novembre 2017
NOTIZIE DAL PARLAMENTO
CANNABIS, L'USO E' TERAPEUTICO - DISCIPLINA IN MATERIA DI ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE - STOP ALLE MINE ANTIUOMO
Cannabis, l’uso è terapeutico

Il provvedimento più importante che abbiamo approvato alla Camera questa settimana sono le Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico. Con la legge si mette a regime la fase sperimentale e si creano le condizioni per corrispondere al fabbisogno dei pazienti, sia con produzioni in Italia da autorizzare da parte del Ministro della Salute, sia eventualmente ricorrendo alle importazioni. Preciso che il testo riguarda esclusivamente l’uso terapeutico della cannabis, essendo stata stralciata la parte relativa alla legalizzazione della cannabis ricreativa.

Lo scopo della legge è il superamento delle differenti modalità di accesso ai farmaci derivanti dalla cannabis introdotti da dissimili leggi regionali, nonché l’assunzione a carico del Servizio sanitario nazionale di tutti gli impieghi ora autorizzati dal Ministero; l’incremento della ricerca per i nuovi impieghi dei farmaci a base di cannabis con finanziamenti disposti dall’Aifa; permettere che il fabbisogno di cannabis ad uso medico sia assicurato sia mediante le produzioni dell’Istituto Farmaceutico di Firenze, ma anche mediante le autorizzazioni alla coltivazione e trasformazione ad enti o imprese, in possesso dei requisiti previsti dalle vigenti norme, disposte dal Ministero della Salute; informare i cittadini e formare i medici; equiparare la cannabis ad uso medico ai medicinali anche dal punto di vista fiscale.
Il nuovo testo regolamenta l’uso di medicinali di origine vegetale a base di cannabis che il medico curante prescrive dopo la valutazione del paziente e la relativa diagnosi. Il medico, nel prescrivere le preparazioni magistrali a base di cannabis, nei casi previsti dall’ordinamento italiano, come, ad esempio, per la terapia del dolore, deve indicarne la dose, la posologia e le modalità di assunzione.

Mai più barriere

Le Disposizioni per il coordinamento della disciplina in materia di abbattimento delle barriere architettoniche che abbiamo approvato, questa settimana, alla Camera, in prima lettura, elimineranno, finalmente, la frammentazione della normativa che detta prescrizioni tecniche per il superamento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati e negli spazi e servizi pubblici o aperti al pubblico, o di pubblica utilità.
La normativa, ora contenuta in diversi provvedimenti approvati negli ultimi trent’anni, sarà coordinata e aggiornata con un unico regolamento, emanato con decreto del Presidente della Repubblica, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore.

In questo modo, una disciplina per la progettazione e la realizzazione di strutture accessibili, disomogenea e frammentaria, assai complessa da applicare, con incertezze sulla norma applicabile nel concreto e difficoltà interpretative e applicative derivanti dalla diversa regolamentazione prevista per edifici e altri spazi pubblici e per residenze pubbliche e private, diviene una normativa uniforme e certa per gli utenti e gli operatori del settore.

Una Commissione avrà il compito di individuare la soluzione a eventuali problemi tecnici derivanti dall’applicazione della normativa, nonché di elaborare proposte di modifica e aggiornamento utili a implementare innovazioni tecnologiche per l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle parti comuni degli edifici esistenti e nelle loro pertinenze.
La stessa Commissione dovrà adottare linee guida tecniche basate sulla progettazione universale contenuta nella Convenzione delle Nazioni unite del 13 dicembre 2006, garantendo il monitoraggio sistematico dell’attività delle pubbliche amministrazioni in materia di adozione di piani di eliminazione delle barriere architettoniche.

Stop alle mine antiuomo

Abbiamo approvato definitivamente un altro importante provvedimento: la proposta di legge Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo. La norma si inserisce nell’ambito di una serie di convenzioni internazionali, in particolare: la Convenzione di Ottawa, firmata da 127 Paesi nel dicembre 1997 e ratificata dall’Italia con legge del 1999, e la Convenzione di Oslo sulle munizioni a grappolo, o cluster munition (Ccm), adottata a Dublino il 30 maggio 2008 e ratificata dall’Italia nel 2011. L’Italia partecipa attivamente all’applicazione di queste Convenzioni e, tra l’altro, ha istituito il Fondo per lo sminamento umanitario in modo da realizzare programmi integrati relativi allo sminamento.

Per quanto riguarda il contenuto della proposta vengono vietati totalmente il finanziamento di società, in qualsiasi forma giuridica costituite, aventi sede in Italia o all’estero, che, direttamente o tramite controllate o collegate, svolgono attività di costruzione, impiego, stoccaggio, distribuzione, trasferimento o trasporto di mine anti-persona, munizioni e submunizioni cluster, di qualunque natura o composizione, o di parti di esse; la ricerca tecnologica, la fabbricazione, la vendita e la cessione, a qualsiasi titolo, l’esportazione, l’importazione e detenzione di munizioni e submunizioni cluster, di qualunque natura o composizione, o di parti di esse; la partecipazione a bandi o programmi di finanziamento pubblico da parte di queste società.

Inoltre, individua i compiti delle Autorità di vigilanza, prevedendo che emani apposite istruzioni per l’esercizio di controlli rafforzati sull’operato degli intermediari abilitati, al fine di contrastare il finanziamento di ogni attività in ogni modo collegata alle mine antipersona.
Definisce i compiti per gli intermediari, i quali devono, entro novanta giorni dalla pubblicazione dell’elenco delle società operanti nel settore, escludere dai prodotti offerti ogni componente che costituisca supporto finanziario alle società incluse nell’elenco. Disciplina le verifiche dei divieti posti dalle norme in esame e le sanzioni in caso di inosservanza del divieto di finanziamento: la sanzione amministrativa pecuniaria da 150.000 a 1.500.000 euro, nei confronti delle persone giuridiche; la sanzione amministrativa pecuniaria da 50.000 a 250.000 euro nei confronti delle persone fisiche.
Paolo Cova

 
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