agosto 2018
IL FICO D'INDIA
“ Erano di pietra celeste tutti i fichi d’india, e quando si incontrava anima viva era un ragazzo che andava e tornava, lungo la linea, per cogliere i frutti coronati di spine che crescevano, corallo, sulla pietra” Elio Vittorini
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Il fico d'india appartiene al genere Opuntia che è sicuramente il più rappresentativo della famiglia delle Cactaceae. Comprende più di 300 specie originarie.
E’ una pianta originaria del Messico ma è molto diffusa nelle antiche civiltà centroamericane, come quella Azteca. Una testimonianza dell'importanza di questa pianta negli scambi commerciali è fornita dal Codice Mendoza (codice Azteco) Sono stati ritrovati fossili risalenti al settimo millennio a. C. Questi popoli la consideravano sacra avendo delle forti connotazioni simboliche.

Arrivò in Europa, dove si diffuse rapidamente, verosimilmente intorno al 1493, anno del ritorno a Lisbona della spedizione di Cristoforo Colombo.
La sua diffusione si dovette sia agli uccelli, che mangiandone i frutti ne assicuravano la dispersione dei semi, sia all'uomo, che le trasportava sulle navi come rimedio contro lo scorbuto.

In nessun'altra parte del Mediterraneo il fico d'india si è diffuso come in Sardegna, Sicilia e Malta, dove oltre a rappresentare un elemento nel paesaggio naturale, è diventato anche un elemento ricorrente nelle rappresentazioni sia letterarie che iconografiche dell'isola, diventando in un certo qual modo il simbolo. Le pale raccolte in Sardegna furono portate anche in Eritrea per introdurre la coltivazione a fini alimentari.
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Questa specie è molto infestante infatti tende a sostituire la flora autoctona modificando il paesaggio naturale. Alcune regioni italiane, tra le quali la Toscana, una legge regionale ne vieta espressamente l'uso per interventi d'ingegneria naturalistica, come il rinverdimento, la riforestazione ed il consolidamento dei terreni.

L’Opuntia (o fico d’India) originaria delle zone desertiche, fa parte di quel vasto gruppo di piante chiamate piante del deserto, adattate quindi a vivere in condizioni proibitive: sole molto caldo di giorno e notti spesso fredde se non gelide. Questa pianta ha saputo adattarsi a vivere anche in condizioni che farebbero morire qualunque altra pianta. Ciò e possibile grazie alla struttura dei loro fusti che sono in grado di catturare ed immagazzinare l'acqua che non viene dispersa grazie alla loro conformazione anatomica.
Viene considerata come una proprio perché è in grado di accumulare acqua nei suoi tessuti.

Il fico d’india si presenta come una composizione multiforme di pale, che unendosi le une con le altre formano una serie di ramificazioni. Queste ramificazioni aumentano costantemente con il passare degli anni.
Sulle superficie delle pale si formano dei ciuffi forniti di una serie di uncini volti all'indietro e particolarmente pericolosi, le spine vere e proprie che però possono anche non essere presenti.
Queste piante hanno fiori sono molto colorati, e il colore varia dal bianco, al giallo, all'arancio a seconda della specie.
Fioriscono in modo scalare a partire dalla primavera e per tutta l'estate.

L'impollinazione avviene prevalentemente ad opera degli insetti.
I frutti sono delle bacche commestibili sono ricoperti di spine, di colore verde quando sono acerbi e rossi o gialli a maturità. La maturazione avviene da agosto a settembre.

Per poter gustare questi frutti bisogna fare molta attenzione per sbucciarli:
tenendo fermo il fico d’india con la forchetta si effettua un taglio longitudinale, lungo la superficie del frutto. Fatto questo bisogna tagliare le due estremità poi sollevare la buccia e, facendo pressione verso il basso, distaccarla dalla polpa commestibile.

Oggi la pianta è coltivata in numerosi paesi, tra cui: Messico, Stati uniti, Cile, Brasile, Nord Africa, Sudafrica, Medio Oriente, Turchia, Tunisia su ampie regioni del paese e Italia (prevalentemente in Basilicata, Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna).


Fonti:
www.coltivazionebiologica.it
www.elicriso.it
it.wikipedia.org


(foto di Anna zacchetti)
Anna Zacchetti

 
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