gennaio 2021
ZINO PENSIERO - NOVELLA, ATTO UNICO, OPERA LIRICA: DA PIRANDELLO A MICHELE LIZZI.
Un intreccio esistenziale, un fascio di ricordi della propria adolescenza legano due artisti agrigentini che vissero all’incirca negli stessi luoghi e poi, una volta diventati adulti, si sono ritrovati a dovere gestire in comune il ricordo di una festa che si svolgeva nella città di Agrigento nei pressi della Chiesa di San Nicola: la Sagra del Signore della Nave.

Una festa singolare che nasce come genuino, sentito ringraziamento per quei marinai che in frangenti particolarmente pericolosi rivolsero dei voti al Signore della Nave per chiedere la salvezza. Così era successo ad una nave che naufragò.

Ma in quella nave era attaccato proprio quel Cristo, quello che ancora si può contemplare nella Chiesa di San Nicola.
Un Cristo offeso nel corpo con lividi e strisce di sangue, ma con spropositate braccia protese ad un salvifico abbraccio.
Proprio questo Cristo col corpo martoriato riuscì a portare in salvo i naufraghi che a questa unica risorsa vollero aggrapparsi.
Questa leggenda costituisce l’aspetto religioso, pedagogico della festa.

Ma esiste anche una seconda parte della Sagra che, al contrario della prima, si caratterizza per la sguaiataggine, per l’eccesso, per manifestazioni orgiastiche più che religiose.
La festa cade nella prima settimana di settembre, quando dopo la sospensione del consumo di carne di maiale nel periodo estivo, si riprendeva la solita scanna dei porci.

Nei luoghi circostanti alla Chiesa di San Nicola di Agrigento si svolgeva la truculenta macellazione delle bestie e il successivo consumo da parte dei partecipanti.
Religione, silenzio, raccoglimento da una parte; urla, liti, esagerate bevute di vino, consumo spropositato di carne di maiale.
E dopo il totale abbandono dei freni inibitori, un inaspettato ritorno alla ricomposizione fisica e psicologica dettata dall’elemento religioso: una strana e curiosa processione di avvinazzati e di satolli.

Pirandello prima scrisse sulla festa due novelle “Pallino e Mimì” e “Il Signore della Nave” e poi fece confluire il tema in un atto unico “La Sagra del Signore della Nave”.
Rita Capodicasa alla vicenda che lega lo scrittore Pirandello al compositore Michele Lizzi, tutti e due gravitanti nell’orbita della città di Agrigento e poi volati per altri lidi, ha dedicato un bel libro edito da Sinestesie.

Il libro è originale e profondo dal punto di vista dell’analisi perché l’autrice unisce una competenza letteraria ad una sicura conoscenza tecnica e storica della musica, oltre che vantare una esperienza collaudata come concertista.
Il primo pregio del libro consiste nella analisi, dal punto di vista della struttura letteraria, delle tre versioni del testo.

La prima consiste nella novella “Il Signore della nave” che poi Pirandello amplia e ristruttura per l’Atto Unico “La Sagra del Signore della nave”; in questa fase sono prese in esame le due diverse tipologie del linguaggio e poi la capacità di Pirandello di imprimere al testo teatrale una coralità ampia ed articolata nella rappresentazione di una festa popolare.

Michele Lizzi, il compositore della musica, opera anch’egli una sua rivisitazione del testo pirandelliano, anche se con interventi mirati a sottolineare gli aspetti musicali.
Il libro poi si sofferma con copiose ed approfondite argomentazioni ad esaminare l’Opera lirica scritta da Michele Lizzi.
Questo aspetto conferisce al testo, appena edito, una grande validità perché consente di percepire passo passo tutte la varie scelte musicali operate da Lizzi, per sottolineare le caratteristiche della Sagra.

Non manca nel libro il puntuale riferimento alle fasi della preparazione della rappresentazione dell’Opera Lirica, alle prove, agli spartiti, alle note giornalistiche di commento alle rappresentazioni svoltesi al Teatro Massimo di Palermo.
Un passo che denota la singolare prerogativa del libro, cioè la contemporanea attenzione all’aspetto letterario e al risvolto musicologico è dato dal riferimento al suono dei tamburi che nell’Atto unico pirandelliano è reso con il ricorso ad una forma fonosimbolica: Brum brumbrùm brumbrùm brumbrù/Brà brabrà brabrà brabrà/Brùmmiti brùmmiti brùmmiti brù/Bràbbiti bràbbiti bràbbiti brà.
Naturalmente queste cadenze trovano una resa sonora e stentorea nell’opera del maestro Lizzi che riempie il palcoscenico di sonorità forti e coinvolgenti.

Il libro di Rita Capodicasa, che gode della prefazione del prof. Rino Caputo, studioso di Pirandello e fondatore della rivista “Pirandelliana”, vuole essere anche un modo per rimettere in auge e fare conoscere l’attività creativa del Maestro Michele Lizzi, nato ad Agrigento, città alla quale fu molto legato e che poco ha fatto per ricordarlo.


Pubblicato anche su facebook e su La Sicilia del 6 dicembre
Zino Pecoraro

 
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