agosto 2019
ZINO PENSIERO: L' INASPETTATO E IMPREVISTO PIRANDELLO: UNA SENSUALITA' SBOCCATA E LA VERECONDIA DEL VECCHIO
“Ed ecco, ora egli le accostava le dita alla bocca; le rovesciava delicatamente il labbro inferiore e annegava lì, nell’interno umidore, un bacio caldo, lungo, d’infinita dolcezza.
Ella serrava i denti, s’interiva tutta per dominare il tremito, il fremito del corpo; e allora egli prendeva tranquillamente a denudarle il seno, e … Che c’era di male? No no, nulla, nulla di male.

Ma … oh Dio, no … egli s’indugiava perfidamente nella carezza … no , no … troppo … e … Vinta, perduta, dapprima senza concedere, cominciava a cedere, non per forza di lui, no, ma per il languore spasimoso del suo stesso corpo; e alla fine … Ah! Balzò dal sogno convulsa, disfatta, tremante, piena di ribrezzo e d’orrore.” (L. Pirandello, Tutte le novelle a cura di L. Lugnani, vol. III, La realtà del sogno, p. 73).

Pirandello e la sensualità, ma una sensualità che si sviluppa e si accende nel sogno, in un sogno appassionato, indimenticabile tanto che la donna, protagonista di questa novella, passa dal sogno alla realtà quando incontra, a casa sua e in presenza del marito, “l’amico prezioso”, protagonista dello stesso sogno e che aveva espresso delle opinioni audaci sul conto delle donne che all’apparenza sembrano timide e pronte al rossore, ma che in realtà sono divorate da una accesa ed incontrollabile sensualità.

La donna aveva sognato che fosse proprio “l’amico prezioso” a spingere il suo corpo verso una prorompente e focosa sensualità. Ora, l’effetto del sogno la spinge verso “l’amico prezioso” in uno stato di confusione tra realtà e sogno.
Nel passo, prima riportato, Pirandello usa ben otto volte i puntini di reticenza, a segnare il confine tra il dicibile e l’indicibile: meglio il sottinteso, l’immaginato che il descritto minuziosamente.

I puntini di reticenza sono collocati strategicamente in fasi particolari dell’approccio sensuale: a denudarle il seno, e …; Ma … oh Dio, no … (una sorpresa che sa di implicito assenso); s’indugiava perfidamente nella carezza … no, no … troppo … e … (in questo caso la congiunzione “e” possiede una poderosa forza narrativa!); e alla fine … Ah! (la fase culminante di tutto).

Una sensualità sognata, ma che denota una certa pratica dei preliminari e della seduzione. In questa novella, pubblicata, per la prima volta, nel novembre del 1914, Pirandello fa i conti, come raramente avviene nella sua opera, con la sensualità, con la legittima o illegittima attrazione sessuale, che costituisce il sotterraneo motivo conduttore di tante trame sviluppate in numerosi testi: romanzi, novelle, testi teatrali.

Infatti, la carica sessuale rappresenta un motore di situazioni che degenerano e per le quali, alla fine, occorre trovare una ricomposizione sociale che non sempre riesce come si vorrebbe : equilibrio reale o artificiale.

Pirandello raramente indugia sui particolari e anche in questo caso si rifugia sul non detto, sui puntini di reticenza per ottenere l’effetto di sollecitare l’immaginazione del lettore o dello spettatore, piuttosto che soffermarsi sui particolari minuti, che non sono compatibili con la sua concezione dell’arte e della decenza, per uno come lui, che aveva in astio il profluvio sensuale e appariscente dell’immaginifico D’Annunzio.

Perfino nei “Sei personaggi in cerca d’autore” quella scena, raccontata, ma non vissuta sul palcoscenico, del padre e del suo incontro, nell’atelier di Madama Pace, con la figliastra, che poteva, di per se stessa, suscitare forti dosi di pruderie, rimane riposta e confinata nella mente e nella immaginazione dello spettatore, che, anche al semplice racconto, prova orrore e distacco.

Questa scena richiama per analogia la sensualità repressa e pudibonda del vecchio che è preso dalla vergogna del suo corpo, un fisico provato dagli anni che sono passati; il suo corpo non possiede più alcuna attrattiva in una giovane donna. Il rammarico e, nello stesso tempo, l’autocompatimento, il senso di definitiva esclusione dominano nel testo teatrale “Quando si è qualcuno”: ”Tu non l’hai compreso questo ritegno in me del pudore d’esser vecchio, per te giovine. E questa cosa atroce che ai vecchi avviene, tu non lo sai: uno specchio – scoprircisi d’improvviso – e la desolazione di vedersi che uccide ogni volta lo stupore di non ricordarsene più – e la vergogna dentro, la vergogna allora, come d’una oscenità, di sentirsi, con quell’aspetto di vecchio, il cuore ancora giovine e caldo.

Eh, tu sei viva e giovine, creatura mia; ecco, ancora così viva, che già sei mutata – puoi mutare tu, momento per momento, e io no,io non più.” (L. Pirandello, Maschere nude, vol. II, Quando si è qualcuno, p. 1027).
Zino Pecoraro (Pubblicato anche su facebook e su La Sicilia del 9 giugno.)

 
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