luglio 2019
ACQUA DALLA NEBBIA NEL DESERTO DI ATACAMA
Ricercatori italiani sono riusciti a catturare l’acqua presente nella nebbia che attraversa il deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi al mondo, e grazie ad essa hanno fatto crescere un piccolo bosco con piante native ed esotiche.

Il merito di questo straordinario risultato, basato sulla tecnica chiamata “water harvesting”, è di un team di ricerca composto da scienziati del Dipartimento dei Sistemi agricoli, alimentari e forestali (Gesaaf) e del Dipartimento di Produzione Agroalimentare e Scienze Ambientali (DISPAA) dell’Università di Firenze, che ha collaborato con i colleghi dell’Universidad Nacional de San Agustín di Arequipa(Perù).

Gli scienziati italiani, coordinati dal professor Fabio Salbitano, docente di ecologia forestale presso l’ateneo toscano, hanno avviato questo progetto nel “lontano”1996, quando furono piantati due lotti con cinque specie di piante nel deserto di Atacama sito tra Cile e Perù.

Benché quest’area sia attraversata da immense nubi provenienti dalla zona costiera, a causa delle peculiari condizioni climatiche in un anno cadono in tutto poco meno di 90 millimetri di pioggia.
Ciò rende questo deserto uno dei luoghi più aridi della Terra, superato solo dalle Valli secche McMurdo in Antartide, un’area priva di ghiaccio così gelida e con così poca umidità da rappresentare un ambiente quasi alieno sul nostro Pianeta.

Il deserto di Atacama è sottoposto a un intenso processo di deforestazione e desertificazione a partire dal XVI secolo; proprio per provare a invertire questa rotta gli scienziati italiani hanno deciso di far nascere un piccolo bosco sperimentale con la collaborazione della comunità locale.
foto

Ma come hanno fatto a catturare l’acqua dalla nebbia? Gli scienziati hanno piazzato un peculiare sistema di reti di plastica (collettori di nebbia) nei pressi delle piante in grado di “bloccare” le minuscole gocce d’acqua presenti nella nebbia, e attraverso canaline e un serbatoio è stato ottenuto liquido a sufficienza per l’irrigazione.

Ogni giorno gli scienziati sono stati in grado di catturare fino a 12 litri di acqua; parte delle piante del boschetto sperimentale è stata irrigata con quest’acqua per i primi anni.
L’irrigazione artificiale è rimasta attiva sino a quando gli alberi non hanno raggiunto un’età tale da poter sopportare in autonomia le rigidissime condizioni del deserto di Atacama (sono anch’essi adattati alla cattura della nebbia attraverso rami privi di foglie).

A 15 anni dalla piantagione, nel 2010, circa il 65 percento degli alberi era ancora in vita e in crescita, dimostrando anche una buona capacità di catturare anidride carbonica, in particolar modo la specie Acacia salignaera.

L’acqua ottenuta con la tecnica del water harvesting è stata infine dirottata verso le comunità locali per progetti agricoli. I dettagli della ricerca italiana, i cui risultati potranno essere sfruttati per rinverdire altre aree aride della Terra, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Science of Total Environment.



Fonti:
facebook in science.fanpage.it Andrea Centini;
planet heart;

La redazione

 
stampa articolo
Politica dei Cookie       -       Design & Animation: Filippo Vezzali - HTML & DB programming: Alain Franzoni