaire, che nello stesso tempo può essere definito un punto di partenza e, poi, per scelta, di distacco, come succede al figlio nei confronti del padre.

Dostoevskij, Il villaggio Stepancikovo e i suoi abitanti induce lo scrittore ad inventare la pantomima dello scontro, da parte di Candido, con il segretario della sezione del suo partito.
Candido in una fase concitata della riunione lo definisce Fomà Fomic. Il segretario fa finta di conoscere il personaggio, ma poi si rivolge alla gerarchia culturale del suo partito per decidere l’atteggiamento che lui doveva tenere nei confronti di Candido.

Nessun rappresentante della gerarchia culturale conosceva il personaggio di Fomà Fomic; alla fine solo uno sconosciuto slavista chiarisce tutto. Il segretario solo allora comprende di essere stato dileggiato ed espelle Candido dal partito.

Queste tre citazioni hanno una diretta funzione strutturale nella complessiva impalcatura del libro. Ma bisogna aggiungerne ancora altre che sono ugualmente presenti, ma non hanno la stessa funzione delle prime tre.

Venti citazioni esplicite o implicite. Certe volte Sciascia riporta qualcosa; certe altre volte opta per una semplice allusione.

Naturalmente, lo scrittore non copia da altri; la sua citazione è di conferma a quanto sta scrivendo e serve anche a proporre al lettore un’utile riflessione sul senso stesso dello scrivere; affiorano in forma spontanea dei rimandi, che sgorgano spontanei come una polla d’acqua affiorata inaspettatamente sulla superficie o su un muro.

Spesso la citazione è inglobata direttamente nel testo e non ne è citato argutamente e perfidamente l’autore; in questo caso lo svelamento della citazione può avvenire solo da parte di chi conosce per esperienza diretta il testo stesso.

Ma, ai nostri giorni, in molti casi se si individua la citazione, Google può essere utile per reperire la fonte.
Un evidente occhieggiamento alla fonte ispirativa del libro di Sciascia compare con la ripetizione di una scena descritta da Voltaire in “Candide” e ripresa da Sciascia in traduzione quasi letterale.

“Cunégonde laissa tomber son mouchoir, Candide le ramassa; elle lui prit innocemment la main; le jeune homme baisa innocemment la main de la jeune demoiselle avec une vivacité, une sensibilité, une grâce toute particuliaire; leurs bouches se rencontrèrent, leurs yeux s'enflammèrent, leurs genoux tremblèrent, leurs mains s'égarèrent.”

Traduzione di Sciascia: ”Le sfuggì di mano; o se lo lasciò sfuggire. Planò sul tappeto. Candido lo raccolse. Lei gli prese innocentemente la mano, Candido innocentemente baciò la mano di lei con una vivacità, una sensibilità e una grazia particolarissime; le bocche si incontrarono, gli occhi si accesero, le ginocchia tremarono, le mani si smarrirono.”


Apparso anche su Internet e Pubblicato su La Sicilia del 25 aprile 2021

Zino Pecoraro

 
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